Social media sotto esame. Secondo la Corte di cassazione, infatti, è punibile per stalking la persecuzione attuata con video e messaggi inviati sui Facebook e simili.
Principio stabilito nella sentenza n. 32404/2010 che ha confermato la custodia cautelare per atti persecutori pronunciata dal tribunale di Potenza contro un uomo che aveva inviato una serie di filmati osé e foto alla ex fidanzata. Materiale che era stato inviato anche al nuovo compagno della donna.

Dopo la denuncia era finito in carcere, pena poi trasformata negli arresti domiciliari. Contro questa decisione era stato presentata ricorso in Cassazione. Ricorso dichiarato inammissibile precisando che la persecuzione attraverso l’invio di video e messaggi tramite i social network è idonea a configurare il reato di stalking.
Il giro di vite della Suprema Corte è tracciato da qualche tempo. A luglio, con la sentenza n. 27774, i giudici avevano affermato che “integrano il reato di stalking le continue telefonateda parte di persona che ha già posto in essere atti aggressivi, essendo del tutto irrilevante la circostanza che solo alcune delle telefonate effettuate siano state seguite da effettiva comunicazione, provando esattamente il contrario, essendo un comportamento tipico di una persona sottoposta a tali tipi di persecuzioni rifiutare la risposta o spegnere il cellulare per evitare ulteriori momenti di ansia e paura”.

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