Caro  Marino,


riscontro volentieri la Tua amicale lettera aperta pubblicata sul Tuo blog che hai scritto per replicare ad una mia intervista della collega e giornalista Gilda Fasolino.


Preliminarmente vorrei segnalarTi, se me lo consenti, che la Gilda Fasolino è un avvocato e non un’ “avvocata” come Tu l’hai definita. Al massimo Ti avrei concesso “avvocatessa”. Non sto qui a spiegare come funziona la lingua italiana.


Ma l’unica Avvocata che conosco è il “Monte dell’Avvocata”, noto per il santuario della Madonna nel Salernitano, situato a circa 1014 metri di altitudine. Scusami, ma siccome Tu sei solito correggere gli altri, adesso lascia che lo faccia io.


Partirei subito dalle Tue considerazioni (e qui Ti volevo) sulla Tua (in)competenza in diritto, svolgendo Tu tutt’altro nella vita.


Ti dico immediatamente che non è la sola laurea in giurisprudenza che attribuisce competenze e saperi, specie in una materia come il diritto di famiglia.


Forse nemmeno lo stesso titolo di avvocato ha questo potere (tantomeno essere esperti in fisica però…).


Ciò che rende competenti, esperti o “specialisti” è l’esperienza vissuta nei tribunali, in trincea, conoscendo mille situazioni diverse, scoprendo sempre nuove verità e strategie, avendo contatti diretti e quotidiani con i cittadini intrappolati nelle maglie della giustizia.


In tribunale il diritto viene parlato in dialetto, è tutt’altra cosa da sempre rispetto a quello che si legge nei manuali. In questo luogo infausto, troppe volte inadeguato, 2 + 2 fa cinque o fa tre, quasi mai fa 4.


La competenza è scoprire che il proprio cliente ha mentito pure a se stesso.


È capire che sono infinite le tipologie di vicende familiari che finiscono davanti ad un giudice. Che il buon senso molte volte vale più di mille leggi “perfette”.


La competenza è esperienza settoriale, è quella dote che ti fa guardare lontano, che ti fa prevedere prima degli altri l’esito e i colpi di scena di una causa. Competenza non è leggersi qualche libro, ma aver toccato con mano il processo migliaia di volte.


Pertanto Tu sei un ottimo autodidatta di grande impegno, ma del tutto incompetente dal punto di vista pratico.


Sei un magnifico teorico, un brillante appassionato di una branca del diritto, sei un combattente. Ma non sei mai entrato nell’arena.


Sei un po’ come un appassionato di calcio, che conosce schemi e tattiche, che non hai mai dato un calcio ad un pallone. E non mettere in pratica la teoria resta un handicap.


Non puoi pertanto risentirti se gran parte dei Tuoi fastidiosi interlocutori, magistrati in primis e avvocati, Ti ricordano di essere un esperto di fisica.


Non devi offenderti, ma lo penso anche io.


Ciò non toglie, ripeto, che io non abbia una profonda stima nei Tuoi confronti.


E non mi pento affatto di averTi invitato agli appuntamenti formativi più importanti della mia vita associativa.


Ho sempre difeso il contraddittorio, come pochi e Tu lo sai perché mi conosci da anni.


Siamo in una democrazia, grazie a Dio.


Tutti i cittadini hanno il diritto di esprimere opinioni, proporre nuove leggi, contestare il sistema.


Nessuno Te lo disconosce e non mi pare che Ti siano mancate mai occasioni per portare avanti le Tue idee. Nessuno Ti ha mai messo il bavaglio, bensì ogni giorno hai mille mezzi per veicolare le Tue idee, più di tutti!


Questo rilievo di incompetenza Ti ha fatto più volte perdere le staffe. E hai sbagliato, a mio sommesso parere. Vince chi sa incassare, non chi picchia di più.


Da anni conduci le Tue battaglie lasciandoTi andare ad esternazioni gratuite ed ingiuste nei confronti di quei magistrati e dei tanti avvocati delle grandi associazioni forensi matrimonialiste, da Te accusate di pervicace malafede nel non voler recepire la Legge 54/06 e relativi DDL di modifica. E non sostieni queste cose davanti agli amici del bar, ma in riunioni, convegni e altre occasioni del genere (Stati Generali sulla Giustizia Familiare del 5-7 aprile 2011). Fai passare gli avvocati come dei “mangiatori di bambini” e i magistrati come degli ottusi conservatori, niente affatto rispettosi della legge.


Per Te noi saremmo il “muro di gomma”…


Ciò è documentato dai vari video caricati su youtube che molti Tuoi seguaci, sicuramente a Tua insaputa, si divertono a far girare nei vari blog e sui social network, facebook in primis.


Ho raccolto tutti questi spezzoni di filmati e li ho visionati tante volte.


Tu hai il diritto di sostenere tutte le tesi che vuoi, ma non puoi e soprattutto non devi (Ti parlo da avvocato e da amico) esprimere siffatti giudizi, che con la velocità delle notizie sulla rete internet, godono di una cassa di risonanza enorme e pericolosa.


La demonizzazione di chi non la pensa come Te non Ti fa onore e non Ti porterà da nessuna parte.


Per esempio, tra le tante esternazioni, hai sostenuto che le molteplici audizioni in Senato a partire dal 18 marzo scorso per discutere del DDL 957 da parte di avvocati e magistrati fossero inopportune e irrituali, per non dire “sospette”…


Pensi che i giuristi siano degli intrusi se vogliono parlare di disegni di legge?


Vuoi  parlare in Senato Tu e noi no?


E se non siamo d’accordo con Te significa che vogliamo aizzare il conflitto tra i coniugi per ragioni di bottega? Che non vogliamo la bigenitorialità?


Hai paura che Ti rubiamo la scena?


O forse in cuor Tuo pensi che il valore delle Tue battaglie debba essere amplificato parlando degli ostacoli che Ti sono stati creati da quei cattivoni dei magistrati ed avvocati?


Chi fa demagogia sei Tu per primo.


Sappiamo benissimo lo stato d’animo di molte persone separate, padri in primis.


Quindi non dobbiamo scaldare gli animi o mandare al rogo intere categorie professionali per ricevere qualche consenso da gente arrabbiata.


E di animi aizzati e di gente priva di autocontrollo ve ne è fin troppa in giro per poterci permettere certe cose. Non trovi?


Tanto perché si sappia è stata la Commissione Giustizia del Senato che ha invitato l’AMI ad esprimere il proprio punto di vista sul Disegno di Legge in questione.


Presumo che lo stesso invito sia stato esteso anche alle altre associazioni. Nessuno si è autoinvitato!


La Commissione ha ritenuto doveroso raccogliere le idee di tutti. Mi sembra che tale democratica apertura sia stata del tutto fisiologica e normale. Sarebbe stato anormale il contrario.


 


Fatta questa doverosa premessa, passo alla replica delle Tue osservazioni contenute nella Tua lettera.


Ho sempre sostenuto che la L. 54/06 non è stata quasi mai recepita in pieno dagli addetti ai lavori.


Non c’è mio intervento o intervista che non abbia rimarcato questo dato di fatto.


Tuttavia una Legge come la 54 che non ha previsto la mediazione familiare non poteva in pochi anni cambiare anni di storia giuridico-giudiziaria. Pensare di poter gestire i conflitti coniugali in questo modo è stato davvero insensato.


Pensare ad esempio di combattere la malavita a suon di codice penale è una follia. Altrettanto pensare di risolvere le lacune del diritto di famiglia a suon di riforme é ancor più folle.


Occorre partire dalle basi e non dal tetto se vogliamo costruire un palazzo.


L’AMI da anni si batte per il Tribunale della Famiglia, per i Patti Prematrimoniali, per la mediazione familiare (al nostro interno vi sono centinaia di mediatori familiari), per combattere la PAS. Senza queste riforme tutto è inutile.


I nostri convegni e congressi, a molti dei quali hai partecipato anche Tu, non hanno fatto altro che parlare di questi temi. Sai benissimo che l’AMI è diversa e soprattutto conosci perché e come è nata.


Confermo il contenuto delle dichiarazioni della mia intervista che Tu hai replicato. Hai confuso l’affidamento condiviso con l’alternato. Quanto alla “doppia residenza” (pardon doppio domicilio) ci sarebbe molto da dire in proposito. Innanzitutto i figli sarebbero sempre residenti presso uno dei genitori non essendo apolidi. Parlare di doppio domicilio sarebbe comunque scorretto.  Per fortuna nel mio libro, che fra poco sarà pubblicato, ho scritto come vuoi Tu…


Ma noto che hai fatto lo stesso rilievo in uno dei Tuoi vari interventi filmati che impazzano sulla rete anche alla dott.ssa Laura Laera (Presidente dell’Associazione magistrati minorili) e quindi sono in buona compagnia…


Il termine doppio domicilio o doppia residenza è una trappola che vuol nascondere l’affidamento alternato che è tutt’altra cosa.


Allora chi fa demagogia?


Vuoi disconoscere che ci sono due Italie?


La contribuzione diretta per molte zone del Paese è un’utopia. Sarà sempre uno dei due che dovrà mantenere la baracca. Che sia giusto o no è un’altra storia.


Quando mi riferisco ai tanti padri senza tetto, e posso farlo perché è stata l’AMI a scoperchiare questa verità!, non dico cose strappalacrime. Dico la verità. Come vedi il diritto di famiglia deve sempre fare i conti con la realtà sociale, altrimenti si rischia di fare solo chiacchiere o di guadagnarsi soltanto qualche comparsata televisiva o qualche applauso di una platea amica.


La rendicontazione non deve offendere nessuno. Viviamo in una società dove tutti dobbiamo rendicontare ciò che siamo e che facciamo. Non vedo perché non dovremmo introdurre principi di trasparenza anche per quanto riguarda gli assegni di mantenimento. Mi sembra un po’ ipocrita questa Tua presa di posizione.


In sintesi, il messaggio della mia intervista, da Te per l’ennesima volta travisato, è questo: al primo comma di ogni articolo di ogni legge deve esservi il “buon senso”. Poi viene tutto il resto.


Ho sempre odiato i prestampati del passato. Ma non ne voglio altri e non ne voglio più.


Ogni vicenda familiare ha una sua storia specifica!


Possiamo stabilire dei bei principi. Ma dobbiamo garantire per ogni vicenda una decisione giurisdizionale su misura. Io non sono contro niente per partito preso. Sia chiaro ciò.


Ma temo che si possa passare da un prestampato ad un altro e da un eccesso all’altro.


Dovremmo migliorare la qualità tecnica di molti magistrati e di moltissimi avvocati. Ma questa è un’altra storia, forse la più emergenziale.


Colgo l’occasione per invitarTi al nostro congresso nazionale del 9 e 10 dicembre a Roma.


Sarà per me un piacere rivederTi e per l’ennesima volta confrontarmi con Te da bravi amici come dici Tu.


 


Gian Ettore


 


 


 


 


 


 


 


 


                                     

0 risposte a LA RISPOSTA DELL’AVV. GASSANI A MARINO MAGLIETTA

  • Pino FALVELLI scrive:

    Preg.mo Avv. Gassani, ritengo che se si arriva in Tribunale per una separazione, quantomeno da una delle parti, è venuto a mancare il “buon senso”da Lei tanto auspicato. Proprio per tale motivo ci vogliono le regole e quindi le leggi. Le leggi, però, dovrebbero essere chiare, certe e non lasciare molto spazio ad interpretazioni e discrezionalità. Credo sia proprio questo il gravissimo problema. Se a ciò si aggiunge spesso la furbizia e la malafede il dramma è completo. Altri gravissimi problemi sono le false accuse che quasi sempre restano impunite e gli elevatissimi costi delle separazioni, Le sembra normale che per una separazione si debbano arrivare a spendere centinaia di migliaia di €. per ciascun coniuge solo perchè qualcuno inventa falsità e menzogne costringendo la controparte a dover difendere necessariamente la propria persona ed i propri interessi ??? E’ di tutta evidenza che l’ attuale sistema non funziona e che va comunque riformato in qualche modo.-

  • maurilio pavese scrive:

    egregio, leggo come lei sia contro il mantenimento diretto e pro la rendicontazione.
    ma se un padre è chiamato a contribuire per 100 perchè non può spendere quei 100 redicontandoli? Troppo comodo per i padri starsene in panciolle e dare 100 pretendendo poi resoconto, perche non farli spendere a loro in maniera diretta occuparsi anche di prendere il figlio e portarlo dal dentista e poi documentare, invece che pretendere solamente l’estratto conto? se bisogna lavorare sul condetto di bigenitorialità che senso ha quanto da voi proposto? grazie per il riscontro.

  • Giuseppe Costantini scrive:

    Una sera qualunque, nella via dove abitate, viene commesso un omicidio. Un abitante, che a quell’ora stava alla finestra, dice alla Polizia, accorsa per i primi rilievi, che ad uccidere quella persona siete stati proprio voi, voi che in quel momento eravate in un altro quartiere, in un’altra città, in un altro mondo. La Polizia vi chiede delucidazioni scritte e trasmette il tutto al magistrato di turno. Questi vi convoca e, senza leggere nulla di quello che avete scritto, vi sbatte in galera, con una condanna già scritta, galera in cui marcirete per mesi/anni in attesa di un processo e dei tempi lunghi di questa giustizia italiana. E’ inverosimile? E’ chiaro che è inverosimile. Ma forse l’esempio è stato troppo pesante.
    Un’altra sera qualunque, sempre nella via dove abitate (comincia a serpeggiare il dubbio di cambiare casa …), avviene un incidente tra due auto, una delle quali non si ferma. Sempre lo stesso abitante, ancora una volta alla finestra, dice alla Municipale che la macchina che ha provocato l’incidente, e poi non si è fermata, è proprio la vostra, voi che in quel momento eravate, allo stesso modo di prima, in un altro quartiere, in un’altra città, in un altro mondo. La Municipale vi chiede altrettante delucidazioni scritte e trasmette il tutto alle assicurazioni di competenza. Queste vi convocano e, senza leggere nulla di quello che avete scritto, vi addebitano l’incidente, con tanto di aumento del bonus/malus, aumento che pagherete subito in attesa di una causa da voi intentata e dei “normali” tempi lunghi per arrivare alla verità.
    E’ inverosimile? E’ chiaro che anche questo caso è inverosimile.
    Eppure nel diritto familiare avviene esattamente così. Il ricorso presentato dai padri in sede di separazione, o la memoria difensiva, non vengono minimamente letti, e la sentenza (provvedimenti presidenziali) è già bella e pronta nel famigerato “stampone”. Poi ci saranno udienze, perizie tecniche, perizie sociali, ecc. ecc., vi verrà un po’ alleggerita la “pena” che vi è stata ingiustamente inflitta, i figli saranno cresciuti anche senza di voi (crescono quelli orfani, perché non dovrebbero crescere quelli che vedono poco i loro padri …), e il processo si estinguerà per cause “naturali”.
    E’ inverosimile? Purtroppo stavolta è fin troppo verosimile.
    Considerato che:
    1) da quando arrivano i primi sintomi che porteranno alla separazione a quando una delle due parti presenta ricorso passano come minimo alcuni mesi;
    2) dopo altri 3 mesi (se va bene) oppure 6-9 (se va male) c’è l’udienza presidenziale;
    mi viene da chiedere: da dove deriva il bisogno di estromettere subito, dalla vita dei propri figli, uno dei due genitori (sempre lo stesso), senza leggere nulla, senza accertare nulla, e magari proprio quello che la separazione la sta subendo e magari ha tutte le ragioni di questo mondo? Questa è “giustizia”? Visto che queste persone hanno continuano per mesi, se non anni, a convivere sotto lo stesso tetto, in attesa di una “separazione giuridica”, perché non viene permesso loro di continuare a vivere in questo modo, magari facendo monitorare la situazione a servizi sociali “credibili”, in attesa dell’accertamento delle reali responsabilità e delle reali capacità genitoriali? E’ chiaro che in presenza di un’insostenibile convivenza, gli adulti devono essere divisi (con indennizzo per chi esce). Ma per quale motivo bisogna subito dividere anche i figli in maniera, diciamo così, “non equilibrata”? E se il “giusto” processo stabilirà che le responsabilità erano da addebitare alla madre, quale giudice avrà mai il coraggio di ribaltare totalmente le statuizioni già emesse (recando così ulteriore grave danno ai minori), e soprattutto quale risarcimento potrà mai restituire ai padri gli anni perduti lontano dai propri figli? Sbaglio o così facendo vengono precostituite prove che non avrebbero mai avuto modo di esistere? E il compito della giustizia è quello di precostituire prove a prescindere dai fatti effettivamente avvenuti?
    La L. 54/06 prevede che “Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi”. In alternativa si può derogare a questo “diritto” previa adeguata motivazione.
    Sappiamo tutti come vanno le cose: “equilibrato”, per i giudici di questo sistema, significa un rapporto 9:1 o 8:2 (se va bene) a favore della madre. Chiaramente con l’affiancamento della dicitura “affido condiviso”. E quindi senza alcuna motivazione. Senza di nuovo citare i vari sinonimi dell’aggettivo “equilibrato” che si possono facilmente riscontrare su tutti i dizionari di lingua italiana, sono diversi anni che porto avanti questo esempio:
    se un giorno in un’aula giudiziaria, in presenza di più magistrati (magari proprio quelli afferenti il diritto familiare), si presentasse il Presidente di quel Tribunale e dicesse loro: “Qui ci sono € 100.000 (esempio), frutto del vostro buon (?) operato: divideteveli in misura equilibrata”, come potranno mai dividerseli, quei soldi, i magistrati presenti? Certo … potrebbe esserci il magistrato che, a torto o ragione, crede di essere stato più “produttivo” degli altri, in grado di dire subito al Presidente: “Ma io ho lavorato molto più di loro …”, o altre motivazioni del genere. A quel punto il Presidente aggiungerebbe: “Bene, se volete uscire dalla divisione “equilibrata”, dovete però emettere una motivazione adeguata”.
    E’ inverosimile tutto questo?
    Avv. Gassani, Lei che è un uomo di legge, cosa ne pensa di questo sistema “inverosimile” nei fatti, al di là delle Sue proposte “integrative”?

  • Armando Nardi scrive:

    Egregio avvocato Gassani,
    nella sua affabulazione, ad una prima lettura, è quasi riuscito a convincere anche me. Ma ad una più attenta visione questa è semplicemente una risposta leziosa, nella parte in cui umilia il prof Maglietta, capziosa, nella sua parte da gladiatore dentro l’arena. Ma quel che più mi procura fastidio è l’apologia che lei fa sulla mancata applicazione della legge, che permea l’intera lettera. Lei è semplicemente infastidito dalle affermazioni reali di Maglietta, che lei definisce amico come un’amica dice alla sua migliore nemica quanto è bella stasera. In effetti lei è sordo da entrambi gli orecchi, ma non credo per motivi patologici.
    Di “alternata” conosciamo la corrente. Lei è troppo preso dalle sue deliziose disquisizioni sulle iper-definibiltà (perdoni il neologismo) tra affidamento condiviso e alternato e sulla doppia residenza o doppio domicilio, accennando con trasporto e sentimento le toccanti corde del tema dell’apolidia. Sa che si può avere la doppia nazionalità da un po’ di tempo in qua?
    Mi perdoni, ma queste sue articolate elucubrazioni non fanno che allontanarci dal centro della questione.
    La faccia corta per cortesia, in nome dei nostri figli che crescono troppo in fretta e che domani ci sostituiranno, anche lei, lo sa?
    Cordiali saluti.
    Armando Nardi

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