La tragedia famigliare di Palermo conferma il il trend negativo secondo cui in Italia si consuma un omicidio in famiglia ogni due giorni, 2 ore, 20 minuti e 41 secondi

| Inserito da | Categorie: Novità dall'AMI Nazionale

“Non si ferma la scia di sangue tra le mura domestiche. Negli ultimi giorni si sono consumate le ennesime tragedie famigliari legate a vicende separative”. Così l’avv. Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani.


 


“L’episodio di ieri – spiega il matrimonialista – in cui un marito ha sparato alla moglie e poi si è suicidato, così come la tragedia del bimbo gettato nel Tevere dal padre, sono l’ennesima riprova della totale solitudine in cui si trovano molti coniugi alle prese con la fine del loro matrimonio”.


 


E continua: “Si tratta molto spesso di morti annunciate o di conflitti sottovalutati  dagli addetti ai lavori – avvocati, magistrati, assistenti sociali ecc. – incuranti degli scontri tribali che si celano dietro una separazione o un divorzio. Manca la cultura della prevenzione  e della mediazione finalizzate  ad abbassare i toni del conflitto e ad educare i due coniugi ad un litigio “razionale”, scevro da provocazioni e violenze di ogni tipo”.


 


“Nel nostro sistema giudiziario/famigliare – spiega l’avv. Gassani – non vi è, dopo la disgregazione della propria famiglia, un percorso di sostegno psicologico in favore di figli e genitori bisognosi invece di una sorta di anestesia generale al dolore e al senso di vuoto che si vivono quando non ci sono più vie d’uscita e si è perso tutto”.


 


“Secondo l’Eures – precisa Gassani – ogni dieci giorni un padre o un marito pianificano il proprio suicidio allargato, trascinando con sé nel 53% dei casi la moglie/compagna, nel 29% dei casi uno o più figli, e nel 18% dei casi terze persone”.


 


Ad un’analisi della situazione attuale la valutazione dell’avv. Gassani è sconfortante: “Sul versante famigliare il sistema giustizia investe pochissimo in termini di specializzazione degli addetti ai lavori, potenziamento dei servizi sociali, potenziamento dei centri antiviolenza”.


 


Il Presidente dell’AMI conclude indicando una soluzione possibile: “L’AMI auspica l’introduzione obbligatoria della mediazione famigliare prima, durante e dopo le separazioni e i divorzi e comunque percorsi gratuiti di sostegno psicologico nei confronti di chi dà segnali di squilibrio o richiede espressamente un aiuto. L’aumento delle separazioni e dei divorzi nel nostro Paese è infatti direttamente proporzionale all’aumento delle stragi in famiglia”.


 


 


 


 


 


 


 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *