L’Italia si sa è il Paese dei furbetti e l’obiettivo principale è quello di pagare meno tasse.
 
 
Negli ultimi anni con l’aumento della tassazione sulla casa e la cancellazione dell’Imu sulla prima si è assistito ad un incremento considerevole di “false separazioni”.
 
Alla ricerca di un alleggerimento fiscale pro-famiglia sono infatti sempre di più i coniugi che dichiarano di vivere in due diverse residenze, considerate come «prima casa» per ottimizzare il carico tributario.
 
Per il direttore dell’Agenzia delle Entrate questo nuovo fenomeno “è una patologia di sistema”. Befera ha sostenuto che quando c’è una separazione legale il Fisco ha le mani legate. Mentre invece, in assenza di questo atto, il Comune non dovrebbe attribuire una diversa residenza. «Laddove lo scopriamo – ha spiegato – interveniamo. Nel passato era un caso raro, ora sta aumentando per ovvi motivi. È una patologia fiscale».
 
Le famiglie realizzano così un modello fai-da-te di tassazione in favore della famiglia, anticipando il «quoziente familiare» del quale si parla molto per l’Irpef ma che poi, per i suoi costi, nessuno è riuscito a realizzare.
 
Per il ‘numero uno’ dell’Agenzia delle Entrate è però incomprensibile il comportamento dei Comuni secondo i quali due coniugi sposati possano avere due diverse abitazioni principali. Questa scelta si trasforma in un boomerang per le casse comunali, con la riduzione di gettito che sarebbe dovuto arrivare dalla «seconda casa».
 
Certo, l’uso dell’anagrafe come strumento di pianificazione fiscale non è nuovo. Nel passato Lef, l’associazione per l’equità e la legalità fiscale che si batte contro l’evasione, ha calcolato che «finte separazioni» consentono risparmi fino a 5.000 euro, fingendo di pagare il mantenimento.
 
Ma attenzione: con l’arrivo del nuovo redditometro, potrebbe esserci qualche problema in più. I coniugi che abitano in due diverse prime case saranno considerati separatamente e quindi l’ammontare del reddito, diviso in due, potrebbe non essere sufficiente a spiegare il tenore di vita, facendo scattare l’accertamento.
 
Tratto da http://www.finanzautile.org/tasse-sulla-casa-finte-separazioni-per-pagare-di-meno-ma-attenzione-al-redditometro-20140123.htm

Una risposta a Tasse sulla casa: finte separazioni per pagare di meno.

  • andrea scrive:

    Ma quali furbetti, siamo al massimo i tartassati, vincerò il ricorso con il comune, bastava che il legislatore sancisse che la prima casa è una per ogni codice fiscale dove trasferisci la residenza, ma quale dimora abituale ??? La residenza è la dimora abituale, ingordi vi siete inventati che deve essere la dimora abituale di tutto il nucleo familiare, fatevi un esame di coscienza avete distrutto una nazione, colpire l’edilizia significa fermare il volano dell’economia.

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