Coniuge dello stesso sesso? Sì al permesso di soggiorno

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La Questura di Milano rilascia il permesso di soggiorno a un serbo che ha sposato all’estero un italiano.


Anche se la legge italiana non riconosce il matrimonio omosessuale è stato riconosciuto a un cittadino serbo il diritto di vivere in Italia con il suo compagno, un  italo-canadese, con cui ha contratto matrimonio all’estero.


I due si sono sposati in Canada due anni fa, ma poi si sono trasferiti in Italia. Rivoltisi alla Questura di Milano per il rilascio del permesso di soggiorno del cittadino serbo, questo è stato ottenuto  per motivi familiari, poiché le norme sulla libera circolazione dei cittadini europei e dei loro familiari tutela la loro l’unione. 
In un caso analogo la Questura  di Reggio Emilia aveva infatti respinto la domanda, sostenendo che non poteva riconoscere uno status estraneo all’ordinamento italiano.       

E’ così stato confermato che il coniuge dello stesso sesso, a prescindere dal non riconoscimento del matrimonio contratto all’estero, ha comunque il diritto di risiedere regolarmente in Italia perché considerato famigliare di cittadino comunitario in base alle norme sulla libera circolazione in Europa, recepite in Italia con il d.lgs. n. 30/2007, e ai pronunciamenti della Corte europea dei diritti dell’uomo sull’argomento.   

Le linee guida emanate dalla Commissione europea per una migliore trasposizione della direttiva sulla libera circolazione, n. 2004/38 (COM 2009 – 313), sottolineano che ai fini dell’applicazione della direttiva devono essere riconosciuti, in linea di principio, tutti i matrimoni contratti validamente in qualsiasi parte del mondo.


Avv. Claudio Sansò


Coordinatore AMI NAZIONALE

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