SALERNO – Ha abusato dei suoi tre figli consentendo anche ad altri «orchi» di approfittare di loro. Ripetutamente. Fino a tre incontri a settimana. Il padre, G.S., li portava in un appartamento di Mariconda dove venivano consumate le violenze sotto lo sguardo indiscreto di una donna che riprendeva tutto con una telecamera.

Una storia orribile quella alla quale per anni hanno lavorato gli uomini della Squadra mobile di Salerno sotto il coordinamento della procura. Una storia consumata all’interno di una famiglia dove la madre, secondo i piccini «sapeva tutto» e dove il padre non disdegnava di utilizzare i suoi bambini a scopo sessuale, dietro retribuzione, e di renderli protagonisti principali di un circuito pedepornografico che gli fruttava non poco denaro.

In dieci ora dovranno rispondere di questi reati, presentandosi il prossimo 17 novembre dal gup Verderose. L’udienza è stata fissata soltanto ieri dal magistrato e i dieci indagati si presenteranno tutti da uomini liberi. A loro carico non è stato mai emesso alcun provvedimento restrittivo.

Eppure le indagini della polizia sono andate avanti fino a sette mesi fa e si sono conclusi con la presentazione alla procura di un faldone di documenti nei quali sono contenute anche le trascrizioni di intercettazione telefoniche dove si parla dei piccini, degli incontri, si prendevano appuntamenti e si stabilivano le «tariffe» per ciascun bimbo; quindi filmati, quelli sequestrati a casa degli indagati.

Proprio la giovanissima età delle vittime impone il silenzio degli inquirenti. Un silenzio da rispettare. Nel corso dell’indagini gli investigatori si sono scontrati con una realtà inimmaginabile: prostituzione omossessuale, abusi su minori, incontri sessuali con trans. Il tutto documentato.

Nell’atto di fissazione dell’udienza preliminare, scarse quattro paginette dattiloscritte, sono evidenziati in neretto tutti i capi di imputazione relativi agli abusi sessuali. Si parla di «penetrazione» dell’organo maschile, di dita utilizzati per toccare i piccoli nelle loro parti più intime.

Le tre vittime oggi hanno quindici, dodici e sette anni. E vivono presso una Casa Famiglia, al sicuro, lontano dal padre ma anche dalla mamma. Tutto ciò sempre su disposizione della procura che ne ha fissato l’allontanamento per ragioni di sicurezza proprio mentre le indagini della Mobile erano ancora in corso. Un provvedimento che avrebbe però fatto decadere la necessità di provvedimenti restrittivi a carico degli indagati.

Tassello dopo tassello, i poliziotti hanno ricostruito tutte le violenze consumate tra il 2006 e il 2008 quando la più piccola delle vittime aveva poco più di due anni.

I bimbi, una femminuccia e due maschietti, sarebbero stati minacciati dal padre con un coltello: sarebbero stati protagonisti e spettatori di orge di gruppo omosessuali. Uno dei bambini sarebbe stato penetrato con un dito, un altro sarebbe stato costretto a subire violenze sessuali complete. Il tutto sotto l’occhio della telecamera.

Sarebbero poi stati proprio i piccini, una volta allontanati da casa, a dare segni di malessere e ad aprirsi con gli assistenti sociali raccontando le brutte esperienze vissute, le violenze: tutto con dovizia di particolari, particolari che dei bimbi di meno di dieci anni non dovrebbero conoscere. «Mamma non c’entra ma sapeva», hanno poi denunciato i piccoli.

Ma la mamma non è mai stata neanche iscritta nel registro degli indagati. Testimonianze convincenti che sono state riportate agli atti del procedimento. Bimbi allora, ragazzini oggi per i quali non è mai stato disposto neanche un incidente probatorio. Il sospetto è che potrebbero venir fuori altri scabrosi dettagli.


IL MATTINO.IT

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