Nei prossimi giorni sarà depositato in Parlamento uno studio di legge che dovrebbe introdurre nel nostro Paese il cosiddetto Fondo di garanzia e solidarietà, mirante a sostenere le famiglie che sono state colpite dalle conseguenze negative della separazione o del divorzio. Si calcola che il 30% degli assegni di mantenimento in favore del coniuge più debole e dei figli non sia versato in tutto o in parte dall’obbligato. Tale trend, in vertiginosa ascesa, anche a causa di una preoccupante recessione economica, sta producendo un problema sociale di proporzioni gigantesche. L’impoverimento dei coniugi separati o divorziati è sotto gli occhi di tutti e sta mettendo a dura prova la qualità della vita di circa dieci milioni di persone nel nostro Paese. Non bastano più gli interventi della Caritas né di altre organizzazioni benefiche per consentire anche la mera sopravvivenza di intere famiglie disgregate. Negli ultimi periodi anche i figli di separati e  divorziati sono ospiti delle mense dei poveri. Il 60% dei figli delle separazione e dei divorzi ( 150.000 all’anno) devono rinunciare ad attività ludiche, ricreative e sportive per mancanza di risorse finanziarie.

Si stanno svuotando i licei musicali, i conservatori, le scuole calcio, le palestre ecc., a tutto danno di uno sviluppo psicofisico di tanti minorenni stretti nella morsa della crisi economica derivante dalla separazione e dal divorzio dei loro   genitori. I giudici delle separazioni e dei divorzi, peraltro, impongono di solito le spese straordinarie riguardanti solo lo studio e le spese mediche non coperte dal SSN. Soltanto i figli dei ricchi o benestanti possono beneficiare di spese  straordinarie riguardanti sport, vacanze, musica, scuole private o i figli di quelle famiglie in cui entrambi i genitori separati o divorziati godono di un reddito sufficiente, a condizione che l’assegno di mantenimento venga versato regolarmente.

È questa l’analisi del dott. Nicola Forte, commercialista, e dell’avv. Gian Ettore Gassani, Presidente Nazionale dell’Associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani. “Abbiamo ritenuto di offrire al Parlamento -spiegano i promotori- una soluzione, già adottata da altri paesi in Europa (Francia in primis), che serva a ridare speranza e dignità, in linea con i principi costituzionali, a milioni di famiglie italiane.

In pratica, il Fondo di Solidarietà, nel caso di una morosità protratta per almeno due mesi da parte del coniuge obbligato all’erogazione dell’assegno di mantenimento o alimentare, verserà agli aventi diritto la stessa somma decisa in sede giudiziaria, rivalendosi poi con un’azione di regresso nei confronti dell’ex coniuge moroso.

Tale Fondo soccorrerà anche i figli maggiorenni titolari di un assegno di mantenimento proprio. Tra le condizioni necessarie per l’accesso al Fondo è previsto che il reddito complessivo annuo lordo del richiedente non superi i 20.000,00 euro e che comunque l’assegno di mantenimento/alimentare costituisca almeno il 70% del predetto reddito. Accanto a questi benefici, attraverso protocolli di intesa che il Fondo andrà a stipulare con enti ed istituti di credito, sarà facilitato  l’accesso al credito per il soddisfacimento dei bisogni primari dei soggetti separati e divorziati.

Il Fondo sarebbe alimentato da:

a)un contributo dello Stato determinato secondo le modalità individuate dalla legge, nel limite massimo di 48 mesi, iscritto nello stato di previsione dell’entrata, del bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2014;

b)da stanziamenti operati da istituti e fondazioni bancarie e definiti in base a protocolli d’intesa di cui al successivo articolo 3;

c)un contributo determinato nella misura pari ad un quarto delle somme recuperate nei confronti dei coniugi inadempienti;

d)una quota pari ad un terzo dell’importo, per ciascun anno, delle somme di denaro confiscate ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, nonché una quota pari ad un sesto dell’importo del ricavato per

ciascun anno, delle vendite disposte a norma dell’articolo 2 – undecies della suddetta legge n. 575 del 1965, relative ai beni mobili ed immobili ed ai beni costituiti in azienda confiscati ai sensi della medesima legge n. 575 del

1965;

e)la previsione di una quota pari al 5 per mille di quanto dovuto dai contribuenti a titolo di imposta sul reddito delle persone fisiche sulla base delle scelte effettuate dai medesimi contribuenti, risultanti dal rendiconto generale dello Stato.

 

Il Fondo di garanzia e solidarietà, a tutela di chi ha effettivamente bisogno, potrà esercitare controlli contro l’odioso fenomeno delle separazioni simulate, contro cui attualmente non esistono apposite misure di legge né sanzioni specifiche. Sarebbero così previste sanzioni gravissime nei confronti dei separati che utilizzando l’escamotage della separazione fanno richiesta di accesso al Fondo.

Il Fondo di solidarietà, così strutturato, rappresenterebbe il primo vero welfare dell’Italia impoverita. Andranno studiate analoghe iniziative per le coppie di fatto disgregate che hanno generato figli, per i quali sono stati stabiliti assegni di mantenimento.

Nei prossimi giorni l’AMI, coadiuvata dal dott. Forte, indirà una conferenza stampa per presentare nel dettaglio questa proposta di legge Salva – famiglie e Salva–figli. La riduzione del numero dei divorzi (da 55.000 del 2010 a 50.000 del 2012) registrata negli ultimi due anni, infatti, non dimostra una maggiore tenuta dell’istituto matrimonio quanto piuttosto una inevitabile rinuncia all’esercizio dei propri diritti di coniugi in crisi di rivolgersi al giudice per ottenere la separazione o il divorzio a causa della totale mancanza di politiche sociali a sostegno della famiglia, sia nella sua fase fisiologica che patologica”.

Una risposta a Lotta alle separazioni simulate e istituzione di un Fondo di garanzia e solidarietà per ex coniugi e figli che non ricevono l’assegno di mantenimento – La proposta dell’AMI e dei propri consulenti

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