Non sopportava che la moglie volesse la separazione, e l’ha uccisa. L’ipotesi iniziale sul movente del delitto avvenuto a Sorbolo Levante di Brescello avrebbe trovato conferma nelle stesse parole dell’assassino, Mohamed El Ayani, 39 anni, ascoltato in tarda serata dal sostituto procuratore Luciano Padula e dai carabinieri. La vittima, Rachida Rida, non aveva nemmeno 35 anni: è stata colpita violentemente alla testa da un martello che il marito ha impugnato dopo l’ennesima lite.


Il delitto è avvenuto nell’appartamento di via Manzoni dove la coppia abitava in affitto. Mohamed ha colpito la donna in soggiorno, poco dopo mezzogiorno. I coniugi non erano soli in casa: c’era anche la loro figlia più piccola di 4 anni. Agli inquirenti, che gli hanno chiesto dove fosse la piccola al momento dell’omicidio, Mohamed ha risposto che la bimba era al piano di sopra, davanti allo schermo della tv che trasmetteva i cartoni animati. Dopo il delitto – sempre secondo il racconto dell’uomo – Mohamed ha preso la figlia e coprendole il viso l’ha portata in auto. Ha girovagato per un’ora buona, poi, sempre insieme alla piccola, è andato dai carabinieri a costituirsi. Più o meno nello stesso momento la figlia più grande, 11 anni, tornava da scuola.


In tarda serata le sorelline sono state affidate entrambe a una famiglia che fa parte della Rete dell’emergenza, contattata dal centro per minori Osea. Lì rimarranno per un massimo di un mese, in attesa che i servizi sociali del Comune possano attivarsi al meglio. ‘Un fatto sconvolgente, che ci fa riflettere – ha detto il sindaco di Brescello Giuseppe Vezzani –  ci impegneremo per queste bambine’.


Originari del Marocco, Rachida e Mohamed si erano trasferiti a Sorbolo circa un anno fa dalla provincia di Parma. Il 39enne lavorava oltr’Enza come facchino, mentre lei era casalinga; l’uomo si vedeva molto poco in paese, mentre la vittima – dice il sindaco – si era integrata perfettamente. Portava le bimbe a scuola, una alle medie l’altra all’asilo parrocchiale di Lentigione, poi si dedicava alla casa. Le condizioni economiche della famiglia non erano floride. Rachida faceva qualche lavoretto settimanale per il comune, come lo sfalcio del verde e la raccolta dei rifiuti, e in cambio riceveva un pacco di generi vari. Agli altri volontari aveva confidato che il marito era violento: voleva trovarsi un lavoro, diventare indipendente, ma non aveva mai denunciato l’uomo, che ora si trova in carcere accusato di omicidio volontario.

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