L’avvocata de Giovanni: «Oggi figli opportunisti. Nel 30% delle separazioni vogliono stare col papà»

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«Siamo di fronte a un cambiamento epocale nella famiglia, e l’ago della bilancia lo fanno i figli, che scelgono sempre più frequentemente di stare con i padri». Secondo l’avvocata Valentina de Giovanni, vicepresidente nazionale dell’Ami, di cui è anche presidente del distretto di Napoli), in una coppia su tre che divorzia a Napoli i minori decidono di essere affidati al padre. Del loro peso nella coppia che si separa si è discusso nel sedicesimo congresso nazionale dell’Ami, al Royal Continental, sul tema “Familia: il grande cambiamento. Giustizia e società”.

Avvocata, sono i minori che decidono?
«Stiamo assistendo a un fenomeno mai visto finora: nel 30% circa dei casi più agguerriti e difficili, i minori scelgono di stare con il padre anziché con la madre. La famiglia non è più la stessa, e i ragazzi sono molto più autonomi e allo stesso tempo sono anche più consapevoli di quello che vogliono e decidono gli equilibri familiari. Vengono chiamati a indicare con quale genitore stare nella fase “patologica” del matrimonio e a volte scelgono secondo criteri di convenienza e di opportunismo».

Quali sono i criteri della scelta?
«Molto spesso quando crolla la coppia genitoriale, i minori scelgono quello che è più adatto, gradevole, più favorevole per la loro personale evoluzione. Che magari è legato alle condizioni economiche del padre, alla casa, all’idea di avere più libertà ma anche a un diverso posizionamento della donna nella società, che oggi lavora, è più autonoma e indipendente e talvolta, per questo motivo, è più distante dall’attenzione che un tempo veniva dedicata alla famiglia».

Le violenze sempre più imputabili ai giovani sono collegabili a questo diverso assetto degli affidamenti?
«In maniera diretta no, perché si tratta di un fenomeno molto più complesso che va guardato anche rispetto a fattori sociali connessi alla geopolitica. Credo che le tristi notizie di cronaca che vedono giovanissimi autori di azioni incomprensibili per il nostro “antico” sistema sociale, in qualche modo corrispondano al fenomeno più generale della disgregazione della famiglia. Si tratta di una perdita di valori più estesa, che riguarda la società a tutti i livelli, dove i ragazzi hanno sempre più difficoltà ad avere punti di riferimento solidi e autorevoli che in qualche modo possano fare da traino verso modelli di comportamento positivi».

Si parla anche di cambiare la legge per punire direttamente i genitori.
«Per quanto riguarda la punibilità, le norme in effetti ci sono, basta applicarle. Posso dire che nel mio settore vi è un costante sforzo della giurisprudenza orientato all’adattamento della norma al diritto vivente».

Al congresso è intervenuto anche lo scrittore Maurizio de Giovanni, suo fratello maggiore. Che tipo di famiglia è la vostra?
«Molto equilibrata, con una madre centrale e sempre presente nella nostra vita, anche se lavorava. Dopo la morte improvvisa di nostro padre, ha portato avanti la famiglia con grande determinazione e ci ha molto uniti, con Maurizio e con l’altro fratello, Fabrizio. Siamo un tipo di famiglia tradizionale, di quelle che purtroppo oggi scarseggiano, grazie alla presenza di nostra madre e a un’educazione basata sull’amore, sul rispetto reciproco, sulla dedizione l’uno all’altro. Maurizio poi è stato anche un padre separato che ha avuto in affidamento i due figli quando erano piccoli: si è dedicato tanto a loro, e i risultati si vedono».

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