Il grave episodio di violenza e di arretratezza che si è
consumato a Novi (Modena), sfociato nell’assassinio di una
madre rea di essersi opposta all’imposizione paterna del
matrimonio combinato della figlia nonché il ferimento di
quest’ultima, la giovane Nosheen Butt, appartiene ad un
fenomeno molto radicato anche in Italia che vede
protagonisti, quasi sempre, cittadini immigrati da India,
Bangladesh, Pakistan e da alcuni Paesi nordafricani (in
particolare di Marocco e della ‘confinante’ Tunisia).

Negli ultimi anni vari sono stati i casi di giovani donne
che si sono opposte alla volontà dei parenti (in primis
dei padri e dei fratelli) tese a farle convolare a nozze con
un promesso sposo, peraltro quasi sempre sconosciuto. Una
ribellione ad usi, tradizioni ed interessi che,
sistematicamente, sfocia in una cieca violenza.

Questo fenomeno è particolarmente radicato anche in Europa
(Francia, Germania, Inghilterra) dove sono sorti comitati
spontanei ed associazioni a tutela dei diritti delle donne
molte volte obbligate, anche se minorenni, a sposare uomini
molto più anziani ed a volte malati.

“Il fenomeno dei matrimoni combinati riguarda pertanto
anche le cosiddette ‘spose bambine’” spiega il
presidente nazionale Ami avv. Gian Ettore Gassani.
“Recenti statistiche hanno dimostrato il progressivo calo
dei matrimoni tra ragazzine adolescenti ed uomini maturi. In
Italia si è passati da più di mille casi relativi
all’inizio degli anni novanta (1.562 nel 1993) ai 156 nel
2007 (ultimo dato fornito dal Centro Documentazione per
l’Infanzia). Nel 2009 ci sono stati 120 matrimoni
combinati che riguardano spose bambine. Urge verificare, nel
quadro di una effettiva integrazione di cittadini
extracomunitari nel nostro Paese, il livello di libertà e
di autonomia delle donne in ordine a scelte così intime e
personali quali il matrimonio o lo stile di vita”. Gassani
continua: “Troppe donne provenienti da Paesi
extracomunitari sono state massacrate negli ultimi anni dai
padri e dai fratelli per aver scelto di vivere
‘all’occidentale’, per aver intrecciato una relazione
amorosa con un cittadino italiano, per essersi opposte al
velo o per aver rifiutato un matrimonio combinato. Non si
contano i matrimoni di questo tipo che sono stati imposti a
giovani ragazze ‘obbedienti’ per paura di essere
trucidate”.

Nel mondo la terribile pratica di dare in sposa le
bambine ad uomini con anche 70 anni di differenza è
adottata principalmente in: Yemen, Ciad, Bangladesh, Mali,
Guinea, Repubblica Centrafricana, Nepal, Mozambico, Egitto,
Uganda, Burkina Faso, India, Etiopia, Liberia, Camerun,
Eritrea, Malawi, Nicaragua, Nigeria, Zambia, l’Arabia
Saudita.
Si calcola che, in totale, esistano circa 60 milioni di
‘spose bambine’ con tassi di maternità e
neo-natalità (tra di loro) tra i più alti al mondo. Su
100mila nascite, muoiono 365 donne di parto e 41 bambini
nascono morti. Le giovani madri di età inferiore a 15 sono
quelle più a rischio. Il rischio di morire per
complicazioni durante il parto è almeno cinque volte
superiore a quello che corrono le donne di età compresa
tra 20 e i 30 anni (fonte: Unicef).

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