SARA E LE 55 DONNE UCCISE NEL 2016: QUANDO L’AMORE E’MALATO E IL SISTEMA NON PROTEGGE

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La violenza contro le donne è diventata una piaga sociale. Seppur sia terribile parlare di numeri- perché dietro ai numeri ci sono storie, vite spezzate, affetti, drammi- vale la pena ricordare che da un decennio a questa parte i fatti di sangue, soprattutto quelli all’interno della famiglia, hanno superato di gran lunga quelli legati alla malavita organizzata.  A farne la spesa sono soprattutto le donne.

La vicenda tremenda della giovanissima Sara purtroppo è solo l’ultima di una lunghissima serie di femminicidi avvenuti ad opera di mariti, amanti, fidanzati, ex che non si sono voluti rassegnare. A peggiorare le cose, in questa situazione, è l’indifferenza di chi avrebbe potuto almeno tentare di salvare una vita e non l’ha fatto. Anche questo, purtroppo un segno dei nostri tempi.

Nei primi mesi del 2016 sono già 55 i femminicidi avvenuti. Quarantatré di questi, secondo i dati riportati dall’istituto di ricerche economiche e sociali Eures, sono avvenuti all’interno del nucleo familiare, e la metà all’interno della coppia.  La questione è ampia e abbraccia diversi ambiti. Leggi che dovrebbero prevenire e reprimere reati di questo tipo esistono già. Ma evidentemente non bastano. Spesso le denunce non solo non sono sufficienti, ma spesso si trasformano in una condanna a morte certa per chi le ha sporte. Il 40% delle donne uccise dal loro marito/compagno avevano già denunciato il loro carnefice. Questo è il segno che il sistema non funziona e che la legge antistalking non ha ottenuto gli effetti sperati.  Inoltre, molti reati intrafamiliari finiscono in prescrizione o, quando c’è una sentenza di condanna, si tratta di sanzioni penali del tutto irrisorie e simboliche. Occorre riformare il diritto penale, inasprire le pene, prevedere misure cautelari efficaci. Ma occorre anche cambiare la cultura sociale della gente. Il delitto d’onore è stato abrogato nel 1981 ma nella testa di molti uomini ancora persiste. La donna viene da molti di loro vista come una proprietà, un possesso. Quando la donna decide di troncare una relazione, non l’accettano e diventano violenti fino ad arrivare al gesto estremo. Occorre già dai banchi di scuola educare al rispetto delle persone e delle loro scelte, bisogna proteggere le donne e convincerle comunque a denunciare le violenze domestiche, visto che solo il 9% di loro si ribella al carnefice. Noi avvocati sappiamo benissimo che quando l’abuso si palesa, anche con un solo schiaffo, deve scattare l’allarme rosso. Perché ciò significa che ormai la violenza ha fatto capolino e forse non si fermerà più. E spesso si scopre che le più grandi tragedie sono cominciate dopo uno schiaffo. Per non parlare, poi, di quando le aggressioni avvengono davanti ai bambini. Anche se il sistema attuale purtroppo non sempre riesce a proteggere le donne da tutto questo, il consiglio- che sembrerà banale ma non lo è affatto – è di sporgere denuncia. La paura è il peggior nemico.

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