Pubblichiamo questa notizia tratta da Trento Today

 

Trento. Ieri sera il consigliere comunale Gabriella Maffioletti ha presentato un’interrogazione in seguito alle segnalazioni di alcune famiglie concernenti la presenza una guardia armata con tanto di pistola durante gli incontri protetti con i loro figli. Il Centro per l’Infanzia svolge attività di assistenza ai bambini con età da zero a otto anni e non è né un carcere minorile né una struttura che ospita dei minori che scontano misure alternative al carcere.

Il Centro ha confermato la presenza della guardia armata ma ha sviato l’attenzione dal vero problema, cioè i bambini terrorizzati, spostandola sugli orari di permanenza del servizio di vigilanza armata e sull’esatta posizione della guardia che secondo loro non è sulla porta ma in un’altra posizione non specificata. L’Assessore alle politiche sociali ci è, a nostro avviso, “cascata come un pollo”. Infatti, non ha ritenuto opportuno verificare la segnalazione accettando acriticamente le loro rassicurazioni. Peccato che l’assessore non abbia sentito i commenti sarcastici e preoccupati dei cittadini presenti ieri in Consiglio comunale. La gente si chiedeva, così come ci chiediamo anche noi: “Com’è possibile che si sia arrivati al punto di dover usare una guardia armata in un centro che si occupa di bambini in tenera età?”

Purtroppo la gente non sa che la situazione è ancora più grave. Molti di questi bambini e genitori sono costretti a fare degli incontri in presenza di un’educatrice e spesso si vedono solo poche ore a settimana. Come già confermato in precedenza dall’Assessore e dagli operatori del Centro per l’Infanzia questa è la prassi. I genitori stessi ci hanno confermato questa prassi. Come si possono mantenere dei rapporti famigliari continuativi ed equilibrati con i figli, come vorrebbero sia la legge italiana sia le convenzioni sui diritti umani, utilizzando questa “prassi”. E ora a tutto questo si aggiunge la presenza di una guardia armata. Come si possono sentire questi bambini? Queste sono le domande che un politico e un operatore minorile dovrebbero farsi.

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani sostiene da anni che a causa di un vuoto legislativo di cui approfittano alcune cooperative del privato sociale con forti interessi economici (un bambino frutta dai 100 ai 400 euro al giorno) gran parte degli allontanamenti dei bambini avvengono senza motivi gravi o accertati, spesso sulla base di perizie e valutazioni soggettive di natura psicologica e psichiatrica che non trovano riscontro in reali abusi oggettivi verso i minori. Queste stime sono state avvallate da due specifiche ricerche della regione Piemonte, ma anche altre ricerche (inclusa una fatta in Trentino) lo confermano. Questi allontanamenti superficiali e questi regimi di visite disumani non sono tollerabili da una società civile.

 

 

Una risposta a Trento, minori ai colloqui genitori figli anche una guardia armata

  • salvatore scrive:

    I pilitici ed i magistrati sono i veri responsabili ed in malafede della violenza sulle donne e dell’arbitrario, superficiale stupido ed in malafede modo di adottare certe prassi. Nessuno può togliere o limitare la potesta sui figli dei genitori, entrambi, salvo casi estremi. la cosiddetta legge, ma non è nei fatti la legge, deve farsi da parte e non si deveminimamente permettere di entrare nella gestione e nelle scelte dei genitori sui figli salvo casi di accertata delinquenza, incapacità o altro di violento. Comunque si deve quando occorre intervenire in tempo. La maggior parte dei casi si potrebbero risolvere sentendo i genitori e, quando si può, i figli e procedere in decisioni o scelte che siano eque, condivise o accettate e magari riconosciute tali dai medesimi genitori, e nell’interesse del minore senza contrabandare l’interesse di uno dei genitori per quello del minore. Attentissimi a giudici ed avvocati e a tutti quelli che falsi portatori di valori sostengono, di fatto, con acrobazie mentali frutto di menti bacate ed obsolete, l’attuale stato di cose.

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