L’AMI tutelerà i diritti di madre di Marinella Colombo, la donna milanese alla quale sono stati tolti i due figli Leonardo e Nicolò (rispettivamente di 11 e 9 anni) e riportati in Germania dal padre tedesco, Sig. Tobias Ritter, nel maggio scorso.


La vicenda  è già stata trattata più volte dai vari mass-media nazionali.


La donna, separatasi nel 2006 dal marito a Monaco di Baviera, era stata accusata di sottrazione dei due figli per averli riportati in Italia.


Contro di lei il Tribunale bavarese ha emesso un mandato di cattura.


In data 9 dicembre 2008 il TM di Milano aveva accolto le richieste della Germania e dell’ex marito.


La Colombo ha presentato ricorso in Cassazione attraverso il suo legale di fiducia avvocato Cossar.


Nelle more di tale giudizio, innanzi alla Suprema Corte, i bambini sono stati riportati in Germania dal padre.


Molto discutibili sono state le operazioni di esecuzione del provvedimento di rimpatrio dei due bambini.


Questi ultimi sono stati improvvisamente prelevati mentre erano a scuola, all’insaputa della madre.


Coloro che hanno assistito alla scena hanno dichiarato che Leonardo e Nicolò erano terrorizzati, mentre le forze dell’Ordine li prelevavano e conducevano in Germania.


Da quel momento la signora Colombo (che se rientrasse in Germania, sarebbe arrestata) non ha potuto più avere contatti con i figli.


In Germania sostengono che lei avrebbe commesso il reato di sottrazione dei figli in danno del padre. Lei risponde, invece, che aveva portato i figli in Italia previo accordo con l’ex marito.


In tale vicenda, così come sempre accade in Germania in simili situazioni, è intervenuta una Organizzazione per la tutela dei minori, lo “Jungendamt”, organismo del tutto autonomo, radicato su tutto il territorio tedesco.


Lo Jungendamt da anni è al centro di aspre critiche, specie da parte di altri genitori (non tedeschi) che sarebbero stati letteralmente cancellati dalla vita dei figli.


Non abbiamo notizie precise sullo Jungendamt e quindi non vogliamo esprimere giudizi definitivi.


Sta di fatto che il Parlamento Europeo se ne è occupato (scarica la relazione).


Se le accuse mosse allo Jungendamt fossero fondate, la Germania ne uscirebbe con le ossa rotte.


Si dice che tale Organizzazione sarebbe del tutto parziale, che privilegerebbe i cittadini tedeschi.


Su tale questione vorremmo vederci chiaro. Non è ammissibile che in Europa possano accadere simili situazioni. Ci preoccupiamo dei comportamenti dei Paesi del Nord Africa e di quelli del Medio Oriente, quando  ivi vengono portati i bambini sottratti alle madri italiane, ma forse dovremmo preoccuparci piuttosto di ciò che accade in molti Paesi d’Europa, dove regna un nazionalismo plateale a tutto discapito dei nostri cittadini.


Nel nostro Paese, dalla seconda guerra mondiale, è stato bandito dalla cultura italiana ogni forma di amor di Patria (da tutti ritenuto un sentimento pericoloso, generatore di conflitti), ma forse un pizzico di tutela del nostro Paese, non guasterebbe.


Preferiamo fare i “cialtroni” piuttosto che schierarci per un nostro connazionale. Gli altri Paesi europei non la pensano così.        


Una cosa è certa. L’ Italia non riesce, se non qualche volta, a tutelare i suoi cittadini, specie quando sono loro a subire sottrazioni internazionali dei loro figli.


Il nostro è un Paese timido, che si genuflette troppe volte al potere degli altri Stati.


Si può affermare che molti italiani hanno subito vere e proprie angherie da alcuni Paesi del Nord Europa, tra cui i Paesi Scandinavi (Danimarca e Svezia su tutti).


Per esempio, c’è il caso di un padre italiano, Fabrizio Infante (padre di Martina), che da anni non vede sua figlia che vive in Danimarca con la madre danese.


Pare che le Autorità locali, motivando il rigetto delle istanze paterne di incontrare le figlie,  avrebbero sostenuto che la “cultura latina” del padre avrebbe potuto danneggiare la ragazza.


Se così è, siamo all’assurdo. E il nostro Paese dovrebbe assumere una posizione ferma ed incisiva.


Se una tale discriminazione fosse stata rivolta ad un francese o ad un inglese, sarebbe scoppiata una bufera diplomatica.


Ma si sa che il nostro Paese, spesso, è insensibile anche rispetto alle gravi discriminazioni razziali e culturali che subisce, magari da Paesi che non hanno la stessa storia e la stessa cultura.


 


L’AMI, quindi, intende aiutare Marinella Colombo e i tanti italiani che vivono la stessa situazione.


Non conosciamo a fondo tutti i dettagli di questa vicenda.


 Ma una cosa è certa. Leonardo e Nicolò non sono mai stati                                            ascoltati (nonostante le richieste della madre) al fine di verificare qual era la loro reale condizione e i loro sentimenti.


Un fatto grave ed imperdonabile.


Al di là delle Convenzioni internazionali e delle condotte della Colombo, i diritti dei due bambini sono stati calpestati.


Essi sono stati trattati come pacchi postali e non come persone, titolari di diritti pieni.


L’AMI prenderà contatti con tutte le Istituzioni. Cercherà di sensibilizzare l’opinione pubblica e di smuovere le coscienze e l’atavico                            immobilismo di tante Autorità.


 


Non sappiamo come andrà a finire, ma saremo accanto alla signora Colombo fino alla fine.


 


 


                                                              Gian Ettore Gassani


 


 


 

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