“La sentenza della Corte Europea di Strasburgo, che ha condannato l’Italia (per l’ennesima volta) per la violazione del principio di parità fra i sessi, peraltro sancito in via definitiva dal Trattato di Lisbona del 2007, trova ampio consenso nell’Associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani”, così l’avv. Gian Ettore Gassani, presidente dell’AMI.

 

“Attualmente – afferma il matrimonialista – il Codice Civile del nostro Paese vieta di poter attribuire il cognome materno ai figli, fatti salvi i casi previsti quali la maternità naturale senza il riconoscimento della prole da parte del padre. Le nostre leggi sono ancora fortemente di stampo patriarcale, nonostante le varie riforme del diritto di famiglia. Il cognome paterno è considerato sacro, sulla scia di un retaggio culturale e giuridico millenario, tanto che in determinati casi il cognome materno può essere solo aggiunto a quello paterno.”

 

E spiega: “Da circa vent’anni nel nostro Paese si parla di libertà nell’attribuzione del cognome ai figli ma sono forti le resistenze del legislatore a consentire ai genitori tale scelta senza l’imposizione paternalistica di una legge superata dalla storia e dalle Convenzioni internazionali”.

 

Infine: “ Urge una riforma del diritto di famiglia italiano, per evitare che l’Italia finisca in un binario morto rispetto agli altri Paesi dell’Occidente e dell’Unione Europea in particolare ”.

 

00192 ROMA – Via Ezio , 12 – Tel 06.39754968 – Fax 06.3226916

Info e contatti:

https://www.ami-avvocati.it

http://www.studiolegalegassani.it

http://www.avvocatiefamiglia.org

 

Avv. Gian Ettore Gassani, cell. 335 70 67 318 – Area comunicazione cell. 366.4544561

 

 

3 risposte a Cognome materno ai figli: vera svolta per la parità tra i sessi

  • Vincenzo Antonuccio scrive:

    Il >>principio<< che la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani e' in se e per se condivisibile, MA mi sembra che si dovrebbe anche riflettere sulle CONSEGUENZE.
    Se si da liberta' ai genitori regolramente coniugati di attribuire un cognome diverso da quello convenzionalmente stabilito (in Italia, ad oggi, quello paterno) non puo' negarsi al figlio, unaa volta diventato maggiorenne, la facolta' di modificare questo cognome: siamo d'accordo? Quindi un'eventuale legge dovrebbe prevedere anche questa possibilita'.
    Ma perche' restringere tale facolta' solo ai cognomi dei genitori? Nel 2006 la Danimarca ha approvato una legge che permette a qualunque cittadino maggiorenne di modificare il proprio cognome in uno diverso, purche' gia' presente nei nomi di almeno 2000 cittadini danesi. Perche' un cittadino italiano o francese non dovrebbe avere questa facolta', una volta che le/gli viene concessa facolta' di scegliere il proprio cognome?
    In realta' anche in Italia esistono figli di coppie regolarmente sposate ai quali i genitori hanno fatto assumere il cognome della madre.

  • salvatore scrive:

    Condivido e ritengo grave che si sia dovuta pronunciare la Corte di giustizia europea. In Italia siamo ancora all’età della pietra sulla parità. L’ipocrisia e gli interessi sono spacciati per presunti valori da gente becera e miserabile. Occorre risolvere il problema dell’affido dei minori, del falso affido condiviso, e togliere l’autonomia ai giudici di fissare assegni di mantenimento dei minori a piacimento. La questione è gravissima.

  • MACCARRONE SALVATORE scrive:

    Ma di che cosa state parlando di aria fritta. Siamo ancora in un paese in cui si tolgono a favore della madre i figli ai padri, ma quale parità. Questo è un paese che assolutamente non fa gli interesse del minore ma esclusivamente dello Stato e quindi delle madri. I relativi magistrati legiferano sostituendosi al legislatore e praticano i reati più assurdi mettendosi sotto i piedi, impuniti, anche la Costituzione, vedi art. 3 della Costituzione. Il resto sono tutte chiacchiere per sviare gli assassinii affettivi commessi ed alimentare il mondo degli affari che circonda tali fattispecie.

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