{"id":682,"date":"2013-01-03T17:29:25","date_gmt":"2013-01-03T16:29:25","guid":{"rendered":"http:\/\/lnx.ami-avvocati.it\/grossman-la-morte-del-figlio\/"},"modified":"2021-03-02T17:59:53","modified_gmt":"2021-03-02T16:59:53","slug":"grossman-la-morte-del-figlio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ami-avvocati.it\/?p=682","title":{"rendered":"GROSSMAN: LA MORTE DEL FIGLIO"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/win.ami-avvocati.it\/public\/imgarticoli\/MAURIZIO QUILICI.jpg\" \/><P><STRONG>(Da ISP notizie n. 3\/2006)<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><BR>La scorsa estate, durante la rapida guerra intrapresa da Israele in Libano, lo scrittore David Grossman ha perso il figlio Uri, sergente dei carristi. Tre giorni dopo, il 15 agosto, Grossman ha pronunciato l\u2019orazione funebre per quel ragazzo di vent\u2019anni ucciso nel suo carroarmato da un missile Hezbollah. E molti di noi hanno letto e si sono commossi e si sono sentiti padri vicini a quel padre, madri vicine a quella madre. Ho letto anch\u2019io, facendomi un po\u2019 forza, perch\u00e9 ognuno di noi, credo, rimuove d\u2019istinto un\u2019idea cos\u00ec orrenda come la morte di un figlio (lo confesso, ho trovato sempre una scusa per non vedere il film di Moretti La stanza del figlio).<BR>&nbsp;&nbsp; Credo che nessuna disgrazia come questa possa colpire violentemente e irreparabilmente un uomo o una donna. Non solo per lo strazio di s\u00e9, ma perch\u00e9 quella morte appare come un\u2019aberrazione della natura, che vuole che siano i figli a seppellire i padri e le madri e non viceversa.<BR>&nbsp;&nbsp; Se cos\u00ec non avviene, c\u2019\u00e8 un sovvertimento che da sempre appare sconvolgere un ordine naturale. Per gli antichi questa distonia del fato era oggetto di rabbia e disperazione. \u201cOh figlio! Tu se\u2019 morto, ed io vivo?\u201d esclama Ecuba nell\u2019Iliade. La stessa Ecuba che nelle Troadi dovr\u00e0 assistere alla morte del nipotino Astianatte e che pianger\u00e0 per bocca di Euripide: \u201cNon tu me seppellisci, ma io (\u2026) seppellisco il tuo misero cadavere, te cos\u00ec giovane\u201d.&nbsp; <BR>&nbsp;&nbsp; Mi ha colpito, nella orazione di Grossman, l\u2019inizio: \u201cMio caro Uri, sono ormai tre giorni che quasi ogni pensiero comincia con \u2018non\u2019. Non verr\u00e0, non parleremo, non rideremo\u201d. E poi segue una lunga serie di \u201cnon\u201d:&nbsp; \u201cnon ci sar\u00e0\u201d, \u201cnon vedremo\u201d , \u201cnon ascolteremo\u201d, \u201cnon sentiremo\u201d. Come se si dovesse ripetere pi\u00f9 e pi\u00f9 volte a se stessi, per convincersi,&nbsp; qualcosa che la ragione comprende e l\u2019animo rifiuta.&nbsp; <BR>&nbsp;&nbsp; Ricordate Nicholas Green, il bambino americano ucciso con un colpo di pistola nella notte fra il 29 e il 30 settembre 1994 sull\u2019autostrada Salerno \u2013Reggio Calabria? Aveva sette anni ed era in auto&nbsp; con il padre, la madre e la sorellina, in Italia per una vacanza. A distanza di cinque anni da quella notte, il padre di quel bimbo, Reginald, scrisse un libro, Il dono di Nicholas, nel quale afferma che mai si dileguer\u00e0 \u201cla pi\u00f9 dolorosa delle consapevolezze\u201d, ossia che a Nicholas \u201c\u00e8 stata negata per sempre la possibilit\u00e0 di esprimere la sua potenzialit\u00e0\u201d. E subito dopo, come nel discorso di Grossman, compaiono tanti \u201cnon\u201d: \u201ci libri che non legger\u00e0, i tramonti e le amicizie di cui non godr\u00e0\u201d, \u201cnon terr\u00f2 pi\u00f9 Nicholas per mano mentre impara ad andare in bicicletta\u201d, \u201cNicholas non conoscer\u00e0\u2026\u201d.<BR>&nbsp;&nbsp; Parlai con Reginal Green nel 2000 (volevo inserire un brano del suo libro nell\u2019antologia che stavo scrivendo, Onora il padre e la madre) e ancora sentii il senso atroce di quei \u201cnon\u201d nelle sue parole, che pure pronunciava con grande compostezza. <BR>&nbsp;&nbsp; Anche l\u2019orazione di Grossman \u00e8 stata improntata a una dignitosa compostezza. Non c\u2019\u00e8 disperazione gridata,&nbsp; non c\u2019\u00e8 rabbia, non c\u2019\u00e8 polemica (lui che era stato contrario fin dall\u2019inizio a quella guerra e aveva lanciato un appello perch\u00e9 le operazioni militari cessassero subito): \u201cIn questo momento non dico nulla della guerra in cui sei rimasto ucciso. Noi, la nostra famiglia, l\u2019abbiamo gi\u00e0 persa\u201d. C\u2019\u00e8 un dolore acuto e sommesso, la rievocazione di quelle piccole cose che un padre conosce e ricorda: una battuta di Uri, un suo gesto, una riflessione\u2026<BR>&nbsp;&nbsp; Non so, naturalmente, che tipo di rappporto ci fosse tra lo scrittore e il figlio. Ma c\u2019\u00e8 una frase significativa: \u201cEri per me figlio e amico\u201d. In un\u2019epoca in cui tanti padri trasformano la loro paternit\u00e0 per farsi amici dei figli (sar\u00e0 mai possibile trovarsi d\u2019accordo se e quanto questo essere \u201camici\u201d dei figli possa essere deleterio?) mi sono chiesto come potesse esprimersi l\u2019 \u201camicizia\u201d di Grossman per Uri. Ma lo spiega lo stesso Grossman, subito dopo: \u201cLa nostra anima era legata alla tua. (\u2026) Ogniqualvolta arrivavi in licenza dicevi: vieni pap\u00e0, parliamo. Di solito andavamo a un ristorante, a sedere e a parlare. Mi raccontavi cos\u00ec tanto, Uri, ed ero orgoglioso di avere l\u2019onore di essere tuo confidente, che uno come te avesse scelto me\u201d. Forse non c\u2019\u00e8 eco di autorit\u00e0 paterna in queste parole, ma c\u2019\u00e8 tanto amore tra padre e figlio e tanta comunicazione, quella comunicazione che, al di l\u00e0 delle apparenze, troppe volte manca fra padre e figli.<BR>&nbsp;&nbsp; Dopo che Lili,&nbsp; la figlia diciottenne dello scrittore austriaco Arthur Schnitzler, si era uccisa con un colpo di pistola al cuore, Schnitzler scrisse in una lettera: \u201c\u2026 e da questi abissi della disperazione non si risale\u201d. Ma forse lo scrittore israeliano ci riuscir\u00e0. Quando, quasi alle tre di notte, gli hanno suonato alla porta e ha visto gli \u201cufficiali civici\u201d ha pensato: \u201cEcco, la vita \u00e8 finita\u201d. Ma poi, alla fine dell\u2019orazione, le parole si invertono: \u201cLa nostra vita non \u00e8 finita. Abbiamo solo subito un colpo durissimo. Troveremo la forza per sopportarlo dentro di noi, nel nostro stare insieme, io, Michal [la moglie, n.d.r.] e i nostri figli e anche il nonno e le nonne, che amavano Uri con tutto il cuore (\u2026) e gli zii e i cugini e tutti i numerosi amici della scuola e dell\u2019esercito che ci seguono con apprensione e affetto\u201d.<BR>&nbsp;&nbsp; Illuminato dalla luce che proiettava il figlio (\u201cdi vita, di vigore, di innocenza e di amore\u201d), una luce \u201ctanto intensa che continuer\u00e0 a illuminarci anche dopo che l\u2019astro che la produceva si \u00e8 spento\u201d, forse lui ce la far\u00e0 a non morire dentro, a vivere di nuovo. Mi piace pensare che sia questo l\u2019augurio che ogni padre del mondo, quel giorno di agosto, gli ha rivolto.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><STRONG>Maurizio Quilici<BR>Presidente dell\u2019 Istituto di Studi sulla Paternit\u00e0 (ISP)<BR>Via G. Ansaldo n. 9, 00154 Roma &#8211; tel. 06\/5139144<\/STRONG><\/P>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Da ISP notizie n. 3\/2006) La scorsa estate, durante la rapida guerra intrapresa da Israele in Libano, lo scrittore David Grossman ha perso il figlio Uri, sergente dei carristi. Tre giorni dopo, il 15 agosto, Grossman ha pronunciato l\u2019orazione funebre per quel ragazzo di vent\u2019anni ucciso nel suo carroarmato da un missile Hezbollah. 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