È stato approvato, a larga maggioranza della Camera dei Deputati, il nuovo DDL con le modifiche apportate alla legge sull’assegno di divorzio. Molti i cambiamenti inseriti nel decreto legge tra i quali quello che prevede la determinazione dell’assegno devoluto all’ex partner non solo in base al suo reddito ma anche dal suo effettivo patrimonio ed alla possibilità che possa decadere, con il variare della sua condizione economica.

“Una legge che ha riflessi non soltanto giuridici ma anche culturali. Esce definitivamente di scena il parametro del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio. Il legislatore ha ritenuto di codificare i recenti principi sanciti dalla Suprema Corte di Cassazione, adeguandosi peraltro a quasi tutti gli ordinamenti degli altri paesi europei nei quali l’assegno divorzile è quasi del tutto uscito di scena”. Con la riforma “bipartisan” si attua insomma “una rivoluzione copernicana del diritto di famiglia cambiando radicalmente i parametri di riconoscimento e quantificazione dell’assegno divorzile”. E’ questo il commento del presidente dei matrimonialisti italiani (Ami), Gian Ettore Gassani, sul ddl approvato ieri alla Camera che cambia criteri dell’assegno divorzile.

Cambiano le regole sull’assegno di divorzio e secondo i nuovi indirizzi della giurisprudenza, saranno necessari diversi parametri per la determinazione della sua entità. Infatti, secondo le nuove linee del decreto legge, dovrà avere tendenzialmente una natura assistenziale, compensativa e perequativa e non ci si potrà più basare, come si è fatto in passato, sul cosiddetto ‘tenore di vita’ ma si terranno presenti nuovi fattori di valutazione.

Come abbiamo visto, quindi, l’importo dell’assegno non sarà più strettamente legato alle precedenti abitudini di vita e all’indipendenza di tipo economico del partner e neanche alle rinunce e ai sacrifici adottati durante il corso del matrimonio.

Saranno invece tenuti presenti altri fattori come l’età dei coniugi, la durata del matrimonio, oltre al reddito anche il patrimonio di entrambi e l’effettiva impossibilità di un guadagno autonomo. Un’altra novità è quella legata alla possibilità che l’assegno non sarà per sempre e che sarà compito del Giudice stabilire una eventuale decadenza dello stesso se l’ex coniuge che lo percepisce risulti in grado di guadagnare autonomamente.

Viene inoltre confermata la regola, già adottata da tempo dai giudici, che coloro che convivono con una nuova persona non possono avere più diritto al mantenimento e automaticamente l’assegno decade in presenza di nuove nozze, di unione civile o di convivenza continuativa. Anche se in futuro l’ex coniuge ritornerà ad essere libero, non sarà possibile ricevere nuovamente il mantenimento.

Le novità previste dal nuovo DDL sull’assegno di divorzio, a quanto pare, non riguarderanno solo i divorzi futuri ma anche quelli che risulteranno in corso alla data di entrata in vigore della legge.

Considerando che le nuove norme avranno la potenzialità di concedere al Giudice della causa di divorzio un notevole potere discrezionale, ci sarà il rischio, nei prossimi anni, di assistere a sentenze di divorzio contrastanti e forse, di complicare, attraverso visioni ideologiche personali diverse,  l’iter burocratico del divorzio.

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