I dati della Caritas, riportati dal Corriere della Sera, parlano chiaro: sono le donne che negli ultimi anni subiscono maggiormente gli effetti economici di una separazione.


Le separazioni con assegno al coniuge dal 2007 al 2009  sono diminuite (anche se sono ancora molto alte) e nel caso di separazione o divorzio la percentuale di donne che cadono in povertà è molto più alta rispetto a quella degli uomini.


In Italia l’85,6% delle separazioni e il 72,1% dei divorzi sono consensuali.


Nella maggior parte dei casi le donne chiedono la separazione (tre volte su quattro), ma i dati si ribaltano in caso di divorzio: sono gli uomini a chiederlo più frequentemente (il 55,2% delle richieste di divorzio arriva da un uomo).


Le separazioni che si concludono con l’assegno di mantenimento al coniuge (nel 98% dei casi il marito alla moglie) sono 1 su 5 (21,1% dei casi) secondo i dati del 2009. Questo significa che in 4 casi su 5 nessuno dei due coniugi si deve niente. Una situazione che è cambiata nel corso degli anni:  solo nel 2007 le separazioni con assegno al coniuge erano il 27,1%, un po’ più di 1 su 4. I numeri diminuiscono ulteriormente con il divorzio: quelli che si concludono con un assegno al coniuge (di solito alla moglie) erano il 15% nel 2007, il 13,3% nel 2008 e il 12,8% nel 2009.


La casa coniugale soltanto nel 20% dei casi viene assegnata al marito, mentre 6 volte su dieci il giudice provvede in favore della moglie.


Le separazioni in cui viene corrisposto un assegno di mantenimento ai figli sono circa i ¾ e quasi sempre (93,2% nel 2009) l’obbligato è il padre.


Venendo alla povertà, drammatici sono in dati forniti dalla Caritas Italiana la quale ci informa che le persone separate o divorziate rappresentano il 12,7% delle persone che si rivolgono ogni anno per ricevere assistenza. La metà di loro (50,9%) ha problemi di povertà. Il 13% vive con figli minori. Ma i danni più gravi ricadono sulle donne, soprattutto quelle con figli a carico. 


Secondo l’Istat sull’incidenza tra gli uomini separati e single è povero l’1,6%, per le donne il dato cresce al 3,5% ed esplode al 10,4% nei casi di mamme single con figli a carico.


Avv. Claudio Sansò


Presidente AMI SALERNO


 

0 risposte a Sono le donne a soffrire maggiormente. I dati della Caritas

  • ALICE scrive:

    Adesso dovrei mettermi a piangere dopo aver letto questo articolo!!! Sono una donna compagna di un papà divorziato, in attesa che il giudice stabilisca se alla ex moglie spetta un assegno divorzile…….la povera, indifesa “donna” dichiara davanti al giudice di non lavorare, peccato che sappiamo benissimo che lavora in nero nell’azienda paterna (il padre l’ha dichiarato durante il procedimento della separazione), in più la povera, indifesa “donna” chiede al giudice di tenere conto del mio reddito nel quantificare il suo assegno!!! Preciso che oggi l’assegno per lei è di 100 euro!!! Che la cara povera, triste, indifesa “donna” andasse a lavorare!!! Pagasse le tasse come le pago io e soprattutto la smettesse di sprecare i soldi dei contribuenti visto che gode del gratuito patrocinio, che se lavorasse in regola non le spetterebbe sicuramente!!! CHI SOFFRE SONO GLI UOMINI…….che spesso non riescono a rifarsi una vita a causa di queste sanguisughe, e da “nuova compagna” vi dico che non è semplice mandare avanti una relazione, le intromissioni, i dispetti, le ripicche che queste donne fanno quotidianamente a questi uomini sono allucinanti!!! E vi assicuro che spesso si vorrebbe mollare tutto!!! Sono 7 anni che stò con il mio compagno e non è facile…..l’amore, la complicità, la fiducia, ci permette di andare avanti!!! Quindi per favore evitate di dipingere queste donne come delle povere, tristi, infelici!!!! Il 99.9% non è così hanno tutto e di più!!!! Alice

  • Domenico scrive:

    Non sono assolutamente d’accordo in quanto non è il sesso che determina la sofferenza,bensì le aspettative,il senso del possesso,e la poca stima di se stessi.L’obiettivo é amare i figli ed essere consapevoli del ruolo educativo.credere in un futuro positivo,disponibili verso l’amore.

  • Maurilio scrive:

    I dati dell’ISTAT.
    La scelta dell’Istat, che è responsabile del progetto Eu-Silc per l’Italia, è stata quella di rilevare i redditi netti attraverso interviste dirette e di integrarli, a partire dal 2007, con i redditi lordi ottenuti con dati amministrativi e/o con modelli di stima delle imposte e dei contributi sociali.
    ..
    Esempio siamo in tre uno lavora e guadagna 30.000 lordo poi passa alla ex …10.000 per i figli e 1.000 per lei, poi su 30.000 ne paga 8.000 di tasse, gliene rimangono 11.000 ma il suo netto è 21.000 (30.000 – 1.000 – 8.000) 21.000 : 3 = 7.000 a testa
    ..
    Esempio siamo in tre una lavora e guadagna 10.000 poi riceve dal coniuge 10.000 per i figli e 1.000 per lei, poi su 11.000 ne paga 1.000 di tasse, gliene rimangono 21.000 ma il suo netto è 10.000 (10.000 + 1.000 – 1.000) 10.000 : 3 = 3.333 a testa

  • luciani scrive:

    a me non risulta che siani le donne a soffrire economicamente di più degli uomini in quanto la casa rimane a lei x via dei figli minori vuole l’assegno mensile nonostante guadagni mensilmente più lui quindi si dovrebbe valutare tutto prima di decidere e fare diventare povero un uomo che nella vita si è sempe comportato onestamente specialmente verso i figli e ha fatto grossi sacrifici x pagare la casa dove lei ora vive serenamente. Non mi sembra giustizia

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