“Il provvedimento con cui il Tribunale di Bergamo, nell’ambito di una procedura di divorzio, ha deciso la dieta alimentare di un minorenne, non ha precedenti”, così l’avv. Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani.

E spiega: “Fino ad ora i giudici sono intervenuti per disciplinare l’affidamento dei figli, il loro mantenimento, le spese straordinarie ma ancora non si era deciso quante volte a settimana i figli dovessero mangiare bistecche, polenta o verdure. E’ il segno dei tempi. Da oggi in poi anche la dieta sarà oggetto di ricorsi tra coniugi in perenne lite giudiziaria. E’ triste che due genitori debbano demandare ad un estraneo la decisione sull’alimentazione del figlio”.

“Tale situazione – continua il matrimonialista – ripropone la necessità di introdurre nelle procedure di separazione e divorzio la figura dello psicologo/mediatore che possa sostenere i coniugi in costante disaccordo ed evitare così l’eterna guerra dei Roses anche per futili motivi”.

E continua: “La legge attribuisce al giudice un ampio potere discrezionale per la decisione di tutte le questioni che riguardano i minori, senza limitazioni. Non è peregrina l’ipotesi che in futuro sempre più scelte verranno affidate al giudice, ivi incluso il tipo di abbigliamento dei figli”.

2 risposte a La sconfitta della famiglia: la dieta alimentare dei figli diventa oggetto di lite in un divorzio

  • Salvatore Maccarrone scrive:

    Tutto ciò è gravissimo i giudici non possono permettersi tanto e nessuno li ha delegati a scendere così in profondità in problemi che sono della copia. I genitori andrebbero diffidati e minacciati dell’allontanamento del figlio. Ciò accade per l’inconcepibile e sbilanciata disciplina che regola l’affido dei minori che concede troppe guarentigie alle donne.

  • Beatrice Chittolini scrive:

    Intorno al cibo e alle abitudini alimentari, invece, si concentrano un’enormità di miti, rituali, paure e fantasie che attraversano le famiglie, spesso tramandati da generazione in generazione. Non è un caso che nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare (fino alle forme di anoressia più gravi) siano previste sessioni di terapia familiare, compresi interventi psico-educazionali. Gli adolescenti, poi, non è raro che utilizzino l’alimentazione come strumento per esercitare potere nelle relazioni. Quindi non c’è troppo da meravigliarsi se siamo giunti al punto in cui il conflitto tra ex coniugi si riversa e polarizza sulle abitudini alimentari di un figlio o di una figlia.

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