Il Tribunale di Roma (sent. n. 6432/2016) ha stabilito che non è reato l’aver aperto e letto i messaggi presenti sul cellullare del partner.
Precisano i giudici che la condotta è lecita allorquando l’apparecchio telefonico è lasciato incustodito in casa.
In tale ipotesi vi è un affievolimento della tutela della riservatezza in quanto, in costanza di convivenza, si presume che gli oggetti presenti in casa possano essere utilizzati da entrambi i coniugi. Caso diverso è quello riguardante l’ipotesi in cui il cellullare fosse provvisto di codice di accesso. In tal caso, nell’ipotesi di utilizzazione dei dati personali, vi sarebbe la configurazione del reato poiché mancherebbe la presunzione tacita di autorizzazione all’utilizzo del bene.
Questa sentenza ha rilievo anche nell’ambito della separazione coniugale, ove per l’appunto, i messaggi che dimostrerebbero l’infedeltà e ottenuti in tal modo potranno essere utilizzati nel processo, ai fini dell’addebito, poiché non carpiti illecitamente.
Avv. Claudio Sansò
Coordinatore Nazionale AMI
Presidente AMI Salerno
Fonte: laleggepertutti

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