“L’attuale situazione di stallo economico del nostro Paese si sta riflettendo in modo particolarmente significativo anche sul versante dei rapporti coniugali. Dal 2010, infatti, si registra in Italia una lenta ma crescente diminuzione delle cause di divorzio (circa il 2% in meno)”, così l’avv. Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani.

 
“Tale dato – afferma l’avv. Gassani – non può essere interpretato come una ripresa della tenuta del matrimonio italiano, bensì come un segnale di crisi economica. Molte coppie evitano le carte bollate perché lasciarsi costa troppo e può irrimediabilmente impoverire i coniugi e i loro figli”.
 
E continua: “Le spese legali, gli assegni di mantenimento, le spese straordinarie per i figli, la necessità di reperire un’altra abitazione per il coniuge costretto a lasciare la casa coniugale (cui si aggiungono i mutui da pagare) sono per molti un disincentivo ad esercitare il diritto al divorzio sancito dalla Legge 898/1970. Soprattutto nelle grandi città come Milano e Roma si calcola che i divorzi siano diminuiti del 3% negli ultimi due anni, mentre sono in netto aumento (6-8%) le procedure per la modifica delle statuizioni economiche delle separazioni e dei divorzi”. 
 
“Secondo il Centro Studi dell’AMI – spiega il presidente dell’AMI – negli ultimi anni almeno il 20% delle persone che si rivolgono ad un legale per una consulenza su una eventuale separazione o divorzio decidono successivamente di non procedere, a fronte di prospettive di peggioramento della propria condizione economica e patrimoniale”. 
 
Inoltre: “La crisi economica rischia di insabbiare la crisi della coppia, incrementando il già nutrito numero di coniugi che vivono da “separati in casa” pur di non finire sotto i ponti. Al contrario, resiste il fenomeno delle separazioni simulate di coniugi benestanti al fine di ottenere enormi vantaggi fiscali (il 7% delle separazioni sono simulate).”.

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