Il termine pedofilia deriva dal greco παιδος che significa letteralmente del bambino e φιλια che indica l’affetto ovvero l’amicizia e quindi l’amore per i bambini. Nell’antica Grecia sottintendeva ad un rapporto tra un adulto e un giovane soprattutto di sesso maschile. Racconta la mitologia che il primo ad introdurre un comportamento pedofilo fu Laio, re di Tebe che esiliato, ricevette accoglienza dal re Pelope della città greca di Pisa dove, contravvenendo alle leggi dell’ospitalità,s’innamorò perdutamente seducendolo, di suo figlio Crisippo.


Per definizione, la pedofilia comporta un’attività sessuale con bambini/e prepuberi di un’età in genere minore o uguale ad anni tredici ad opera di una persona che deve essere di almeno cinque anni maggiore rispetto alla vittima.


Nella tardo adolescenza (18-20 anni) l’aspetto pedofilo non ha una specifica differenziazione di età nei confronti della vittima per cui si ricorre alla valutazione clinica del soggetto interessato, tenendo conto sia della maturità sessuale dell’adolescente bambino sia della differenza di età con l’altro comprimario.


L’attrazione sessuale è rivolta prevalentemente a soggetti femminili talvolta maschili; coloro che sono attratti in specie dalle femmine preferiscono quelle di un’età compresa tra gli 8 e i 10 anni mentre per i maschi sono preferiti bambini leggermente più grandi.


A tal proposito nel 1984 il De Institute for Sex Research pubblicò una statistica secondo la quale ¼ di circa 4.000 donne intervistate rivelò di aver avuto, all’età di quattordici anni o prima, un’esperienza sessuale con un partner maschile di almeno cinque anni più grande [1].


La dimensione del problema pedofilia negli Stati Uniti secondo alcuni autori [2] assumerebbe e diverrebbe un “problema di salute pubblica” che interesserebbe dal 6% al 62% di femmine e dal 10% al 30% di maschi che risulterebbero essere stati vittime di un abuso sessuale.


Da un punto di vista psicopatologico, con ovviamente risvolti di tipo psichiatrico, il pedofilo manifesta i propri impulsi sessuali con una serie variegata di tipologie che possono anche limitarsi esclusivamente allo spogliare la vittima, al guardarla ovvero a masturbarsi in presenza di essa.


Si possono anche osservare comportamenti ancor più incisivi per cui la vittima è sottoposta a fellatio o cunnilingus con penetrazione negli orifizi naturali (vagina, bocca e ano) che può essere effettuata con le dita, con corpi estranei o con il pene.


Nel 1944 alcuni autori, tra questi Apfelberg, in merito agli aggressori e alle aggressioni sessuali nelle quali venivano fatti intervenire minori, proposero sei tipi di variabili nelle quali distinsero:


1.                casi d’incesto


2.               relazioni sessuali mediante l’uso della forza


3.                stupro legale


4.                 omosessualità


5.                  pedofilia


6.                  esibizionismo indecente


Rimanendo nell’ambito dell’analisi psicopatologica della personalità del pedofilo le attività connesse sono giustificate con l’intenzionalità educativa nei confronti della vittima, sottintendendo che questa ne potrebbe ricavare piacere sessuale ovvero che addirittura in alcuni casi, fosse anche sessualmente attratta dal suo carnefice a tal punto da essere addirittura provocante in modo tale da far scattare e successivamente esaudire impulsi di vario genere, sessuale “in primis”.


Esistono numerose teorie che vedono nella pedofilia o una costruzione sociale o un’espressione di un apprendimento sessuale.


Pur considerando la maggior parte delle sindromi pedofile come caratterizzate da “distorsioni patologiche rispetto alla norma, del desiderio e dell’oggetto sessuale”, nella stragrande maggioranza dei casi il pedofilo, oltre ad essere perfettamente consapevole del proprio peculiare eccitamento libidico e dell’illegalità della sua azione, è ben in grado di decidere se resistere oppure lasciarsi andare al suo impulso [3], ovvero la sua capacità d’intendere e/o di volere rimane nel corso della sua azione illecita inalterata e pertanto i soggetti affetti da pedofilia vivono in perenne conflitto con le leggi che regolano il sistema penale nel quale interagiscono. I contatti sessuali infatti, sono di solito effettuati tra adulti e bambini o adolescenti sessualmente immaturi.


Tale immaturità è sicuramente da individuarsi non solo a livello fisico ma anche psicologico, determinando un insieme complessivo di analisi che desta non poche considerazioni.


E’ da tenere ben a mente che in questa tipologia di reato è da considerare se il rapporto, non certo la relazione che non è comprensibile neppure nell’etimologia del termine, sia accettato dal bambino/a e quindi non incontri ostacoli al suo divenire, tenendo in considerazione che se questo rapporto è consenziente potrebbe costituire un ostacolo alla sua stessa messa in opera in quanto verrebbe a scemare il desiderio e quindi la libido. Infatti, questo rapporto avviene in un ambito di sudditanza, di palese divario psicofisico tra aggressore e vittima; qualora anche fosse presente un consenso, questo è da collocarsi come il frutto di un’induzione, di una persuasione di un incitamento dell’adulto nei confronti del minore.


Nell’ambito del nostro ordinamento giuridico, sfruttare un minore al di sotto dei 14 anni configura comunque un reato anche se il congiungimento carnale non è stato perpetrato con violenza, ovvero accettato e/o provocato dal minore stesso.


Nel caso invece si tratti di un adolescente tra i quattordici e i diciotto anni si deve accertare caso per caso il grado di maturità raggiunta, associata alla capacità di autodeterminazione del soggetto.


Di particolare rilevanza è il giudizio della Corte di Cassazione sullo stato di mente e il valore di malattia in senso forense insito nell’atteggiamento del pedofilo in relazione alla capacità di intendere e di volere e di cui si riporta l’integrale dizione:


“La pedofilia, come modifica dell’oggetto sessuale in direzione dei minori, pur presentando ordinariamente carattere di abitualità, ai fini penali non esclude né attenua la capacità di intendere e di volere e, di conseguenza, la penale responsabilità di abusi sessuali contro i minori”[4].


Tale massima ci dà la descrizione della personalità del pedofilo che dovrà essere indagata dal giudice, il quale per mezzo di test psicologici e psichiatrici e sulla base dell’esame degli stessi,dovrà vedere e valutare se ricorrono gli estremi dell’esistenza di una malattia in grado di escludere o far scemare grandemente la capacità di intendere e/o di volere.


Si riportano a titolo esemplificativo le condizioni psichiatriche che possono determinare la riduzione e/o l’esclusione di quanto detto sopra:


1)     Schizofrenia e disturbi psicotici


2)     Disturbi a carattere dissociativo


3)Intossicazione da alcool e sostanze psicotrope


4)   Depressione maggiore


5)   Demenza nelle sue varie forme


6)  Riduzione e grave deficit delle capacità cognitive


7)   Disturbo ossessivo compulsivo


8)   Disturbo narcisistico e antisociale di personalità


 


L’abuso sessuale sui bambini è diffuso e riscontrabile all’interno di tutti i contesti culturali e di tutte le classi sociali e ciò che riesce ad emergere di questo dramma che coinvolge i minori ha tre fattori concomitanti:


1)    il vincolo spesso familiare e/o amicale, che contribuisce a privatizzare il problema;


2)    la dinamica sessuale del reato che ingenera paura  reticenza e sensi di colpa nella parte offesa;


3)    il divario di potere esistente tra adulto/a e bambino/a, che spesso non riesce a reagire alla violenza subita.


 Spesso i bambini vittime di aggressioni sessuali manifestano disturbi post-traumatici da stress (PTSD) che contribuiscono a formare delle inconsce motivazioni che poi nella vita adulta possono sfociare a volte in altrettanti comportamenti pedofili su altri minori[5].


E’ possibile distinguere le personalità dei soggetti affetti da queste parafilie essenzialmente in soggetti:


a) fissati;


b) regrediti.


Nel primo caso Groth[6] definisce tale individuo come una persona che durante il suo sviluppo psicosessuale  non è andato oltre lo stadio immaturo, per cui si relaziona solo con i bambini come se fossero dei coetanei, mentre nel secondo si regredisce da un livello più avanzato dello sviluppo sessuale.


Altro ambito di sicuro interesse e di futura indagine clinica e medico-legale è la problematica di genere del soggetto pedofilo, prevalentemente maschile. Negli ultimi decenni è però emersa una vera e propria incidenza di genere femminile nelle casistiche del soggetto “fruitore” di minori per i propri piaceri sessuali.


Infatti, è dell’immaginario generale pensare ed associare la pedofilia al soggetto maschile come fruitore, mentre invece nella realtà la pedofilia stessa colpisce indistintamente entrambi i sessi.


Secondo Cantelmi, la pedofilia femminile trae beneficio da un importante guscio protettivo che le permette di rimanere nascosta, non riconoscibile e non riconosciuta, ma soprattutto non valutata; questo guscio è reso ancora più impenetrabile non solo dalla segretezza della vittima, elemento di per sé comune, ma anche dall’atteggiamento della società.


 Tutto quanto fin qui scritto appartiene al mondo dello studio analitico dei processi mentali che portano alle condotte sessuali devianti, ma quello che deve essere di sicuro riferimento è l’aspetto dinamico dei comportamenti che deve permetterci di approntare mezzi e situazioni di riferimento preventivo tali da permettere di porre in essere attenzioni che possano dare riscontri oggettivi e d’impatto in particolar modo nel mondo virtuale della rete telematica, oramai divenuta di primario interesse nell’adescamento di minori e nel commercio pedopornografico ad esso correlato. 


E’ interessante infatti notare come oggigiorno la dimensione mondiale del fenomeno si è raggiunta con la capillare diffusione di internet, che è si uno strumento di comunicazione sociale, ma è anche un mezzo per organizzazioni criminali di ogni paese per aumentare la propria potenza offensiva e distruttiva, così come è anche lo strumento per diverse tipologie di persone affette da devianze di natura psichiatrica e/o psicopatologica, per carpire, adescare, intrattenere, offendere, violentare e a volte anche uccidere soggetti che incautamente cadono nella “rete” da loro tesa.


 Questi soggetti spesso credendo di essere nel più assoluto anonimato si sentono rafforzati da ciò e cominciano a scambiare in rete materiale che spesso ha dell’incredibile, arrivando, infatti a coinvolgere nella produzione, bambini di entrambi i generi e di ogni età.


Siamo di fronte, in specie per il fenomeno della pedofilia on-line,aun’interconnessione mondiale d’interessi e persone, che ha avuto un’esplosione esponenziale con la diffusione di massa del personal computer che, garantendo un’apparente anonimato, permette di portare alla luce particolari della personalità di ognuno che spesso nel vivere sociale “abituale” rimangono sepolti e nascosti da freni inibitori sufficientemente validi a mantenere livelli di socialità accettabile per questi tipi di devianze.


E’ proprio quindi la solitudine dei gesti e dei comportamenti che poi porta alla ribalta tipologie di persone che nell’accezione comune non si penserebbe mai, o quantomeno con difficoltà, possano essere vicine a certe particolari problematiche.


La pedofilia rimane comunque un cardine della storia sociale dell’umanità, legata a culture e tradizioni che ogni popolo porta con sé sia per memorie storiche sia per caratterizzazioni derivate da influssi sociali, religiosi, culturali ed economici.


La conoscenza e la comprensione del fenomeno in senso lato e della pedofilia stessa trovano nel nuovo strumento di comunicazione di massa un elemento di straordinaria efficacia e potenza, rafforzato dalla “garanzia” dell’anonimato, tale da alterare quelli che sono stati fino a pochi anni fa gli equilibri sociali del vivere comune.


Il continuo studio di ciò ci permetterà di porre un argine al fenomeno e di attivare un concreto contrasto sociale e culturale.


 


Prof. Fabio Fagiolari


Specialista in Medicina Interna


Specialista in Medicina Legale e delle Assicurazioni


 






[1]  Ph. Gerard, “The Kinsey Data: Marginal Tabulation of the(1963), Interviews Conducted by the Institute for Sex Research”,Philadelphia, 1984.



4J. M. W. Bradford, “The paraphilias, obsessive compulsive spectrum disorder and the treatment of sexually deviant behaviour”, New York, 1999.



[3]  V. Mastronardi, “Comportamenti sessuali devianti Psichiatria forense, criminologia ed etica psichiatrica”,Milano, 2006.



[4] Sent. Cass. Pen. Sez. III, 12 novembre 2003, n. 43135.



[5] G. Palermo, “Il profilo criminologico”, Milano, 2005.



[6]L.A.N., “Men Who Rape”, New York,1998.

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