Strumenti a sostegno della famiglia in crisi

| Inserito da | Categorie: Novità dall'AMI Nazionale

Consentitemi di condividere con voi una mia riflessione…… Quanta confusione che ruota intorno alla delicata sfera del diritto di famiglia !!! L’ingresso della negoziazione assistita e per ultimo il divorzio breve mi fanno comprendere che il legislatore non ha avuto a cuore i sentimenti , le emozioni di chi attraversa la delicata fase della separazione…… Il legislatore che dovrebbe tutelare e mettere in atto misure idonee finalizzate alla tutela dell’interesse primario dei minori si illude e illude gli operatori del diritto, che con una semplice modifica al codice di rito, al fine di smaltire ed alleggerire il carico giudiziario all’interno dei Tribunali, si possano risolvere velocemente tutti i problemi che coinvolgono chi affronta la fase della disgregazione familiare, considerando e riducendo l’istituto del matrimonio ad un freddo contratto di prestazioni, senza prevedere e prendersi minimamente cura degli aspetti affettivi e relazionali che invece sono la parte più rilevante e degna di attenzione in un rapporto di coppia…… ma di cosa stiamo parlando? Il legislatore non ha amore, non ha rispetto per i sentimenti dei bambini e degli adulti…..è questa la triste verità….. e voi che operate nella delicata sfera del diritto di famiglia lo comprendete bene !!! Comprendo che deve avvenire una evoluzione nel diritto di famiglia ma non è questa la strada giusta….. Per quel che riguarda la legge appena approvata sul divorzio breve il mio parere può anche essere positivo, anche se siamo tutti consapevoli che un buon divorzio si può raggiungere, a prescindere dai tempi indicati dal legislatore, solo dopo che la coppia ha elaborato il proprio divorzio emotivo che e’ il passaggio fondamentale nella fase della disgregazione familiare. Sappiamo bene che se non si elabora emotivamente una separazione il livello della conflittualità sarà sempre alto e la ricaduta sociale non potrà che avere risvolti negativi. A mio avviso tali delicate tematiche miopiamente non considerate dal legislatore non possono risolversi sic et simpliciter allungando o riducendo i tempi del divorzio, ma prevedendo un percorso finalizzato ad una buona separazione che tiene conto degli aspetti emotivi, affettivi, relazionali quale è l’ISTITUTO DELLA MEDIAZIONE FAMILIARE !!!

Se vogliamo fare una comparazione con quello che succede in Europa, è chiaro che il legislatore italiano con la legge sulla negoziazione assistita e successivamente con il divorzio breve se da un lato si è voluto allineare alla normativa esistente in questi paesi al fine di contenere e snellire il contenzioso familiare anche nei suoi aspetti patrimoniali, dall’altro però l’intervento legislativo è avvenuto in un contesto giuridico e culturale completamente diverso e inidoneo ad accogliere e sostenere questo tipo di riforma.

In particolare, mentre la Francia, al fine di umanizzare e sdrammatizzare gli effetti negativi del divorzio, già da tempo si è mossa nella direzione di privilegiare la mediazione, non soltanto con l’emanazione di leggi adeguate che hanno influito sulla formazione di una cultura negoziale che favorisce la responsabilità genitoriale, ma il legislatore ha anche previsto le condizioni per la realizzazione di centri di mediazione familiare, dove le coppie devono rivolgersi in forma volontaria già prima di adire il Tribunale e su indicazione del giudice successivamente.

Ancora più netta è la scelta del legislatore tedesco che, ritenendo il divorzio un presupposto necessario ad una “correzione della vita familiare” ha previsto che dopo il divorzio ciascun coniuge, seppur gradatamente, dovrà provvedere al proprio mantenimento, prevedendo nel contempo misure atte ad agevolare l’inserimento della donna nel mondo del lavoro realizzando così la piena parificazione dei ruoli genitoriali.

Anche in Spagna, seppur a macchia di leopardo, la legislazione sulla separazione e sul divorzio prevede una forma di accompagnamento al distacco relazionale ed emotivo della coppia a tutela dei figli attraverso un percorso di mediazione familiare.

In Italia invece, in barba a tutti i buoni esempi appena menzionati, il legislatore della famiglia, anzicchè prevedere una forma di accompagnamento e di sostegno per tutte quelle famiglie che vedono fallire il proprio progetto matrimoniale e familiare, in maniera tale che anche il carico giudiziario possa trarre benefici, con tutta l’insensibilità del caso riduce semplicemente i termini per poter divorziare lasciando invariata la previsione di poter litigare dinanzi a più giudici e se non soddisfatti poter perseguire tre gradi di giudizio anche solo per far dichiarare l’addebito della separazione all’altro coniuge. Per non parlare dei contenziosi sulle spese straordinarie, sull’inadempimento delle clausole di separazione e/o divorzio, sulla modifica delle condizioni di separazione e su tutto quello che attenti avvocati, di per se già numerosi ed esasperati da una crisi economica senza precedenti possono consigliare…..

Ma a mio modestissimo parere c’è un aspetto che non può essere tralasciato alla lettura della normativa sulla negozione assistita che è quello che riguarda la responsabilità professionale attribuita agli avvocati che sollecita una evoluzione di tutta l’avvocatura verso una cultura della mediazione e della negoziazione al fine di limitare l’incremento e l’uso del conflitto giudiziale solo a questioni meritevoli di tale tutela.

Ed è questa la grande sfida che bisogna cogliere. E’ chiaro a tutti che siamo in un momento di transizione tra un passato dove ogni conflitto sfociava naturalmente in un giudizio ad un’epoca dove il conflitto ha acquisito un’accezione di confronto, di crescita, di condivisione, di opportunità. Nella terra di mezzo ci siamo noi che abbiamo la responsabilità di cogliere il senso di tale cambiamento che in effetti è già avvenuto. Quanto prima ci accorgiamo di tutto questo, tanto prima possiamo contribuire a che i nostri ragazzi possano trovarsi in linea con una cultura europea già formata alla mediazione ed alla negoziazione dei bisogni.

In questa ottica, la responsabilizzazione degli avvocati è un’occasione da non perdere, né da parte degli stessi avvocati, chiamati ad assumere quel ruolo di mediatori e di negoziatori a cui la novella auspica, né da parte dei giudici che devono saper gestire le incongruenze delle norme per incrementare il più possibile tale condivisione di responsabilità, quale motivo di crescita della sensibilità dell’avvocatura verso quel ruolo di mediazione che caratterizza la figura dell’avvocato moderno in tutti i grandi paesi stranieri, chiamato a canalizzare verso la consensualizzazione le incomprensioni che scaturiscono dalla crisi della famiglia, nella sua accezione più ampia.

L’istituto che esprime la sua massima attenzione alla consensualizzazione ed alla responsabilità genitoriale è quello della mediazione familiare, che affonda le sue origini in America, dove nei primi anni 80 un avvocato, John Haines, che ha vissuto sulla sua pelle l’esperienza della separazione, ha attraversato il dolore, la rabbia la conflittualità scatenata dai suoi stessi colleghi e ha compreso che non era quella la giusta via per affrontare una separazione ma che la via da seguire era quella dell’ascolto, della comprensione della negoziazione ragionata che non porta alla guerra ma ad una condivisione coscienziosa, consapevole e rispettosa dei bisogni di tutti coloro che sono coinvolti nel marasma della conflittualità coniugale legata alla separazione, da dove non esce un vincitore e un perdente ma due persone che hanno la libertà di decidere e scegliere in prima persona grazie all’accompagnamento del mediatore familiare professionista le condizioni della loro vita futura da separati. La mediazione familiare è una disciplina che nasce proprio da un modo nuovo di pensare e gestire il conflitto. Il conflitto infatti non è né positivo ne’ negativo, ESISTE, ed è un’opportunità di crescita. Sappiamo bene che il conflitto scatena una forte sofferenza interiore che può essere sostenuta solo attraverso l’ascolto e la comprensione. Le spiegazioni razionali non aiutano chi vive nel dolore, solo dopo che qualcuno si e’ preso cura di loro ed ha ascoltato, compreso, rispecchiato e riconosciuto la sofferenza di entrambi le parti cominciano a sentirsi più serene e propense alla riassunzione di quella responsabilità genitoriale compromessa dalla crisi familiare. Tutto questo avviene alla presenza del mediatore familiare professionista che e’ un esperto nella gestione dei conflitti. Puo’ avere una formazione giuridica o umanistica. E’un terzo neutrale, imparziale, scevro da pregiudizi che segue la coppia nel percorso in mediazione familiare finalizzato ad abbassare fino a ridurre la soglia della conflittualità che altro non è che la causa scatenante di un mancato riconoscimento dei propri bisogni. Riflettiamo insieme un attimo…..può accadere, o accade anche a noi…. quando ci arrabbiamo con il nostro compagno/a, quanto ci sentiamo delusi ? ……… Quando la nostra metà non attribuisce il giusto valore ai nostri bisogni….. è proprio in quel momento che inizia a nascere in noi la rabbia, ma come, io mi prodigo, io sono un bravo marito, un bravo padre, io sono una brava moglie, una brava madre, perché non mi riconosci e non mi dai il giusto valore in quello che faccio? E’proprio il mancato riconoscimento la causa scatenante del conflitto. Tutti noi abbiamo il bisogno di sentirci riconosciuti e gratificati nel ruolo di marito, di padre, di moglie, di madre.

E’ proprio quando questo bisogno non viene riconosciuto nel tempo che nasce la rabbia, la voglia di riscatto, te la farò pagare, tu non mi comprendi, ma come io mi sono sacrificata per te, per la nostra famiglia..…. La cattiva comunicazione e le incomprensioni portano all’allontanamento dei coniugi. E’ importante comprendere che è assolutamente necessario investire nella coppia salvaguardando le relazioni. Quando questo non avviene la coppia si allontana, possono prendere spazio distrazioni e interessi al di fuori della coppia stessa che portano alla disgregazione. E la famiglia si sfascia. In quel momento l’unico potere che si ha è quello di scegliersi un avvocato forte, che faccia rispettare i nostri diritti, spesse volte la frase magica e’ proprio, …”avvocato, distruggiamo il mio ex, la mia ex, mi ha fatto tanto male”,…….e i figli? In questa fase purtroppo non si tiene conto di loro, al contrario i figli diventano strumento di contesa, come se sono di esclusiva proprieta’, diventano burattini manovrati dagli stessi genitori, privi di sentimento, usati solo per compiacere ai loro bisogni……. molti avvocati non formati in diritto di famiglia in questo gioco perverso purtroppo ci marciano. Non oso immaginare cosa accadra’ con l’applicazione della negoziazione assistita…….quanti dolori, quanti drammi che cosa accadra’ a tante coppie e a tanti bambini? Con l’avvento della legge sulla negoziazione assistita il legislatore ha perso un’altra opportunità. E’ invece importante che questa opportunità possano coglierla tutti gli operatori del diritto, di quello familiare in particolare. Solo a scopo esemplificativo e sicuramente non esaustivo vorrei fare un breve passagio sulla mediazione familiare attraverso la condivisione di alcune slide che potranno darci qualche indicazione più chiara sul percorso e sulle modalità operative proprie dell’ìstituto.

L’istituto della mediazione familiare ha bisogno della preziosa collaborazione degli avvocati. Insieme, lavorando in sinergia, si può migliorare la qualità di vita di tante famiglie che attraversano la delicata fase della conflittualità familiare. Solo unendoci possiamo restituire serenità e sorrisi ai bambini ed ai loro genitori.

Vi ringrazio per avermi dedicato la vostra attenzione.

 

Dott.ssa Teodora Tiziana RIZZO

 Socia AMI Lazio

Pedagogista – Mediatrice familiare

                                                                                Formatrice A.I.Me.F.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *