L’immigrato irregolare ha il diritto di rimanere in Italia se la sua espulsione crea un danno allo sviluppo psico-fisico del figlio minore. Lo hanno stabilito (con la sentenza 21799) le sezioni unite della Corte di cassazione, permettendo a una donna nigeriana di rimanere in Italia accanto ai suoi tre figli minorenni.


Aumenta così la tutela in favore dei figli degli stranieri, superando una precedente interpretazione restrittiva della legge che limitava il blocco dell’espulsione a situazioni di emergenza o a circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla salute dei figli. Ora invece i giudici hanno fatto rientrare tra i gravi motivi anche il danno affettivo “concreto, percepibile e obiettivamente grave che, in considerazione dell´età o delle condizioni di salute ricollegabili al complessivo equilibrio psico-fisico deriva, o è altamente probabile deriverà al minore, dall´allontanamento del familiare o dal suo definitivo sradicamento dall´ambiente in cui è cresciuto”.


Una lettura in linea con l´ampia protezione riconosciuta dalla Costituzione a prescindere dalla condizione di cittadini e di stranieri dei genitori e che nasce dal presupposto dell´importanza del ruolo svolto da madre e padre nell´educazione dei figli. Principio che, ricordano i giudici, è parte integrante della giurisprudenza comunitaria e internazionale. Alla base c’è l’obiettivo del ricongiungimento familiare, interpretato sia dalla Corte di giustizia europea sia dalla Corte dei diritti dell´uomo, come diretta conseguenza del rispetto dei diritti fondamentali. Interpretazione rafforzata dall’ultima trasposizione del Trattato di Lisbona, che afferma il diritto di intrattenere regolarmente relazioni e contatti diretti con i genitori, salvo che ciò sia contrario al loro interesse

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