Doveva essere un viaggio di piacere nel mitico Nord e invece la vacanza della famiglia pugliese Colasante si è trasformata in un incubo con il padre Giovanni in carcere e il pericolo di una condanna affidato all’interpretazione dei fatti di un giudice svedese. Tutto per colpa di uno scappellotto che non si sa nemmeno se sia stato veramente affibbiato in un momento di collera, in una nazione dove le percosse ai minori sono assolutamente vietate per legge sin dal 1966 e le trasgressioni sono punite severamente, talvolta addirittura con pene detentive.

Ma vediamo come si sono svolti i fatti. Secondo l’accusa, Giovanni Colasante, consigliere comunale di Canosa di Puglia, avrebbe colpito, il 23 agosto, con uno scappellotto il figlio dodicenne che faceva i capricci, rifiutandosi di entrare in un ristorante di Stoccolma, attirando l’attenzione e la riprovazione di altri clienti che hanno poi chiamato la polizia. Il Colasante si è visto circondare, ammanettare e accompagnare in gendarmeria e, invece di partire con la sua comitiva per una crociera tra i fiordi ha trascorso tre giorni e due notti nel carcere di Stoccolma.

Attualmente Colasante è con la moglie nell’Ambasciata italiana di Stoccolma perché deve ottemperare all’obbligo della firma, in attesa del processo e della sentenza, fissato al 6 settembre. «Sono sereni. Colasante è assistito da un mio collega svedese che l’ambasciata gli ha messo a disposizione», ha riferito l’avvocato del consigliere comunale, Giovanni Patruno.

Patruno spiega così l’accaduto: «Dovevano andare al ristorante, Colasante, la moglie, il figlio dodicenne ed uno piú piccolo, con due cognati e rispettive famiglie. Ma il ragazzo si è rifiutato di entrare e così suo padre lo ha rimproverato. Con veemenza, magari gesticolando, come siamo soliti fare, a voce alta, ma Colasante non ha picchiato o preso a schiaffi il bambino». Patruno chiarisce anche come siano venuti a sapere dello «schiaffo» i poliziotti. «C’erano lì vicino due libici: hanno chiamato gli agenti e la mancanza reciproca di conoscenza della lingua ha fatto il resto, ma l’arresto del Colasante, stando anche alle dichiarazioni dai testimoni italiani, sembra davvero assurdo».

Il resto della comitiva, compresi i bambini, è rientrato in Italia, a Canosa di Puglia, ancora incredula. «Siamo fiduciosi che tutto andrà per il meglio – ha concluso Patruno – perché non c’è stato alcun maltrattamento, ma solo il forte rimprovero di un padre al figlio».

E qua il buon avvocato Patruno – e il suo collega svedese – potrebbero incappare in una sottigliezza che tanto sottile non è in quanyo la legge svedese varata nel 1966 e chiamata «förbud mot barnaga» (Divieto di percosse ai minori) abbraccia anche quello che in svedese viene definito «kränkande behandling» (trattamento offensivo) in cui rientrano anche i rimproveri troppo veementi. Inoltre, il fatto è avvenuto proprio in un momento in cui l’Alta Corte di Giustizia di Stoccolma ha richiesto che le pene per le percosse o i maltrattamenti ai danni di minori vengano aggravate, passando dalle attuali condanne detentive con la condizionale o dalle multe a vere e proprie condanne da scontare in carcere.

Viene citato ad esempio il caso di una madre che, ossessionata dal figlio che insisteva per essere ascoltato, gli aveva dato un colpo con la padella sulla testa. Il figlio l’aveva denunciata e il giudice l’aveva multata per 1.500 corone (circa 150 euro), pena ritenuta assolutamente troppo blanda.


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