“L’inchiesta statistica dell’Istat conferma impietosamente che la disgregazione famigliare in Italia è un fenomeno crescente, soprattutto nel centro nord, dove si consumano l’80% delle separazioni e dei divorzi del nostro Paese. Tuttavia vi è un fenomeno che sta passando del tutto inosservato  ma che, a parere della nostra associazione, va analizzato con assoluta attenzione. E’ in atto una vera e propria guerra giudiziaria tra la moglie del primo matrimonio contro quella del secondo matrimonio”, così l’avv. Gassani, presidente dell’Associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani, a margine dei dati statistici diffusi dall’Ansa.


 


E spiega: “La ragione di tali contrasti giudiziari deriva dalla contesa sul diritto (e in quale misura) a ricevere la  pensione di reversibilità, tra la prima moglie e la seconda moglie del marito defunto. Non è vero dunque che le liti famigliari riguardano solo un uomo e una donna: possono riguardare anche due donne vedove.”


 


“Secondo i dati del Centro Studi dell’AMI – riferisce il matrimonialista –  ogni anno si instaurano circa 11.000 procedure di questo tipo, di cui il 50% soltanto nel nord Italia. Si tratta di cause tutt’altro che facili, che raggiungono picchi di assoluta conflittualità.”


 


“Il calcolo della quota della pensione  di reversibilità – chiarisce l’avv. Gassani –  si fonda, come principio generale, sul numero degli anni del primo matrimonio rispetto a quelli del secondo e occorre rilevare che in tale calcolo si tiene conto anche degli anni in cui la prima moglie ha vissuto da separata dal marito fino alla data di scioglimento del matrimonio (divorzio). Condizione necessaria perché la prima moglie possa pretendere la pensione di reversibilità è che quest’ultima sia titolare di un assegno di mantenimento divorzile e non abbia contratto nuove nozze”.


 


E precisa: “Una recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione (n. 10391/2012) ha stravolto i criteri per calcolare le quote della pensione di reversibilità in favore della prima e seconda moglie, stabilendo il principio secondo il quale la seconda moglie può far valere in giudizio non solo gli anni dell’effettivo matrimonio ma anche quelli della pregressa convivenza more uxorio. Con tale principio, in qualche modo, viene implicitamente per la prima volta valorizzata la coppia di fatto e tutelata la seconda moglie”.


 


Il presidente dell’AMI fa parlare i numeri: “Nell’ultimo anno i secondi matrimoni sono stati il 14% del totale. Non passa peraltro inosservato che se da un parte in 20 anni le separazioni e i divorzi sono triplicati, dall’altra vi è il dato sconfortante che il numero dei matrimoni dal ’72 ad oggi è passato da 419.000 ai circa 210.000 del 2011 (una flessione del 50%)”.


 


Poi l’analisi finale: “Tali dati dimostrano che la famiglia italiana, sempre più di fatto e meno legittima, sta subendo trasformazioni epocali per un Paese cattolico come il nostro”.

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