I supremi giudici: no alla nullità dopo tre anni di convivenza. Per i coniugi restano il diritto e il dovere al mantenimento. Si salvano gli effetti religiosi del provvedimento emesso dai tribunali ecclesiastici. Una decisione che vuole tutelare gli interessi economici della parte più debole

 

Se una coppia è stata sposata per tre anni o più, il matrimonio non può essere annullato, perché convivere è “vivere insieme, non solo formalmente, anche agli occhi del mondo”. O, meglio, il matrimonio può essere comunque dichiarato nullo ai fini strettamente religiosi, attraverso le sentenze dei Tribunali ecclesiastici regionali e della Sacra Rota, ma non lo sarà per la legge italiana, che non vuole più accettare le “nullità facili”. 

Lo hanno stabilito ieri le sezioni unite civili della Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso di una ex moglie che si opponeva alla sentenza di delibazione di una causa religiosa da parte della Corte d’Appello di Venezia. È una sentenza importante, che pur non piacendo agli ambienti cattolici né ai tribunali ecclesiastici, afferma un principio: gli effetti, anche economici, del matrimonio non possono essere cancellati per sempre da un coniuge che non vuole passare attraverso una causa di divorzio. La convivenza va interpretata, dice la Cassazione, “agli effetti della Costituzione e della Carte dei diritti europea”. E non ammette cancellazioni. Come quella che invece porta con sé la “delibazione”, l’atto (che deve essere richiesto dopo la sentenza di nullità) con il quale la Corte d’Appello ammette, anche agli effetti civili, la sentenza di un tribunale religioso. 

Non si tratta di un passaggio facile né scontato: chi richiede la delibazione, di solito, lo fa per ragioni economiche, in particolare per non pagare gli assegni di mantenimento. Le 2.500 coppie che ogni anno ottengono la nullità davanti alla Sacra Rota (cioè il terzo e definitivo grado del giudizio ecclesiastico) possono comunque risposarsi in chiesa: se il matrimonio è stato dichiarato nullo agli effetti religiosi, significa che non è mai esistito. Ma la legge italiana resta, e la moglie (o il marito, in una piccola minoranza di casi) economicamente più deboli possono ottenere un assegno di mantenimento dal Tribunale civile che si occupa di separazione e divorzi. La delibazione è un atto diverso, una terza procedura che serve proprio a cancellare a ogni effetto civile quel matrimonio, e chi la richiede, di solito, lo fa per ragioni economiche, per annullare ogni “debito” verso il suo ex. 

http://www.repubblica.it/cronaca/2014/07/18/news/cassazione_sacra_rota-91843053/?rssimage

Una risposta a Matrimoni e Sacra Rota, alt della Cassazione all’annullamento facile

  • Giovanni scrive:

    Non sarei tanto d’accordo, in quanto, come al solito, si fa sempre dell’erba tutto un fascio. In quanto c’è chi non lo fa per i soli fini economici, ma, per chi è cattolico, anche per stare in pace con il proprio animo spirituale.

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