Separarsi fa male. E anche se la Regione Lombardia cerca di aiutare i poveri separati, una famiglia che si sfascia è e rimane un dramma. Non solo personale e affettivo ma anche economico.

In tre giorni, da quando la Regione ha aperto il bando per i separati, sono arrivate 50 richieste di sostegno economico. Il 60 per cento sono donne, ma a Palazzo Lombardia non escludono che le statistiche si ribaltino nelle prossime settimane. Lo stanziamento è di un milione di euro per cinquecento persone fino a dicembre: il contributo pro capite può arrivare a duemilaquattrocento euro. Un pannicello caldo.
Sono sempre più numerosi gli uomini che, alla fine di un matrimonio, si ritrovano senza un tetto sotto cui ospitare i figli e nei casi più difficili fanno la fila alle mense della Caritas per poter mettere insieme un primo e un secondo. I soldi che un tempo servivano per mantenere una casa, pagare una bolletta della luce e del gas, per bastare dovrebbero moltiplicarsi per due. Capita il contrario: si dimezzano. E una famiglia che riusciva a vivere, sopravvivere, sbarcare il lunario, si divide in due metà che non arrivano a fine mese.
Le chiamano nuove povertà. E quella delle famiglie separate è una delle più tristemente contemporanee. Nel 2012 a Milano e provincia sono state 3416 le persone con figli a separarsi legalmente (2014 nella sola Milano). In tutta la Lombardia il numero sale a 21.254, abbastanza per costituire un comune di medie dimensioni. Forse non per tutti significa scendere sotto il livello di povertà, ma il rischio è ben più esteso che in passato. «Dai dati relativi alle separazioni e ai divorzi in Lombardia – si legge nella delibera della giunta – si evince che separazioni e divorzi determinano ricadute sui coniugi e sui figli minori sia di tipo psicologico e sociale che di tipo economico, in particolar modo in questo momento in cui il nostro Paese è attraversato da una crisi che va ampliando quotidianamente le fasce di povertà e di emarginazione».
In Lombardia nel 2008 (dati dell’Osservatorio Minori) solo il 19 per cento di questi nuclei è riuscito a risparmiare denaro e il 41% delle famiglie di separati con figli minorenni ha avuto difficoltà in almeno una delle voci primarie di spesa: alimentazione, abbigliamento, salute, istruzione e pagamento delle tasse. Per richiedere il contributo il genitore del figlio minore deve trovarsi in una condizione di separazione legale ed effettiva da non più di tre anni; deve avere la residenza in Lombardia da almeno cinque anni; deve vivere una situazione di disagio economico dimostrato attraversato l’attestazione Isee: il tetto massimo fissato per il 2013 è di 12mila euro. 
«Siamo la prima Regione italiana a intervenire. Prima di noi l’hanno fatto solo le province autonome di Trento e Bolzano» dice Matteo Salvini, segretario della Lega, il partito che con la lista Maroni ha portato avanti il progetto. E i padri di figli in coppie di fatto? Salvini non esclude novità in futuro: «Sono favorevole a estendere gli aiuti a tutti. In futuro vedremo». Lancia una polemica con Palazzo Marino: «In Comune erano stati stanziati 3 milioni di euro per la sola Milano destinati a un’iniziativa simile. Ma non si sa che fine abbiano fatto i fondi».

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