L’AMI, per un certo periodo di tempo, si è occupata della vicenda di Marinella Colombo e dei suoi due figli, Leonardo e Nicolò. La storia la conosciamo tutti. La donna milanese si era vista portare via i bambini dai carabinieri in esecuzione di un ordine delle Autorità tedesche.


L’accusa mossa alla donna milanese era “sottrazione internazionale dei minori”.


In Germania non scherzano.


Lì esiste un’organizzazione, lo Jugendamt (una sorta di Servizio Sociale) pronto ad intervenire autonomamente per tutelare i minorenni in ogni sede, anche giudiziaria.


Da più parti d’Europa lo Jugendamt è sotto accusa. Si dice che tale organizzazione, unica nel vecchio continente, non tuteli solo i bambini tedeschi, ma anche e soprattutto i genitori tedeschi. Ogniqualvolta uno straniero si separa da un cittadino tedesco, lo Jugendamt interviene a favore del connazionale in barba ad ogni neutralità e agli effettivi interessi dei minori contesi.


Se ciò corrisponde al vero, la Germania deve correre ai ripari alla svelta. Questo Paese, data la sua orrenda storia relativamente recente, non può permettersi il lusso di ingenerare qualsivoglia sospetto di difesa ad oltranza della propria appartenenza.


Sono fiducioso che lo Jugendamt sia solo una “scheggia impazzita” e che il popolo tedesco, che ammiro moltissimo per laboriosità e serietà, abbia una cultura europea al 100% e rispetto per tutti, senza pericolosi patriottismi.


Marinella si rivolse a me nella primavera scorsa perché era disperata.


Non solo le avevano tolto i figli (nel modo peggiore), ma le avevano persino impedito di vederli e financo sentirli. Tutto questo in ossequio alla “Legge” ed in dispregio dei sentimenti profondi di due poveri bambini.


Impedire ad un genitore (ammesso che abbia commesso un reato) di mantenere i rapporti con i figli è contro tutte le Convenzioni internazionali sui diritti del fanciullo e dell’uomo.


Non c’è dubbio che in questa occasione la Germania (con la supina complicità dell’Italia) abbia dimostrato una sensibilità molto discutibile.


Quando mi telefonò Marinella, mi chiese di incontrarmi.


Voleva che l’AMI intervenisse in qualche modo in questa vicenda.


Non mi sono fatto pregare e l’ho ricevuta nel mio studio. Si presentò psicologicamente molto provata, con gli occhi gonfi dai numerosi pianti ma con una fierezza di una donna invincibile.


Marinella era già seguita egregiamente da altri legali.


L’AMI avrebbe dovuto sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni a prendersi cura della sua tragedia familiare.


Abbiamo subito organizzato una conferenza stampa a Roma, nei pressi della Suprema Corte di Cassazione e poi siamo andati financo in Sicilia a parlare del suo caso, in occasione di un bellissimo convegno, per denunciare alla presenza di magistrati la sua storia.


Fummo anche ospiti della trasmissione “UNO MATTINA” dove Marinella ebbe l’occasione di spiegare la sua posizione e la sua impossibilità di rivedere almeno Leonardo e Nicolò. In Germania, infatti, pendeva ( e pende tuttora) un mandato di cattura  a suo carico.


Io, in tale trasmissione televisiva, ebbi modo di spiegare che, anche se vi fosse stata una sottrazione internazionale dei minori (ed è tutto da provare atteso che Marinella ha sempre sostenuto che aveva portato in figli in Italia con il consenso del padre), l’atteggiamento della Germania e della compiacente Italia erano da censurare senza se e senza ma.


Da quel momento Marinella  è tornata nella sua Milano e con lei abbiamo avuto soltanto rapporti epistolari.


Negli ultimi mesi Marinella ha continuato a lottare nella più cupa indifferenza delle nostre Istituzioni. Fortuna ha voluto, invece, che la gente comune avesse mostrato tutta la propria solidarietà in favore di questa madre.


Oggi ho appreso dai giornali che Marinella ha “rapito” i suoi figli per riparare in Polonia dove avrebbe incontrato, stando alle cronache, Marcin Libicki, l’ex Presidente del Comitato per le petizioni del Parlamento Europeo, un politico che da tempo denuncia lo Jugendamt come organizzazione unica in Europa finalizzata a difendere gli interessi tedeschi contro quelli dei cittadini di altro Paese.


Nessuno sa dove si trova esattamente Marinella.


È certo, però, che l’Italia debba iniziare una mediazione diplomatica con la Germania.


Nessuno vuol difendere a spada tratta gli interessi italiani. Qui occorre difendere la serenità di due bambini contesi e trovare soluzioni condivise.


Il diritto di famiglia, materia di una complessità e delicatezza straordinaria, presuppone sensibilità ed apertura mentale anche al di là della Legge.


Applicare il codice, con eccessi di zelo, è solo un’operazione scellerata.


L’aver impedito a Marinella di poter almeno vedere i figli, non poteva non determinare il suo ultimo gesto.


Bisognava  intervenire prima, cercando di mediare sui diritti dei genitori e quelli dei due bambini.


Ma nulla è stato fatto.


Non sempre la commissione di un reato (come nel caso di Marinella) significa essere “cattivi”.


Marinella ha fatto ciò che la stragrande maggioranza  dei genitori avrebbe fatto nella sua situazione.


Quando la legge è ottusa produce solo disastri. E così è stato anche in questa occasione.


Se Marinella dovesse leggermi, dovunque essa si trovi, sappia che ha tutta la mia umana solidarietà. L’unico appello che posso farle è di stare tranquilla e di chiedere aiuto alle Autorità Italiane dimostrando la ferma volontà di mediare, come è giusto che sia e nei limiti del possibile, con quelle tedesche.


La nostra diplomazia non può restare a guardare inerme.


L’Italia, purtroppo, è sempre supina con gli altri Paesi.


Quando vengono sottratti i bambini ai genitori italiani (una sorta di “esodo di massa”) le nostre Autorità  raramente ottengono risultati apprezzabili. Non ci sappiamo imporre. Sappiamo solo subire.


Troppe volte, come avvocato, ho riscontrato la mia impotenza a tutelare i diritti dei genitori italiani che si sono visti sottrarre i figli da genitori stranieri. In Europa abbiamo quindi l’eccesso della Germania che in modo implacabile risolve subito ogni caso di sottrazione internazionale e l’eccesso dell’Italia che fa poco o niente (indipendentemente dai governi che si succedono) e addirittura esegue alla lettera (e senza mediare) ogni ordine delle Autorità straniere quando a sottrarre e minore è stato un italiano.


Da questo punto di vista essere italiani è imbarazzante. Speriamo che qualcosa nelle prossime ore mi faccia cambiare idea.


A Marinella dico soltanto di tranquillizzare i figli e di fidarsi, nonostante tutto, delle Istituzioni del Ministero degli Esteri e delle Autorità Italiane. I bambini non possono vivere da fuggiaschi. Una soluzione deve essere individuata.


Alle Autorità tedesche chiedo di dare dimostrazione di lungimiranza e di trovare soluzioni che consentano a Nicolò e Leonardo di poter godere dell’amore di entrambi i genitori.


Il buon senso e l’umanità valgono più della Legge


Avv. Gian Ettore Gassani


Presidente Nazionale dell’AMI

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