(ANSA) – ROMA, 25 FEB – «Sono soddisfatto se in Italia avremo finalmente una legge sacrosanta, che equipari le coppie dello stesso sesso a quelle eterosessuali, ma la fedeltà è un valore laico e deve valere per tutti». È determinato l’avvocato cassazionista Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione nazionale avvocati matrimonialisti ed esperto in delitti intrafamiliari. «Da una lettura attenta del Ddl Cirinnà – spiega – si evince che le unioni civili sono un vero e proprio matrimonio. Se dobbiamo tutelare diritti civili di tutti non possiamo poi fare un testo di legge per cui l’obbligo di fedeltà sia considerato qualcosa di secondario. La fedeltà coniugale resta un caposaldo nella misura in cui c’è l’accordo sulla esclusività del coniuge anche dal punto di vista sessuale. Fermo restando che usi e costumi degli italiani sono profondamente cambiati, anche attraverso l’uso dei social network, non è condivisibile questa pezza a colori che vogliono mettere alcuni parlamentari», aggiunge il legale, commentando la presentazione di un disegno di legge della senatrice del Pd Laura Cantini e sottoscritta da altri 11 senatori tra i quali Monica Cirinnà e Sergio Lo Giudice, in cui si toglie dall’articolo 143 del Codice Civile il riferimento all’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi. «La fedeltà deve restare un valore per tutti, è un valore laico non religioso. Andava prevista la fedeltà tra le coppie dello stesso sesso come nelle coppie sposate», sottolinea Gassani, secondo il quale «la fedeltà resta una delle ragioni per cui si sta insieme. Nel 60% dei casi ci si separa proprio per infedeltà. L’obbligo di fedeltà è prevista in tutto il mondo, senza differenza tra i sessi degli sposi. Siamo noi in Italia che stiamo cercando di creare un ibrido e ci stiamo »incartando«. Rimango sfiduciato da questi comportamenti, la fedeltà coniugale non può essere cestinata e lo dimostra il fatto che chi è stato tradito può chiedere il risarcimento del danno morale». La verità, conclude il legale, è che «le unioni civili sono un vero e proprio matrimonio, ma in Italia non si ha il coraggio di chiamare le cose con il loro nome e quindi si cercano compromessi per paura di dire le cose come stanno». (ANSA).

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