Si stringono i tempi sul divorzio breve. E si avvicina il momento della prima conta. In commissione Giustizia alla Camera si sta concludendo l’iter del disegno di legge che punta a un drastico taglio dei tempi delle separazioni. Questa mattina prosegue l’esame del testo unificato messo a punto dal relatore Maurizio Paniz (Pdl), ma il presidente della commissione Giulia Bongiorno ha assicurato il voto entro pochi giorni. Anche perché ormai un’intesa di massima tra i deputati è stato raggiunta.


Il testo è costituito da due soli articoli. Ma dirompenti per le conseguenze e il potenziale polemico. Si stabilisce, infatti, una decisa riduzione dei tempi di durata della separazione, da tre a un anno, necessaria prima di ottenere il divorzio. Una durata che può salire sino a due anni quando la coppia che intende dividersi ha figli ancora minorenni. Disposizione, quest’ultima, motivata con la necessità di dedicare un’attenzione particolare all’aspetto psicologico e affettivo dei bambini o ragazzi ancora in età estremamente delicata.
E se gli effetti di natura personale sono evidenti, il disegno di legge interviene anche sul fronte di quelli patrimoniali. È previsto, così, che nel caso di separazione personale, il regime di comunione tra i coniugi si scioglie nel momento in cui, in sede di udienza presidenziale, il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati. Una misura che punta a evitare la situazione paradossale in cui coniugi che ormai hanno dimostrato ampiamente la volontà di separarsi devono, invece, ancora fare i conti con le conseguenze economiche del matrimonio.

«Sono fiducioso – commenta Paniz –. In commissione l’intesa che abbiamo raggiunto reggerà. Certo in aula le posizioni si radicalizzeranno, ma si tratta di una classica materia nella quale le appartenenze di schieramento non contano e le maggioranze saranno assolutamente trasversali». Paniz si dice poi convinto che il Governo darà un parere negativo, ma che questa contrarietà non avrà un effetto determinante sulla libertà di scelta che la materia comunque esige.


Paniz non ha vuoti di memoria e ricorda il tentativo precedente, datato 2003: anche allora era lui il relatore di un disegno di legge, presentato dai Ds, che riduceva nella stessa identica misura i tempi della separazione. Allora il provvedimento venne approvato dalla commissione Giustizia e poi si presentò all’esame dell’Aula. Uno schieramento trasversale lo affossò di misura (218 a 202), tra contestazioni. Da allora i tentativi ci sono stati, ma non sono mai arrivati sino all’approvazione di un ramo del Parlamento.


In Italia, sulla base dei dati più aggiornati a disposizione (quelli del ministero della Giustizia, relativi al primo semestre 2009), una coppia su tre si separa, utilizzando in gran parte la formula consensuale, e nei tribunali una buona parte dell’attività è ormai dedicata al diritto di famiglia. Tanto che il Governo sta da tempo riflettendo sull’opportunità di istituire tribunali specializzati nella materie.


Il Sole 24 Ore

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