La sentenza in commento concerne la delicata materia della cessazione degli effetti civili del matrimonio e, in particolare, della quantificazione dell’assegno di mantenimento.


In materia di assegno di mantenimento, giurisprudenza costante tende a tutelare la parte più debole della coppia. Quello che è necessario chiedersi è qual è veramente il coniuge più debole. Ad un primo esame, la risposta è: la moglie, magari casalinga, che per anni ha profuso ogni sforzo nell’assistenza del marito e dei figli, contribuendo con il proprio apporto familiare e domestico a quel tenore di vita che ha il diritto di mantenere anche dopo il matrimonio.


Purtroppo, però, a fronte di questa situazione, non sempre il marito è la parte forte.


Per rendersi conto di ciò, basti pensare che un quarto degli ospiti delle mense dei poveri sono padri separati.


Successivamente alla separazione/divorzio, infatti, molti uomini si trovano a doversi scontrare con una realtà molto più dura di quanto s’immaginavano.


Nella stragrande maggioranza dei casi, la casa coniugale viene affidata alla moglie con la quale i figli continuano a convivere, viene disposta la corresponsione di un assegno di mantenimento a favore della stessa e dei figli e il marito si trova senza la casa, con lo stipendio decurtato e in bilico tra la normalità e la disperazione. A questo punto il coniuge più debole non è più la moglie, bensì il marito.


Questa, purtroppo, non è una situazione limite, bensì molto comune e la cronaca ne dà quotidianamente conferma.


Negli ultimi periodi, però, sta cominciando a consolidarsi nell’opinione pubblica, una corrente di pensiero un po’ diversa.


Prima di qualsiasi decisione, deve essere valutato il caso concreto senza dare per scontato che il coniuge più debole sia sempre la donna e senza far diventare l’assegno di mantenimento un vitalizio che legittima quest’ultima a contare solo ed esclusivamente sull’apporto economico del marito per vivere.


Ed è proprio in questa nuova corrente di pensiero che si inserisce la sentenza del Tribunale di Salerno n. 518/10 del 01/03/2010, giudice estensore Roberto Ricciardi.


Avv. Marianna Grimaldi, Foro di Salerno


La sentenza è nelle immagini.



Una risposta a PADRI SEPARATI: IL TRIBUNALE DI SALERNO VERSO UN NUOVO ORIENTAMENTO

  • Carlo Massaro scrive:

    “Che vergogna!, che schifo! Che vergogna, che schifo, che schifo!” a queste parole il giudice chiede alla mia ex moglie, agente o sovrintendete della Polizia di Stato, che continuava a borbottare di allontanarsi dall’aula di tribunale dove si teneva l’udienza da me richiesta, il suo ex marito che si era permesso di chiedere di rientrare in possesso della propria abitazione, di esclusiva proprietà, dopo che i due figli per frequentare l’Università Cattolica del Sacro Cuore, si erano trasferiti a Roma: la figlia in un alloggio universitario e il figlio, fuori corso per lo studio universitario, in un appartamento.
    Per questi alloggi romani io verso regolarmente il 50% della quota di fitto.
    Io, l’ex marito, mi ero permesso di chiedere di rientrare in possesso dell’abitazione di mia proprietà, abitazione, adesso interessata da lavori di ristrutturazione straordinari condominiali, fruita in modo quasi esclusivo dalla ex moglie a sua volta proprietaria di altri immobili concessi in fitto.
    Io, versando in media 1497€ al mese (documentati da bonifici) per tasse universitarie, alloggi e mantenimento a favore dei figli a fronte di uno stipendio da insegnante di € 1800 integrato da una rendita di 150€ per un fitto, inizio ad avere difficoltà economiche dovendo anche pagare fitto per l’abitazione in cui vivo e di cui sono in parte proprietario.
    Ancora mi risuonano le parole ”che vergogna, che schifo”.
    Condivido, è umiliante chiedere di rientrare in possesso della propria abitazione dove soggiorna in modo quasi esclusi una donna che ti detesta e non apprezza lo sforzo profuso per farla vivere in un’abitazione dove sono anche costretto a pagare le spese per i lavori di straordinaria manutenzione dello stabile.
    Il giudice ha rinviato l’udienza a ottobre per ascoltare i figli per chiedere loro dove vogliano dimorare, ma io non posso far fronte a tante spese… posso dar loro dimora nella mia abitazione ma non posso anche sostenere le spese per gli alloggi universitari, non riesco economicamente a farlo. Potrebbe la madre occuparsi di quello fuori sede..
    Sono disponibile a mostrare le ricevute sostenute per far fronte alle spese dichiarate e quant’altro per avvalorare quanto scritto.
    Padre molto deluso dall’applicazione della legge
    Cell. 3294138121

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