{"id":1822,"date":"2013-01-03T17:30:55","date_gmt":"2013-01-03T16:30:55","guid":{"rendered":"http:\/\/lnx.ami-avvocati.it\/per-anni-non-fa-sesso-col-marito-e-sua-la-colpa-della-fine-del-matrimonio\/"},"modified":"2021-03-02T17:41:55","modified_gmt":"2021-03-02T16:41:55","slug":"per-anni-non-fa-sesso-col-marito-e-sua-la-colpa-della-fine-del-matrimonio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ami-avvocati.it\/?p=1822","title":{"rendered":"Per anni non fa sesso col marito &quot;E&#8217; sua la colpa della fine del matrimonio&quot;"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/win.ami-avvocati.it\/public\/imgarticoli\/cassazione 4.jpg\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<span>E&#8217; una sentenza fuori dal normale che riguarda&nbsp;<\/span><strong>una coppia fiorentina<\/strong><span>, quella emessa oggi dalla&nbsp;<\/span><strong>Cassazione<\/strong><span>.&nbsp;Alla base dell&#8217;iter processuale c&#8217;&egrave;&nbsp;<\/span><strong>la fine di un matrimonio<\/strong><span>, un divorzio, ma tra le ragioni dibattute dai due ex&nbsp;coniugi&nbsp;come cause della rottura&nbsp;c&#8217;&egrave; il fatto che negli ultimi&nbsp;<\/span><strong>sette anni&nbsp;<\/strong><span>della relazione&nbsp;<\/span><strong>la moglie non volesse avere rapporti sessuali con il marito<\/strong><span>.<\/span><\/p>\n<p>La Cassazione attribuisce cos&igrave; alla donna&nbsp;<strong>la colpa di rifuggire le avances del compagno<\/strong>, una colpa che ha determinato la fine del suo matrimonio. I supremi giudici, infatti, hanno confermato che&nbsp;<strong>in simili situazioni di &#8221;sedatio concupiscentiae&#8221;<\/strong>, quando il partner viene addirittura fatto&nbsp;<strong>dormire in un&#8217;altra stanza<\/strong>, scatta la separazione con&nbsp;<strong>addebito sulle spalle di chi respinge<\/strong>.<\/p>\n<p>La Corte di Cassazione ha dunque affermato che&nbsp;<strong>quando il coniuge non ricambia gli approcci del partner<\/strong>,&nbsp;<strong>il menage matrimoniale<\/strong>&nbsp;non si conclude &#8216;pari e patta&#8217; con una pronuncia di separazione senza determinazione delle colpe, ma ci sono tutti&nbsp;<strong>gli elementi di accusa per acclarare la specifica responsabilit&agrave; individuale nel fallimento della coppia<\/strong>.<\/p>\n<p>La sentenza affronta il caso di una coppia fiorentina,&nbsp;<strong>Monica e Lapo<\/strong>, che&nbsp;<strong>dopo sette anni di vita ascetica&nbsp;<\/strong>imposti dalla moglie &egrave; implosa.&nbsp;La donna, infatti,&nbsp;<strong>dopo la nascita della prima e unica figlia<\/strong>, continuava a&nbsp;<strong>rifiutare il marito<\/strong>.<\/p>\n<p>In merito,&nbsp;<strong>il Tribunale di Firenze, nel 2005<\/strong>, aveva pronunciato&nbsp;<strong>la separazione senza addebito<\/strong>, affidando la bambina alla madre alla quale assegnava anche la casa coniugale e un assegno di 230 euro per il mantenimento della piccola. Poi,&nbsp;<strong>in appello, il marito aveva ottenuto la pronuncia di addebito&nbsp;<\/strong>facendo presente che Monica &#8221;per ben sette anni, dalla nascita della bambina, aveva rifiutato qualsiasi rapporto sessuale, e nell&#8217;ultimo anno lui si era dovuto&nbsp;<strong>rassegnare a dormire in una stanzetta separata&nbsp;<\/strong>dal talamo coniugale&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo aveva anche sottolineato che &#8221;negli ultimi due anni la moglie aveva del tutto trascurato la conduzione e la pulizia della casa riducendola in condizioni invivibili&#8221;.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;addebito nei confronti della donna &egrave; stato cos&igrave; confermato dalla Cassazione<\/strong>, che&nbsp;lascia perdere la faccenda della casa trascurata, ma non transige sul resto. I giudici della Corte Suprema hanno sottolineato: &#8221;Il&nbsp;<strong>persistente rifiuto di intrattenere rapporti affettivi e sessuali con il coniuge<\/strong>, poich&eacute;, provocando&nbsp;<strong>frustrazione e disagio<\/strong>&nbsp;e, non di rado,&nbsp;<strong>irreversibili danni sul piano dell&#8217;equilibrio psicofisico<\/strong>, costituisce gravissima&nbsp;<strong>offesa alla dignit&agrave; e alla personalit&agrave; del partner<\/strong>, configura e integra violazione dell&#8217;inderogabile dovere di assistenza morale che ricomprende tutti gli aspetti di sostegno nei quali si estrinseca la comunione coniugale&#8221;.<\/p>\n<p><strong>La sentenza 19112&nbsp;<\/strong>poi prosegue ribadendo come&nbsp;un comportamento del genere&nbsp;<strong>non pu&ograve; &#8221;in alcun modo essere giustificato&#8221;&nbsp;<\/strong>e &#8221;legittima pienamente l&#8217;addebitamento della separazione, in quanto<strong>rende impossibile al coniuge il soddisfacimento delle proprie esigenze affettive e sessuali<\/strong>e impedisce l&#8217;esplicarsi della comunione di vita nel suo profondo significato&#8221;.<\/p>\n<p>La Nazione<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;E&#8217; una sentenza fuori dal normale che riguarda&nbsp;una coppia fiorentina, quella emessa oggi dalla&nbsp;Cassazione.&nbsp;Alla base dell&#8217;iter processuale c&#8217;&egrave;&nbsp;la fine di un matrimonio, un divorzio, ma tra le ragioni dibattute dai due ex&nbsp;coniugi&nbsp;come cause della rottura&nbsp;c&#8217;&egrave; il fatto che negli ultimi&nbsp;sette anni&nbsp;della relazione&nbsp;la moglie non volesse avere rapporti sessuali con il marito. 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