La scia di sangue legata alle tragedie familiari continua.
Negli ultimi due mesi si è registrata una recrudescenza di
violenza legata spesso a procedure di separazione e divorzi.
Al di là della ‘conta dei morti’ che spetta agli
statistici, l’Associazione Avvocati Matrimonialisti
Italiani ritiene che sia arrivato il momento di garantire,
alle coppie che si separano e che divorziano, un sostegno
psicologico necessario per elaborare il ‘lutto’ per la
fine del matrimonio.

Il presidente nazionale Ami avv. Gian Ettore Gassani: “Gli
episodi accaduti delle ultime ore a Genova e Firenze
riguardanti, rispettivamente, un carabiniere ed un vigile
urbano (il primo ha ucciso la moglie, il secondo si è
suicidato), dimostrano quanto possa essere grave ed
insopportabile il dolore per la fine del proprio matrimonio.
E tale dolore non guarda in faccia a nessuno, nemmeno ai
tutori dell’ordine. L’attuale processo di separazione e
divorzio in Italia non tiene affatto conto delle ricadute
psicologiche di quanti subiscono una separazione o un
divorzio. Tutto è legato alle mere attività dei
giuristi. Pertanto, al di là delle censure e facili
analisi riguardo la violenza in famiglia, urge
l’introduzione nel processo di figure professionali quali
mediatori familiari e psicologi affinché, così come
capita in altri ambiti, possa essere garantito un sostegno
psicologico in favore dei soggetti maggiormente in
difficoltà per prevenire gesti estremi come l’omicidio o
il suicidio. Ogni 10 giorni in Italia un marito/compagno in
via di separazione progetta il cosiddetto ‘suicidio
allargato’ ; la fascia di età più a rischio va dai 42
ai 50 anni”.

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