Anche a Roma, e in uno degli istituti più esclusivi della capitale, a un bambino può capitare di essere maltrattato da una maestra. E non fa alcuna differenza che il bimbo in questione sia disabile e che a umiliarlo al punto da fargli leccare la sua pipì sul pavimento sia stata l’insegnante di sostegno. L’ennesima storia di vessazioni subite da giovanissimi alunni tra le mura di una scuola è oggetto di un’inchiesta della Procura di Roma ormai arrivata alle battute finali, di cui ieri dava notizia l’agenzia di stampa «il Velino». Il pm Nunzia D’Elia ha già chiesto il rinvio a giudizio dell’insegnante per i reati di violenza privata e abuso dei mezzi di correzione e a giorni verrà fissata l’udienza preliminare in cui un giudice dovrà stabilire se quanto denunciato dalla mamma della vittima è accaduto realmente e con quali modalità.


Siamo all’istituto Villa Flaminia, una delle scuole private cattoliche più rinomate della città. Carlo (il nome è di fantasia, ndr) è un bambino autistico di sette anni, frequenta la scuola elementare come i suoi coetanei e accanto a sé, in classe, ha un’insegnante di sostegno tutta per lui, pagata anche dalla sua famiglia. Dovrebbe aiutarlo a sentirsi come gli altri bambini, invece finisce per essere considerata la responsabile di un episodio agghiacciante, a quanto pare «documentato» dalla mamma del bambino, che sarebbe avvenuto il 25 febbraio del 2004. Già da alcuni mesi P. R., 29 anni, laureata in psicologia, era stata affiancata a Carlo affinché il piccolo venisse seguito al meglio durante l’orario scolastico. Era stata la scuola a consigliarlo e la mamma di Carlo aveva provveduto a scegliere l’insegnate, in parte pagata dallo Stato. Allo straordinario, circa duemila euro al mese, provvedeva la famiglia del bambino, in aggiunta alla retta scolastica. Questo e altro per un figlio malato. Invece, da quando in classe era arrivata la nuova maestra, Carlo non era più lo stesso, non voleva andare a scuola, capitava che si facesse la pipì addosso, cosa mai accaduta prima.


La madre si insospettisce, capisce che c’è qualcosa che non va e non vuole rimanere senza fare nulla. Il 25 febbraio del 2004 decide di passare all’azione: infila un registratore digitale nello zainetto del bambino e la sera ascolta la registrazione. Scopre così che suo figlio non viene neppure tenuto in classe con i compagni ma in un’aula a parte, solo con l’insegnante di sostegno, che invece di provvedere a lui prepara un esame di specializzazione. E quando Carlo la disturba, lei lo sgrida violentemente. Quel giorno va oltre: Carlo non riesce a trattenere la pipì e la maestra lo avrebbe minacciato di fargliela leccare. Cosa che sarebbe avvenuta subito dopo. Almeno questo risulterebbe dal nastro ora in mano ai magistrati: «Adesso te l’ho fatta leccare – si sentirebbe distintamente nel registratore – la prossima volta te la faccio bere». La mamma ha denunciato anche che in un’altra occasione l’insegnante avrebbe costretto il piccolo a infilare la testa nel water del bagno. Fra’ Salvatore, responsabile della scuola elementare, dice di essere al corrente dell’inchiesta, ma di ritenere improbabile che possa essere accaduto quanto denunciato. Se non altro perché le aule in questione sono sullo stesso piano e tutte hanno le porte a vetri. Difficile, a suo dire, che nessuno si sia accorto di nulla. Intanto il bambino ha cambiato scuola.


Fonte: il Giornale

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