Caro Gian Ettore, ci conosciamo da molti anni e conservo piena gratitudine nei tuoi confronti per la splendida accoglienza che mi ha riservato in molti dei tuoi convegni. Non ho dimenticato nulla e nulla è cambiato nella mia opinione nei tuoi confronti. Appunto per questo attribuisco a uno stato d’animo di particolare irritazione, dovuto a persone e circostanze che non riguardano né me né


Crescere Insieme, i pesantissimi attacchi che mi hai rivolto, neppure velatamente, in recenti occasioni. Farei anche a meno di replicare, tanto sono fuori bersaglio e fuori misura, se non mi incombesse il dovere di difendere le tesi che sostengo da sempre. Ma chiarisco subito che contesterò il peccato e non il peccatore. Premetto una obiezione ad una critica che mi viene mossa di continuo da numerosi esponenti dell’avvocatura (anche da te a Rai 2), ovvero di non avere una laurea in legge e quindi di essere “incompetente”. La prima sorridente risposta la fornisco con un interrogativo: quali specifiche competenze hanno nelle materie sulle quali decidono i numerosi avvocati che siedono in Parlamento in Commissione Bilancio, Agricoltura o Difesa? Almeno io non decido nulla, io propongo e basta. Vogliamo togliere ai cittadini anche il diritto di opinione? Potrei aggiungere che studio il diritto di famiglia da vent’anni e che una laurea in giurisprudenza, ovvero


una attribuzione di competenza sull’intera materia giuridica, si ottiene in quattro. Anche senza essere delle aquile, ci si dovrebbe fare a capirci qualcosa, no?


Tuttavia la mia replica principale è un’altra. I gradi, i galloni di capitano, si conquistano sul


campo, non a tavolino. Il pezzo di carta non fa la competenza. E’ una condizione non necessaria e non sufficiente.


E ora passiamo alla sostanza.


 In una intervista pubblicata in rete, condotta da Gilda Fasolino, avvocata del tuo studio, tu hai svolto tutta una serie di considerazioni che riguardano me e/o le mie tesi, che riporto fedelmente e alle quali rispondo punto per punto.


“Chi ha scritto questo disegno di legge (il 957) ha fatto una macroscopica confusione tra


affidamento condiviso e affidamento alternato.”


Premetto che tutta l’intervista, del 30 settembre 2011, fa riferimento al ddl 957,evidentemente ignorandone la versione aggiornata, pure mia, depositata il 16 novembre 2010. Comunque, la critica parte, erroneamente, dall’idea che si voglia introdurre una divisione al 50% del tempo che i figli passano con ciascun genitore. Ciò è falso, ma la cosa grave è che si confonde l’affidamento alternato con la parità dei tempi, ovvero con un affidamento paritetico. Un affidamento è alternato quando l’esercizio della potestà segue gli spostamenti dei figli, ovvero quando le decisioni dell’ordinario sono assunte dal genitore presente. In questo senso – art. 155 comma 3 c.c. – la legge in vigore prevede già la modalità alternata dell’affidamento e non occorre introdurre alcuna novità.


“ L’affidamento condiviso è, come accade in tutto il mondo occidentale, la condivisione da parte dei genitori separati e/o divorziati del percorso affettivo ed educativo dei figli, su un piano di mutuo rispetto e pari dignità genitoriale.”


Purtroppo confondi l’affidamento condiviso con l’affidamento congiunto. Premesso che la


generalizzazione attribuita alle legislazioni estere è del tutto gratuita (basti pensare alle differenze nella definizione e nei contenuti della custody fra stato e stato degli Stati Uniti stessi), il prerequisito citato è assolutamente inesistente, altrimenti non si spiegherebbe l’esercizio separato della potestà.


“Affidamento condiviso” è il nome tecnico attribuito all’istituto introdotto dalla legge 54/06, che è definito dalle norme stesse ivi contenute, non dalle divagazioni linguistiche dei suoi interpreti..


“Affidamento condiviso non significa pari tempi tra i genitori o doppia residenza.”


Scusa, ma spero che sia una consapevole e deliberata alterazione della verità, altrimenti; se l’errore fosse involontario ci sarebbe da preoccuparsi. Nessuno ha proposto il 50% del tempo (la pariteticità è invocata nel diritto dei figli alla cura, non negli aspetti temporali, trattati al passaggio precedente (diritto dei figli a un rapporto equilibrato e continuativo). E soprattutto è grave confondere la residenza con il domicilio, perché i ddl parlano di doppio domicilio, concetto del tutto diverso. Si fosse sbagliato un fisico forse (forse) era perdonabile, ma un giurista non può confondere il primo comma dell’at. 43 c.c. con il secondo.


“Forse chi ha scritto questo disegno di legge, ispirato da chi giurista certamente non è, avrebbe dovuto precisare che voleva varare una riforma del diritto di famiglia non già partendo dalla Legge 54/06, ma proponendone una ex novo che propone l’affidamento alternato.”


Ho risposto implicitamente al primo punto.


“- Perché non è d’accordo con la doppia residenza dei figli? –


“Non sono un estremista. Potrebbe essere una soluzione meravigliosa in alcuni casi. Non


condivido che tale formula possa essere applicata in automatico come un principio assoluto. ….


Ogni vicenda dovrebbe essere scandagliata a fondo e produrre soluzioni per il caso specifico. La doppia residenza per i figli nella stragrande maggioranza dei casi, almeno per il momento, è un’utopia.”


Se si riporta la proposta al vero, doppio domicilio, dove sta l’utopia? I figli, con qualsiasi formula, continuano a vedere sia il padre che la madre, là dove quelli stanno. Quindi hanno due case. E’ meglio che le sentano entrambe come proprie, o che in una delle due stiano a disagio, come degli ospiti? Nel primo caso è del tutto corretto e realistico sostenerne la doppia domiciliazione; nel secondo no. Ma sarebbe questo lo strombazzato “interesse del minore”?


“Innanzitutto non occorre essere grandi psicologi o pedagogisti per capire che un conto è gestire le sorti e i diritti di un minore di un anno e altro è gestire quelli di un adolescente. Già questo dovrebbe bastare per capire che molta gente parla a vanvera o cerca facili consensi con slogan demagogici. Un bambino in fasce è gestibile, è facilmente plasmabile, può abituarsi a tutto. Ma un ragazzo già in età scolare e soprattutto adolescente lo è molto di meno o non lo è per niente. Siamo sicuri che tutti i figli sarebbero d’accordo a cambiare casa, abitudini, cameretta, quartiere ( o città) due volte a settimana per stare tre giorni e mezzo con un genitore e pari tempo con l’altro?


E’ evidente che qualcuno abbia fatto i conti senza l’oste perché non ha una visione complessiva del problema. “


Premesso che appellarsi alla impossibilità di applicare una regola sempre e comunque è solo un espediente dialettico, perché è ovvio che in materia di diritto di famiglia non c’è nulla che funzioni sempre e comunque (si danno indicazioni di principio, linee guida, non ordini tassativi!), chi vuole parlare molto e su tutto dovrebbe anche ascoltare molto e documentarsi. Nello specifico sono intervenuti alle audizioni, oltre all’AMI, anche psicologi come il presidente nazionale dell’Aimef Zammuto e come il prof. Turchi, docente dell’Università di Padova, nonché direttamente l’associazione Figli per i figli, costituita da figli di genitori separati. Quello che hanno detto si può leggere sul sito del Senato. E ti dà completamente torto, caro Gian Ettore; informati, ti prego, prima di rilasciare interviste.


“E siamo sicuri che sempre entrambi i genitori siano d’accordo con questa soluzione o siano in grado, pur volendola, di metterla in pratica? Non si fa i conti con la carenza di abitazioni, con l’immaturità di molti genitori, con la presenza ingombrante di nuovi partner e la nascita di altri figli, con alcune professioni che hanno orari incompatibili con la presenza costante nella vita dei figli, e soprattutto con i più svariati desideri dei bambini il più delle volte legati più alle loro abitudini che alle pur legittime pretese (quando ci sono) dei loro genitori. “


Questa la definirei benevolmente “distrazione nel leggere i disegni di legge”. Il doppio domicilio è solo un richiamo a ciò che la legge in vigore già contiene, visto il doppio affidamento, una tendenza che dovrebbe esserci (ovviamente con tutte le eccezioni pratiche del caso) e che non viene rispettata, una sottolineatura resa necessaria dal malvezzo di indulgere al discrimine, inventandosi la “residenza privilegiata” e il “genitore prevalente”, un malvezzo che arriva ai prestampati che già contengono indicazioni fuorvianti – che comunque sono l’esatto contrario del “caso per caso” – e che vengono non solo distribuiti nei tribunali, ma addirittura riportati a titolo di esempio da seguire dal Ministero della Giustizia!


“E poi varerei la “scuola dei genitori” che tutti dovremmo frequentare per capire che un conto è generare, altro è essere papà e mamma.”


Dopo questo suggerimento non vedo come si possa sostenere che l’utopia caratterizza i progetti di Crescere Insieme


“ I padri della Legge 54/06 sono stati insigniti uno alla volta della carica di socio onorario


dell’AMI.”


Come dovrei considerare il fatto di esserne stato escluso? Mi dovrei sentire un visionario pazzo o come Odisseo accanto alla folla dei “pretendenti” alla mano di Penelope? Però finirono tanto male…


“Tornando alla doppia residenza trovo un altro grande scoglio di cui occorre parlare. Ci sono milioni di italiani che dopo le separazioni sono andati a vivere dai genitori, in angusti monolocali o addirittura in auto. Come potremmo realizzare la doppia residenza se mancano gli alloggi? …


Faremmo dormire in auto o in un monolocale fetido migliaia di bambini? “


Non voglio commentare il ricorso alle iperboli strappalacrime (milioni di padri che vogliono far soffrire migliaia di tenere e innocenti creature …). Sono strategie forensi che lascio a chi fa l’avvocato. Nella realtà le differenze tra le due situazioni, presso il padre e la madre, sono raramente così drastiche come prospettato. Se una famiglia è economicamente disastrata, verosimilmente lo è a livello generale. Ai quartieri spagnoli, dopo la separazione così come prima, ci vivono entrambi i genitori. O pensiamo che mentre il padre dorme in un fetido monolocale la madre sta al Vomero?


Che senso ha appellarsi alla povertà delle famiglie e alla scarsità degli alloggi per giustificare lo sbilanciamento della frequentazione? Padre e madre poveri hanno comunque una propria sistemazione, misera e precaria quanto si vuole. Che vantaggio porta ai figli dormire 26 volte al mese presso la madre e 4 presso il padre, invece che 18 dalla madre e 12 dal padre? E’ una domanda che non ha alcuna risposta plausibile. E comunque è una obiezione che non corrisponde alla realtà della giurisprudenza, che nega sistematicamente una frequentazione equilibrata, a Bergamo e Torino come a Bari e a Catania.


“Allora quando dico che la “doppia residenza di massa” è un’utopia non mi pare di dire eresie.


Prima dobbiamo riscrivere la storia e la civiltà del nostro paese sul piano della solidarietà sociale e poi potremmo spingerci verso le grandi rivoluzioni. Ma qualcuno fa finta di non capire e gioca a fare il Robin Hood della paternità facendoci passare per i massacratori della bigenitorialità. Non si gioca su questi temi, si ragiona. Non si deve fare a gara a chi ha ragione, si deve mantenere la calma se vogliamo costruire una società diversa sul piano culturale e non perché un legislatore si sveglia una mattina e sforna leggi, belle sulla carta, senza vedere cosa c’è intorno.”


Mi sarebbe sembrato l’ultimo degli argomenti su cui insistere, ma tant’è … Allora: non residenza, ma domicilio; di massa non è affatto il rapporto equilibrato con i due genitori a cui il figlio ha già diritto, ma la sua negazione, contra legem, caro Gian Ettore. Ma tu ciò che si combina nei tribunali lo vedi, o ti svegli la mattina e rilasci queste dichiarazioni solo perché sono accattivanti sulla carta?


E non è vero che il 957 eviterebbe il conflitto, anzi penso che senza altre rivoluzioni preliminari sul piano culturale, lo amplificherebbe a tutto vantaggio di chi costruisce le proprie fortune sulla guerra.”


Non vedo come si possa negare che un modello squilibrato e discriminatorio (io sono il


collocatario, tu no; io ricevo un assegno, tu me lo devi dare; io gestisco i figli, tu devi adattarti alle mie decisioni… ecc.) è ben più conflittuale di un modello che spazza via queste differenze, assegnando ai genitori pari responsabilità e ai figli pari opportunità di fruire dell’apporto dell’uno e dell’altro. Il condiviso bis è questo e io vorrei che la maldicenza gratuita cessasse, anche se dimostra quanto si è a corto di argomenti.


– L’AMI è contro la contribuzione diretta? – “Noi non siamo contro niente, a prescindere.


Potrebbe essere questa una soluzione per alcune aree del nostro paese, diciamo da Roma in su.”


Qui si torna alla demagogia della povertà dei bassi napoletani, meglio dispiegata nella tua


partecipazione a Rai 2 del 6 ottobre, quando hai chiesto retoricamente al pubblico come può una madre napoletana comprare le scarpe al figlio se non ha un centesimo perché è disoccupata. E io ti do la stessa risposta. Il fatto che una famiglia sia poverissima non cambia il problema di una virgola: i figli hanno esattamente le stesse necessità, che costano esattamente la stessa cifra, sia che si proceda mediante assegno del padre alla madre, ovvero mediante acquisto diretto ripartito tra i due genitori. Comunque, è evidente che non ti è chiaro come funziona il mantenimento diretto. Se per un figlio occorrono 300 € al mese nel sistema indiretto il padre (ammesso che non sia lui il disoccupato!) deve darne 300 alla madre senza reddito; con il mantenimento diretto gliene deve dare 150, però accollandosi capitoli di spesa per altrettanto. L’assegno in situazioni del genere resta,


ma assume una valenza perequativa, anziché esaustiva. Insomma, le vogliamo rispettare o no le leggi di questo paese (art. 155 comma 4 c.c.), che privilegiano il mantenimento diretto?


“Per la verità noi saremmo favorevoli al principio della rendicontazione. Spesso gli assegni


destinati ai figli vengono utilizzati per altro. Ciò è inaccettabile. Il coniuge che riceve l’assegno deve documentare come e perché ha sostenuto certe spese. Questo già sarebbe un sistema per evitare il reato di appropriazione indebita. “


Questa è una offesa cocente e gratuita alle donne che avrei preferito non leggere e per la quale mi limito ad osservare la macchinosità e impraticabilità di un sistema del genere. Velleità e demagogia, questa volta al maschile. Qui tra noi ci sono veramente anni luce di distanza.


“Per quanto riguarda la contribuzione diretta ancora una volta denunciamo la cecità assoluta di chi ha redatto il disegno di legge 957. Nel sud del paese vi è una disoccupazione femminile ai livelli della Grecia o del Nord Africa. Molte famiglie sono ancora monoreddito. Ma di cosa stiamo parlando? Quale contribuzione diretta in una società di disoccupati? “–


Ho già risposto. Sarebbe stato meglio non insistere con questo tipo di discorsi, perseverare diabolicum


“La battaglia del condiviso deve essere affrontata con serietà e soprattutto da chi vive l’olezzo quotidiano dei Tribunali. Non da sedicenti legislatori che pretendono di avere la bacchetta magica e se non sei d’accordo con loro ti fanno passare per un cialtrone qualsiasi. “


Caro Gian Ettore, qui veramente è impossibile seguirti. Chi ha scritto la pdl 66, testo base della 54/06, e i ddl 957 e 2454 sono io, come ben sai. Ma io non ti ho mai vilipeso. Quindi stai andando fuori misura e fuori bersaglio.


“ Questa situazione fa vomitare. Perché non fanno notizie le tantissime separazioni civili fatte da genitori intelligenti che si rispettano reciprocamente? Perché non fa notizia che il 70% delle separazioni siano consensuali grazie soprattutto agli avvocati?”.


Perché tra le consensuali di nome ce ne sono moltissime false, legate alla resa di fronte ai ferrei e immutabili “orientamenti” giurisprudenziali, alle difficoltà economiche che rendono proibitive per molte persone le separazioni giudiziali e soprattutto alla preoccupazione di non far soffrire ulteriormente i figli con una lite infinita tra i loro genitori.


Senza rancore, dal tuo incompetente amico Marino

2 risposte a Replica di Marino Maglietta all’intervista dell’Avv. Gassani pubblicata sul sito Crescere Insieme

  • pietro scrive:

    il signor marino maglietta oltre ad essere stato chiaro elegante ed esaustivo ha dato prova di grande concretezza in piu occasioni … sembrerebbe che difendere i bambini sia una prerogativa solo degli avv se non addittitura solo di certi avvocati e non da tutti e in ogni dove.grande marino… sei un grande.

  • gabriele scrive:

    “E poi varerei la “scuola dei genitori” che tutti dovremmo frequentare per capire che un conto è generare, altro è essere papà e mamma.”
    Vangelo ma inattuabile. L’essere umano si riproduce con quella cosa che per il 90% delle volte è fatta per puro piacere: sesso.
    —————–
    ‎”…caro Gian Ettore. Ma tu ciò che si combina nei tribunali lo vedi, o ti svegli la mattina e rilasci queste dichiarazioni solo perché sono accattivanti sulla carta?” – La seconda, come fan tutti gli addetti ai lavori del resto”
    ———————
    “Non vedo come si possa negare che un modello squilibrato e discriminatorio (io sono il collocatario, tu no; io ricevo un assegno, tu me lo devi dare; io gestisco i figli, tu devi adattarti alle mie decisioni… ecc.) è ben più conflittuale di un modello che spazza via queste differenze, assegnando ai genitori pari responsabilità e ai figli pari opportunità di fruire dell’apporto dell’uno e dell’altro.”
    Esatto!
    —————————
    ‎”Il condiviso bis è questo e io vorrei che la maldicenza gratuita cessasse, anche se dimostra quanto si è a corto di argomenti.” – non sarai mai attuato perchè questo andrebbe contro gli interessi di troppi. Il sistema è costruito per fottere padri e figli. E non si torna indietro.
    ———————–
    ‎”Insomma, le vogliamo rispettare o no le leggi di questo paese (art. 155 comma 4 c.c.), che privilegiano il mantenimento diretto?
    “Per la verità noi saremmo favorevoli al principio della rendicontazione. Spesso gli assegni
    destinati ai figli vengono utilizzati per altro. Ciò è inaccettabile. Il coniuge che riceve l’assegno deve documentare come e perché ha sostenuto certe spese. Questo già sarebbe un sistema per evitare il reato di appropriazione indebita. “ – No, caro Maglietta. Non lo vogliono rispettare e non lo faranno mai almeno che tutti non ci togliamo dalle palle lasciando le troie delle madri dei nostri figli a culo in terra. Via, partire per Cuba, non facciamoci ingabbiare cazzo! Quelli se ne approfittano. Tanto stare qui a fare i padri disneyland significa solo assecondare i danni che fanno ai nostri bambini.

    Concludo dicendo che il livello di SCONCIO a cui siamo in fatto di “diritto di famiglia” è roba da età della pietra. La cosa è così ridicola che il solo parlarne mi fa immaginare tutti questi bastardi di addetti ai lavori che se la ridono nel vederci sbattere o “lottare”, come molti padri ritengono di fare, così come se la ridono i nostri politici quando ci vedono manifestare per i nostri diritti. Questi son maledetti che meritano la forca.
    L’unico modo per combattere questo lurido sistema è quello di fare una rivolta stile negli contro clan dei casalesi oppure chiamarsi fuori dalla vita dei nostri figli senza accettare di essere ridotti a “padri DisneyLand” o a “portafogli”.

    I genitori dovrebbero avere la patente e troppi non ce l’hanno. C’è una legge che dice che un giudice può optare per il collocamento dei figli dal genitore vittima di tentativo di discredito da parte dell’altro genitore. Il giorno che vedrò attuare questa legge tornerò a sperare nella giustizia.

    I miei figli sono collocati presso una madre che niente ha del genitore, bambina viziata ed incapace qual’è. Ho chiesto CTU sulla poveraccia ma non me l’hanno accolta perchè alla fine si sarebbero trovati davanti ad una realtà che non avrebbero potuto considerare, tanto è tragica.
    La paura di perdere i figli vedendoli preferire me a lei l’ha fatta cagare sotto ed ha rovinato tutto quello che questi bambini stavano ricevendo da un padre capace ed a loro devoto quale sono io. Mai visto un bambino di 1 anno che piange BABBU BABBU quando la madre lo prende in braccio, per non essere portato via da lui. MIa figlia quando ci siamo separati era già in grado di esprimersi e chiaramente diceva che voleva stare con me. La madre l’ha trattata di merda sbattendogli sportelleta in faccia “ora ti faccio le valige e così vai a vivere con il tuo babbino!” quando aveva appena 2 anni e mezzo.
    Io non ho fatto altro che fare di tutto perchè i sentimenti ed i desideri dei miei figli venissero rispettati, stando anche vicino alla madre con parole di conforto. La signora, da parte sua, ha iniziato con denunce di sottrazione di minore inventandosi anche che sono andato a prenderli senza che lei fosse d’accordo in perfetto stile “raid” (sue parole nel suo ricorso). Menzogne schifose che pageherà caro, su questo può stare tranquilla. Ma resta il fatto che nessuno si è preoccupato del PERCHE’ due bambini così piccoli non volevano stare con la madre. Poi la guerra è iniziata, condizionamenti psicologici sui figli con roba tipo “ciao amore… è venuto Babbo Natale e ti ha portato tanti doni!” per convincerla a tornare da lei, fino ad arrivare ad offenderla con la bambina che si nasconde dietro il padre.

    Padri, dimenticatevi la giustizia se davvero volete salvare i vostri figli da un futuro di MERDA ai quali i vostri figli sono candidati se lasciati nelle mani di queste bastarde che di solito sono anche assecondate dai genitori.

    Scusate lo sfogo

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