In merito all’odierna pronuncia della Corte di Cassazione sul caso della moglie infedele di Lecce perdonata dal marito per i sei anni successivi al tradimento l’avv. Gian Ettore Gassani, presidente nazionale Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, dice: “La Suprema Corte di Cassazione con sentenza numero 25560 ha confermato il principio che laddove un coniuge perdoni o tolleri i tradimenti dell’altro, le infedeltà non possono più essere oggetto di addebito in un giudizio di separazione. In buona sostanza nel nostro Paese vige il principio, oramai consolidato da almeno cinque anni, secondo cui le infedeltà coniugali possono essere sanzionate soltanto a patto che esse costituiscano la  causa principale della crisi del matrimonio. Ciò significa che, in caso di ‘corna’ subite, il perdono nei confronti del traditore ha sicuramente riflessi processuali e non soltanto morali.


In Italia le infedeltà coniugali sono sempre più frequenti anche se esse si collocano soltanto al secondo posto tra le cause classiche della fine del matrimonio. La prima ragione della crisi che porta la coppia in Tribunale è la stanchezza del rapporto, la cosiddetta ‘routine’, la noia di stare insieme. Al secondo posto si collocano le infedeltà coniugali che sono fondamentalmente connesse alla prima causa. Su 100 infedeltà coniugali 55 volte sono gli uomini a tradire, nelle restanti volte le donne: ciò significa che anche sul piano delle infedeltà coniugali i due sessi tendono a somigliarsi. Tuttavia non sempre le infedeltà sono sanzionate in sede giudiziaria, specie quando esse non risultano essere la causa scatenante della crisi ma soltanto la conseguenza di essa. Gli italiani sicuramente stanno cambiando nel modo di interpretare il matrimonio ed i doveri che discendono da esso. Basti pensare che il 60% delle infedeltà coniugali si consuma nell’ambiente di lavoro mentre proliferano i club privè e gli incontri extraconiugali favoriti dai social network. Morale: il perdono di un tradimento è un’arma a doppio taglio: da una parte può salvare il matrimonio ma dall’altra può pregiudicare un processo”. 

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