In America un hacker rischia molto di più di uno stupratore minorenne che agisce in branco.

Il caso, di cui si può leggere sui maggiori quotidiani odierni, ha coinvolto Deric Lostutter, conosciuto anche con il nome di KYAnonymous, un giovane  hacker aderente al gruppo hacktivists Anonymous.

Costui, quando ha visto le foto di una 15enne stuprata e umiliata da un team di football su Instagram, Twitter e Facebook, ha deciso di vendicare la giovane, violando il sito ufficiale della squadra dei ragazzi colpevoli e minacciando di rilasciare numeri di previdenza sociale e altre informazioni personali degli aggressori, se costoro non avessero rimosso il materiale, scusandosi con la vittima. Il tutto sullo sfondo di un paesino dell’Ohio dove si è cercato di  insabbiare la cosa, facendola passare per “una ragazzata”.

Il fatto di cronaca, che purtroppo non si discosta da eventi simili accaduti nel nostro paese, ha però la conseguenza giuridica assurda che il giovane hacker informatico rischia pene più severe di quelle che toccheranno agli stupratori. Infatti Lostutter, in base al Computer Fraud and Abuse Act (CFA), l’emendamento alla legge americana del 1986 che tratta l’hacking come un grave reato federale, rischia una pena fino a cinque volte superiore  a quella spettante ai ragazzi del branco, che in quanto minorenni, rischiano pene da uno a due anni di carcere.

Pur sorvolando sulla questione della liceità del comportamento dell’hacker, risulta veramente assurdo pensare che la  violazione di un sistema informatico venga considerata più grave della violazione del corpo di una ragazza.

In Italia, almeno non siamo arrivati a tanto. L’accesso abusivo a sistema informatico è inserito tra i reati ma con una previsione di pena decisamente inferiore a quella del reato di stupro, anche se, spostandosi sul piano dell’applicazione delle pene ci sarebbero da fare una serie di considerazioni molto amare sul nostro sistema giudiziario. In più il disvalore sociale di un comportamento così grave anche da noi risente di situazioni omertose e indecenti: un caso per tutti, il tristemente famoso stupro in branco di Montalto di Castro, liquidato anch’esso da molti compaesani degli stupratori come “una ragazzata” (vedi articoli apparsi su questo stesso sito A.M.I. sulla vicenda). Tutto il mondo è paese, quindi, quando si tratta di abusare del corpo delle donne.

 

Avv. Elena Finotti – sez. territoriale A.M.I. di Latina

 

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