L’ associazione matrimonalisti: serve una nuova legge La proposta Il gruppo di legali: l’ assegno di mantenimento non superi il 50% dello stipendio




ROMA – Non sono barboni che hanno rubato i vestiti. Sono proprio loro. In giacca e cravatta in fila per un pasto alla mensa della Caritas. I papà separati. I poveri del terzo millennio. Invisibili, per le statistiche. Impotenti davanti alla legge. Un livello di indigenza che negli ultimi anni ha toccato cifre difficili da credere. Impossibili da vivere: su poco più di due milioni di padri separati in Italia il 9 per cento è costretto ad arrivare a fine mese con un budget inferiore ai 300 euro. Il resto dello stipendio lo hanno lasciato alla moglie, ai figli, al mutuo della casa da pagare. Non è fiction. Quella, la fiction, si intitola: «Sarò sempre tuo padre». Ed è una miniserie in due puntate che Rai Uno manderà in onda il 29 e il 30 novembre. Beppe Fiorello (Antonio per la tv) recita la parte di un papà separato indigente. Ma la parte scritta per il bravo attore è, purtroppo, una realtà tanto drammatica quanto quotidiana. I numeri. All’ Ami (l’ Associazione avvocati matrimonialisti italiani) hanno calcolato che tra le persone che a pranzo e a cena fanno la fila alle mense della Caritas (o di Sant’ Egidio a Roma), ben uno su quattro è un padre reso povero dalla separazione conflittuale. «Ce ne sono almeno 90 mila a Roma e 50 mila a Milano di questi finti barboni in giacca e cravatta», garantisce Gian Ettore Gassani, avvocato presidente dell’ Ami e autore di «I perplessi sposi» (Aliberti editore), un volume che a suon di numeri e cifre racconta una vera e propria guerra civile, con i figli adoperati come clave. Beppe Fiorello nella serie televisiva può vedere suo figlio ogni quindici giorni. Nella realtà del nostro Paese ci sono 150 mila padri separati che, invece, hanno perso ogni contatto con i propri bambini. E poi sono 950 mila quelli che possono vedere i figli soltanto un pomeriggio a settimana: perché? La maggior parte delle volte perché non hanno letti dove farli dormire. Perché sono proprio loro che non hanno proprio una casa dove dormire. È per questo che in alcune città sono state costruite delle case famiglia dove i padri separati possano ricevere i propri figli: hanno cominciato Bolzano e Genova, a seguire Roma e Milano. Ma i problemi non finiscono qui. La realtà che supera la fantasia. In televisione Antonio-Beppe Fiorello combatte contro le carte bollate della sua ex-moglie che lo separano dall’ affetto di suo figlio. A Taranto Stefano B., 54 anni, separato da dieci e divorziato da cinque, combatte con accuse penali (e pesantissime) che la sua ex-moglie non ha mai lesinato. Quello di Stefano B. sembra un film dell’ orrore: accusato dalla sue ex di aver molestato la propria figlia, perde il lavoro e si riduce a vivere in un garage di dieci metri quadrati. Disperato sale su un edificio e minaccia di buttarsi giù. Salvato da estranei, viene accusato di procurato allarme sempre dalla sua ex. Le statistiche dell’ Ami dicono che la conflittualità esasperata fra ex-coniugi provoca ogni anno circa centro tra suicidi e omicidi. Ma è soltanto colpa delle coppie che scoppiano? O c’ è qualcosa che va rivisto nelle pratiche di separazione che aumentano al ritmo di circa il 2% l’ anno e ogni anno sono circa 170 mila le persone che si separano in Italia? Un dato sul quale riflettere: il tempo medio di un tribunale italiano per emettere un provvedimento di separazione è di appena 27 minuti. E questo a dispetto soprattutto dei bambini, visto che fra le coppie che si separano oltre il 70 per cento sono coppie che hanno figli. «Ma c’ è un altro dato sul quale è obbligatorio intervenire», rilancia Gian Ettore Gassani, spiegando: «In Italia ci sono 165 tribunali ed ognuno decide a proprio piacimento l’ entità dell’ assegno di mantenimento che il marito deve dare all’ ex-moglie. È possibile un simile caos? Non sarebbe il caso di fissare dei criteri oggettivi e soprattutto dei paletti? Stabilire, ad esempio, che l’ assegno di mantenimento non può essere superiore alla metà dello stipendio di chi lo deve erogare».


Corriere.it

0 risposte a Quei padri separati (e invisibili) in prima serata con una fiction

  • Carlo scrive:

    Tutto vero, per avere lo scioglimento del matrimonio ho dovuto attendere 14 anni perchè la separazione, intendata dalla madre delle mie figlie, era per colpa. Colpa di che forse perchè lavoravo troppo per evitare di vederla con l’amico? Mi hanno dato del matto ma ho dimostrato con il mio lavoro che non era vero. Non ho avuto nessun contatto con le mie figlie per 14 anni! Ora sono loro, dopo aver contratto matrimonio, a volermi vedere. Ho sempre pagato gli alimenti èe ho perso anche la casa coniugale!

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