Violenza in famiglia, infedeltà coniugali,  conflittualità nelle procedure (in aumento) di separazioni e divorzi, durata del processo,  matrimoni misti, combinati e matrimoni-truffa,  nonni–sitter ed anziani abbandonati, bambini contesi e genitori che finiscono alla mensa dei poveri, sottrazioni nazionali ed internazionali di minori, nozze nulle, adozioni ed affidamento condiviso. Presidente Gassani, il 2010 che anno è stato in termini di applicazioni ed evoluzioni del diritto di famiglia?


“Mi soffermerei innanzitutto sui rapporti intrafamiliari. Il 2010 ha confermato il dato agghiacciante di una violenza tra le mura domestiche sempre più diffusa e trasversale. Lo scorso gennaio organizzammo uno splendido convegno presso il teatro Sala Umberto di Roma in cui l’AMI tracciò le linee per la prevenzione della violenza in famiglia e della pedofilia.  Ciò che preoccupa me e tanti tra noi è la strisciante assuefazione della gente e dei mass media rispetto a notizie invece raccapriccianti che, giornalisticamente, oggi non sono nemmeno più degne di un trafiletto in un Paese che, per omicidi in famiglia, detiene il primato in Europa. Questo è il segnale più preoccupante di una società distratta e dimessa che rischia di considerare addirittura ‘fisiologiche’ le tragedie che si consumano all’interno delle mura domestiche. Da sempre sostengo che la famiglia italiana no è più un’isola felice: essa è diventata oramai teatro dei peggiori reati sanciti dal Codice penale. Si passa dalla strage alla pedofilia per poi arrivare a vere e proprie violenze psicologiche, mai repertabili in un pronto soccorso ma non per questo meno devastanti. In Italia manca la cultura della prevenzione e della repressione, tutto è affidato allo spontaneismo del singolo magistrato o del singolo avvocato. Non è mai esistito un lavoro ‘di rete’ finalizzato ad unire le forze per risolvere problemi sociali così gravi. Ciò che stride sono le gravi violenze perpetrate in danno dei minori. Nel nostro Paese nonostante il varo della legge che ha introdotto l’affidamento condiviso, si registrano ancora tante storie terribili di bambini contesi dai loro genitori in conflitto. E’ forte ancora la mentalità secondo cui i figli siano oggetti da espropriare o una sorta di bottino di guerra da conquistare. La verità è che non si è investito sul rinnovamento della cultura della gente decidendo di delegare ad una legge l’arduo compito di elevare il livello morale degli italiani. Il risultato? Così come il diritto per molte famiglie è oggi soltanto un ‘consiglio’, la bigenitorialità è semplicemente una vuota, seppur aurica, enunciazione di principio. E’ inutile negarlo: siamo una Paese allo sbando perché non ci sono politiche sociali e familiari adeguate”.


Violenza in famiglia nel 2010: un omicidio su tutti, quello di Sarah Scazzi.


“Vicenda-emblema della crisi dei valori intrafamiliari e dell’esplosione delle violenze più inconcepibili tra parenti ed affini. L’aspetto più preoccupante è che, stando alle cronache, tale vicenda ha riguardato due donne in qualche misura rivali. Ovviamente si resta in attesa degli sviluppi delle indagini. Dico no a processi sommari”.


Poi ci sono state le sottrazioni di minori internazionali (Marinella Colombo) e nazionali (Anna Giulia).


“La vicenda di Marinella Colombo prescinde dalla legge. Tutti si sono preoccupati di applicare alla lettera il codice penale, pochi si sono realmente interrogati sui rapporti tra Marinella ed i suoi figli e sull’indiscutibile ingerenza dello Jugendamt, da sempre al centro di aspre polemiche e critiche da tutt’Europa. A mio parere questa vicenda potrebbe essere risolta attraverso una mediazione diplomatica e politica tra l’Italia e la Germania  che superi le vuote logiche della legge e che sia finalizzata alla individuazione di soluzioni che non penalizzino i rapporti tra genitori e figli. L’errore sarebbe ridurre tale vicenda semplicemente ad una mera sentenza di condanna nei confronti della Colombo senza entrare nei delicati meandri degli equilibri psicologici dei suoi figli.


La vicenda di Anna Giulia, la bambina che fu ‘rapita’ dai suoi genitori mentre era ospite di una Casa Famiglia, è altrettanto complessa e va valutata con grande attenzione e cautela. Da una parte c’è l’interesse del minore a vivere una vita serena in un contesto familiare sano, dall’altra vi è sempre il diritto del minore a non perdere le proprie radici. Anche in questa vicenda occorre trovare un punto di equilibrio tra i due suddetti diritti. Certo è che nel nostro Paese il ricorso all’affidamento dei minori alle Case Famiglia è fin troppo frequente. Attualmente vi sono circa 16 mila bambini ‘rinchiusi’ presso queste strutture. Le spese che lo Stato deve affrontare per mantenere le Case Famiglia ed i loro piccoli ospiti sono comprese tra i 150 ed i 300 euro al giorno per ciascun bambino. E’ evidente che si tratta di una spesa assolutamente esorbitante, per non dire altro. Il dubbio che dietro questi affidamenti possano nascondersi interessi economici è tutt’altro che ipotetico. Le Case Famiglia sono indubbiamente una grande risorsa per il nostro Paese. Nella maggior parte di esse si opera con assoluta professionalità ed umanità. Tuttavia esse debbono rappresentare l’ultima spiaggia per la individuazione della collocazione del minore e non già una sorta di automatismo.  Poche volte i bambini vengono affidati a single o a famiglie che intendono accoglierli temporaneamente per ridare loro il calore di un focolare perduto o spento”.


Nel 2010 si sono contati 800 mila italiani ridotti a clochard da separazioni o divorzi.


“Anche quest’anno il pensiero va rivolto ai tanti genitori separati caduti in miseria. Le separazioni ed i divorzi producono nuove povertà e stanno creando un’emergenza sociale di dimensioni assolutamente apocalittiche. Nelle gradi aree urbane, in particolar modo dove il carovita è insostenibile,  vivono in condizioni di indigenza tantissimi separati e divorziati, del tutto insospettabili, che sono costretti a fare la fila alle mense dei poveri (in special modo a quelle della Caritas), per un piatto caldo di pasta. Trovo odioso questo fenomeno: come se la separazione di per sé costituisse per molti una sorta di prezzo da pagare o una pena da espiare oltre il dramma in sé che produce lo smembramento di una famiglia. Si dovrebbe intervenire per evitare la proliferazione incontrollata di tale fenomeno che danneggia anche i figli di queste persone, spettatori impotenti del degrado e della sofferenza dei loro genitori”.


Nozze in Italia: non sempre una scelta d’amore…


“Sì, per molti il matrimonio è un affare e non una scelta di vita fondata sui sentimenti. I matrimoni truffa/convenienza sono una triste realtà che si è affacciata anche nel nostro Paese, soprattutto nell’ultimo decennio.  Ogni anno si celebrano in Italia 30 mila matrimoni misti ma resiste il dato desolante di una sostanziale crisi di tali unioni atteso che nel 70% dei casi esse finiscono con una separazione o un divorzio. Anche su questo versante l’Italia sta perdendo una grande occasione: ottimizzare i matrimoni misti per una reale integrazione tra i popoli nel rispetto della interculturalità. Molte associazioni criminali fanno affari attraverso i matrimoni combinati tra nostri anziani e giovanissime donne straniere, quasi sempre extracomunitarie, che salgono sull’altare per una propria sistemazione economica o per un’acquisizione facile della cittadinanza italiana. Urgono misure di prevenzione e repressione di queste vere e proprie truffe matrimoniali che oltraggiano il reale ed intimo significato del matrimonio.  Tuttavia vi sono anche matrimoni misti che funzionano e che rappresentano, sebbene in misura minimale, un esempio di reciprocità e mutuo rispetto”.


L’anno che finisce si porta dietro una lunga serie di contrapposizioni scoppiate nella famiglia sia prima che, spesso, in sede di eventuale separazione e divorzio.


“Anche nel 2010 la conflittualità di coppia ha lasciato il segno. Manca la cultura della mediazione familiare. Le coppie sono lasciate troppo spesso al loro destino in vicende assolutamente pericolose ed esplosive. A mio parere gli avvocati dovrebbero essere i primi mediatori. Tuttavia ritengo che il segreto del buon matrimonialista sia quello di lavorare insieme con le altre figure professionali che notoriamente si occupano della stessa materia: in particolare gli psicologi. Noto in giro troppi colleghi che sono tuttologi non soltanto nell’ambito del diritto quanto in tutte le scienze umane. Ciò è un danno per i cittadini. In tale materia un errore di valutazione può costare molto caro. I tempi della nostra giustizia sono biblici ma se tale anomalia può anche essere tollerata, entro certi limiti, per una banale causa civile, diventa insopportabile nelle procedure familiari e minorili. I conflitti tra i coniugi spesso scaturiscono da una mancata o ritardata risposta in termini di giustizia. Il nostro Paese si colloca al 156° posto nel mondo per qualità/rapidità dei processi.  In Italia esistono 165 Tribunali, praticamente 1 ogni 10 chilometri; almeno la metà di questi uffici giudiziari sono autentici ‘rami secchi’. Fin quando sparpaglieremo magistrati ed uffici per tutta la penisola non risolveremo mai i nostri problemi. Di tale fenomeno l’avvocatura non è immune da responsabilità storiche: troppe volte la politica è intervenuta per collocare Tribunali ovunque aderendo alle istanze di colleghi, anche quelli delle zone più sperdute, finalizzate ad avere il giudice a portata di mano. La nostra giustizia, indubbiamente, non è certamente degna di una culla del diritto come l’Italia”.


Anche il 2010 ha confermato la paradossale situazione in cui si trovano i nonni italiani: indispensabili per il aupporto a nipoti e figli ma anche ‘peso’ da scaricare negli ospizi.


“La nostra società è mantenuta dalla terza età. Il 2010 ci ha confermato che i nostri ‘vecchi’ sono la spina dorsale dell’intero Paese: mantengono i figli quarantenni e fungono da nonni-sitter. Ciononostante almeno un terzo degli anziani italiani (circa 13 milioni) vive da solo e senza affetti. Anche questo è un segno dei nostri tempi. Pare che la politica abbia dimenticato l’unico vero obiettivo che avrebbe dovuto raggungere: la tutela della famiglia e della terza età”.


Tempo di bilanci. Di che segno è quello dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani?


“Nel 2010 l’Ami ha confermato tutto ciò che di positivo era riuscita a costruire negli anni precedenti. Ho l’onore di presiedere un’Associazione forense multidisciplinare composta da Colleghe e Colleghi valorosi e soprattutto militanti. In gran parte dell’Italia l’AMI ha operato con umiltà e grande vigore. Il 2011 sarà un anno decisivo:  avremo pochi mesi a disposizione per capillarizzare l’Associazione ovunque ma ciò comporterà sacrifici non indifferenti. Sottraiamo tempo alla nostra vita privata per portare avanti i programmi dell’associazione ma prima di tutto siamo Avvocati, con i nostri processi e i nostri assistiti e riuscire a coniugare la vita professionale con quella associativa non è cimento per tutti.


Il 2010 ha visto il potenziamento del nostro sito ufficiale e soprattutto il varo della rivista Lex Familiae, unica nel suo genere sia nei contenuti che nella forma. Ricordo ancora con grande orgoglio quando il Senatore Berselli, presidente della Commissione Giustizia del Senato, affidò all’AMI nel giugno scorso l’incarico di redigere un disegno di legge sui patti pre matrimoniali. Ricordo con altrettanta grande gioia il nostro congresso nazionale di Roma ed i  due mega convegni di Bari e Bologna, egregiamente organizzati dalle colleghe Rosa Angela Martucci Zecca e Katia Lanosa. Non per questo potrò dimenticare l’impegno di tanti colleghi delle altre regioni come il Piemonte, la Sicilia, la Campania, la Basilicata e tante altre ancora che hanno dato vita a eventi formativi e ad iniziative sociali di assoluto spessore. In molte realtà l’AMI ha costituito sportelli anti mobbing e anti stalking operando gratuitamente sul territorio a favore dei cittadini. Siamo riusciti a mantenere inalterate la nostra dignità e neutralità difendendo l’onore ed il ruolo della nostra professione e della nostra toga. Ma soprattutto siamo riusciti a dare una mano ai giovani avvocati ed a farli sentire protagonisti sia per quanto concerne  il loro ruolo dirigenziale che per la formazione professionale accreditata di cui hanno beneficiato. Giovi inoltre sottolineare che tutte le manifestazioni formative dell’AMI sono state a titolo gratuito ad eccezione dei nostri congressi annuali.


Il prossimo appuntamento si terrà in Campidoglio il 14 gennaio: si approfondirà il tema della PAS (sindrome da alienazione genitoriale), un argomento che sta a cuore a tutti. In pochi giorni si sono iscritti 200 colleghi provenienti da tutta Italia pur senza una martellante pubblicità all’evento: è bastato il nostro sito, tra i più visitati in Italia, per scatenare le curiosità e gli interessi di centinaia di colleghi dalle Alpi alla Sicilia. A Marzo si celebrerà poi il nostro tradizionale congresso nazionale, il momento più intimo e significativo della nostra Associazione.   


Nulla è stato lasciato al caso dall’AMI in questi anni. Credo proprio di poter dire, con un pizzico di presunzione, che la nostra associazione pur non avendo ‘Santi in Paradiso’ è una macchina organizzativa formidabile.  Nessun’altra, più di noi è conosciuta dalla gente. Questo per me e per tutti gli altri soci è il vero riconoscimento nazionale.


In conclusione in qualità di presidente nazionale AMI ma soprattutto nella veste di avvocato e genitore intendo rivolgere i miei auguri di buon Natale e felice anno nuovo soprattutto agli anziani ed ai bambini, le uniche vere risorse della nostra società eppure gli unici ad essere troppo spesso dimenticati.


Ovviamente auguri a tutto il mondo”.  


Francesco D’Ambrosio               

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