STRAGE IN FAMIGLIA: DAI MALTRATTAMENTI ALL’OMICIDIO.


Dott.ssa Cesira Cruciani criminologa


Responsabile Centro Studi in Scienze Criminologico Forensi dell’AMI 


 


 


La cronaca ci ricorda, di media ogni quattro giorni, che l’uxoricidio (l’uccisione della partner o ex partner) non è un fenomeno raro. E’ possibile prevenire tutto questo? E’ giusto parlare di “raptus”, di folle gelosia, rappresentando questi delitti come fatti rari e imprevedibili, o è possibile valutare il rischio e proteggere le vittime?


L’esperienza penalistica dimostra che tanto più è penetrante e diffuso è l’abuso della posizione di dominio realizzata dall’agente violento, maggiore deve essere la tempestività e la forza dell’intervento esterno finalizzato al controllo del reo, e quindi alla protezione della vittima, ed alla instaurazione di un processo penale mirato che, attraverso la professionalità, specializzazione, sensibilità, interdisciplinarietà degli operatori della rete e di giustizia, porti ad una “condotta terapeutica” del colpevole e quindi ad un riconoscimento istituzionale delle sofferenze della parte lesa. Per molte vittime la paura ricomincia anche dopo il carcere dell’aggressore, perché se non trattato dal punto di vista terapeutico, non responsabilizzato sull’antigiuridicità della sua condotta deviante, può ancora attivare strumenti di rivalsa, esasperare sentimenti di rancore e vendetta rielaborando violenza. Dalla lettura degli atti di alcuni processi celebrati, troviamo donne prima maltrattate e poi, anche dopo che l’imputato ha espiato la sua pena, nuovamente vittime di lesioni personali gravissime,  tentati omicidi o muore per recidiva violenza.


La violenza esercitata all’interno di una relazione di coppia è ormai ampiamente documentata da numerose ricerche, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto che la violenza è la prima causa di morte delle donne fra i 16 ed i 44 anni, più delle malattie, più degli incidenti stradali. Per poter prevenire gli omicidi all’interno della coppia è opportuno tutelare le donne che subiscono maltrattamenti, individuando i casi a rischio che possono sfociare in omicidio direttamente consumato o risultante dalle percosse o lesioni procurate dal partner o ex partner.


Un dato costante che deve fa riflettere, uccidono sempre più quegli uomini che, di fronte alla decisione della moglie o della convivente di porre fine ad una relazione spesso caratterizzata dalla violenza, vogliono sancire per sempre la loro presunta supremazia e volontà di esercitare un controllo pieno e incondizionato, imponendosi con la violenza, fino ad arrivare all’omicidio, motivandolo come forma estrema di gelosia intesa in questi casi come senso di possesso e di “proprietà”. 


 


 

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