Il presidente dell’Associazione matrimonialisti: «riguarda il 30% delle coppie»
La Corte di appello di Salerno rende esecutiva sentenza del Tribunale ecclesiastico: «Le condizioni erano chiare»


SALERNO – C’è una speranza per chi ha la suocera troppo invadente, ma comporta il sacrificio (ammesso che tale sia) di rinunciare al partner. La Corte di appello di Salerno ha reso esecutiva una sentenza del Tribunale ecclesiastico interdiocesano salernitano-lucano con cui era stata dichiarata la nullità del matrimonio tra un commerciante di Ravello e una donna di Amalfi. Lui prima del matrimonio aveva posto una condizione: che la madre della sposa non interferisse nella vita coniugale. La donna evidentemente non ha rispettato i patti, tanto che il genero si è rivolto a un avvocato per chiedere l’annullamento delle nozze al Tribunale ecclesiastico, richiesta accolta dal Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica che ha preso in considerazione il non rispetto della condizione posta dal marito. E ora, su richiesta della sposa, è arrivata la sentenza della Corte di appello di Salerno che dichiara esecutiva in Italia la sentenza.


VERSIONI DIFFERENTI – «Il matrimonio è durato appena 4 mesi, ma è stato un inferno – spiega il 36enne -. Pensavo che le storielle sulle suocere cattive fossero una invenzione, ma mi sono dovuto ricredere. Spiegare quello che ho passato è inutile, bisogna passarci. Ora la mia vita è cambiata. Dopo la separazione ho perfino sperato di incontrare una donna orfana di madre, pur di non ripetere quell’esperienza. Grazie a Dio, ho incontrato la donna giusta e una suocera buona e comprensiva. L’unica ferita ancora aperta riguarda mia figlia, nata da quell’unione. Non la vedo da molto tempo e per questo motivo c’è un giudizio in corso». Ben diverso il punto di vista della ex moglie: «Mia madre una suocera invadente? No, solo una madre preoccupata delle condizioni psichiche e fisiche della figlia – ribatte il 31enne -. Il mio ex marito non si è mai occupato né di me né di mia figlia. I mesi del matrimonio sono stati terribili a causa del comportamento inaccettabile dell’uomo che avrebbe dovuto amarmi e rispettarmi. Mia madre, come del resto mio padre, non hanno fatto nulla di diverso di quanto avrebbero fatto una madre e un padre responsabili».


30% DELLE SEPARAZIONI – Un caso, quello della suocera invadente, che secondo il presidente dell’Associazione matrimonialisti italiani Gian Ettore Gassani, che riguarda molte coppie italiane e che rappresenta la causa principale per il 30% delle separazioni. «Il provvedimento può rappresentare una novità per quanto riguarda il diritto della Chiesa, ma conferma un principio già consolidato nel diritto di famiglia italiano – sottolinea Gassani -. La Cassazione ha sancito che è addebitabile la separazione giudiziale al coniuge che ha tollerato o favorito l’ingerenza del proprio genitore in danno del ménage familiare e/o dell’altro coniuge. Le ingerenze dei suoceri sono equiparate alle infedeltà coniugali in termini di gravità. Si calcola che in Italia il 30% delle separazioni giudiziali dipenda da tali situazioni. Tuttavia prevale statisticamente il dato che le suocere più terribili siano le madri dei mariti, spesso in competizione con le mogli».


CORRIERE DELLA SERA

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