{"id":1821,"date":"2013-01-03T17:30:55","date_gmt":"2013-01-03T16:30:55","guid":{"rendered":"http:\/\/lnx.ami-avvocati.it\/quando-e-un-bambino-che-decide-di-morire\/"},"modified":"2021-03-02T17:41:55","modified_gmt":"2021-03-02T16:41:55","slug":"quando-e-un-bambino-che-decide-di-morire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ami-avvocati.it\/?p=1821","title":{"rendered":"Quando e&#8217; un bambino che decide di morire&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/win.ami-avvocati.it\/public\/imgarticoli\/bambino solo.jpg\" \/><\/p>\n<p>\nIeri a Roma, nel quartiere San Giovanni, si &egrave; consumata una tragedia familiare (e sociale) che ha sconvolto tutto il Paese.<br \/>\nUn bambino di appena dieci anni ha deciso di farla finita. Era dai nonni materni. Dopo essersi chiuso in bagno si &egrave; impiccato con una sciarpa. Vani sono stati i soccorsi. Ormai il bambino era deceduto.<br \/>\nLa fredda casistica &egrave; piena di suicidi dei bambini ed adolescenti. Tuttavia quando &egrave; un bambino che decide di morire,  la disperazione e l&rsquo;angoscia colpiscono tutti in modo traumatico.<br \/>\nQuesto povero bambino ha deciso di suicidarsi in modo &ldquo;adulto&rdquo; e consapevole. Impiccarsi &egrave; doloroso, presuppone freddezza, determinazione, consapevolezza, &ldquo;tecnica&rdquo;.<br \/>\nNon ci troviamo di fronte al bambino che ha deciso di precipitare nel vuoto dove basta lanciarsi da un balcone per compiere l&rsquo;orribile missione. <br \/>\nAnche nelle modalit&agrave; dei suicidi i bambini sono cambiati, sono sempre pi&ugrave; adulti, su internet girano le istruzioni per l&rsquo;uso su come uccidersi. Anche questo &egrave; il segnale dei nostri tempi, sempre pi&ugrave; intrisi di solitudine, di amarezza, di senso di vuoto.<br \/>\nSiamo ormai abituati a leggere sui giornali il bollettino di guerra che riguarda le tragedie intrafamiliari. Troppo spesso i bambini cadono sotto i colpi del familiare folle e la scia di sangue sembra non avere fine.<br \/>\nMa quando &egrave; un bambino a decidere di morire la tragedia &egrave; ancora pi&ugrave; insopportabile.<br \/>\nNon si conoscono le ragioni di questo gesto. Pare che i genitori del bimbo stessero in fase di separazione. Non sappiamo altro e non sarebbe giusto n&eacute; prudente arrivare a conclusioni affrettate o emotive. Davanti a questa tragedia occorre osservare solo rispetto e silenzio  nell&rsquo;attesa che di questa storia si sappia di pi&ugrave;.&nbsp;<\/p>\n<p>Adesso bisogna rispettare solo il dolore dei genitori  e dei parenti di questo bambino. &Egrave; certo, tuttavia, che non si pu&ograve; escludere a priori che il piccolo possa essere stato fortemente provato dalla disgregazione della sua famiglia.&nbsp;Chi si occupa di questa materia conosce molto bene quanto i figli dei separati, specie se contesi, siano &ldquo;soggetti a rischio&rdquo;. Anche quando la separazione &egrave; consensuale e i genitori si comportano reciprocamente in modo civile e responsabile, i figli soffrono nel vedere la loro famiglia, il loro unico punto fermo, disintegrarsi davanti ad un tribunale.<br \/>\nNon tutti i bambini sono uguali. Ci sono quelli che soffrono in silenzio, che si costruiscono una corazza e vanno avanti e ci sono quelli che entrano in un vicolo cieco. Ogni vicenda ha una sua dinamica, unica ed irripetibile. Guai a generalizzare.<br \/>\nAnalizzando in generale la questione, senza cadere contraddittoriamente nel fare analisi sul caso specifico, si ripropone la penosa questione di come i figli vivono la scelta dei loro genitori di separarsi.<br \/>\nDi solito i bambini nelle separazioni e divorzi non hanno voce, nessuno li ascolta, nessuno li aiuta, nessuno spiega loro che la vita deve continuare come prima. Non li ascoltano i genitori, non li ascoltano i giudici. Non li ascolta nessuno.<br \/>\nNon &egrave; &ldquo;l&rsquo;ascolto del minore&rdquo; introdotto dalla Legge 54\/06, poco e male praticato nella realt&agrave; giudiziaria, a creare un vero canale di comunicazione con il bambino\/adolescente che deve subire la decisione dei suoi genitori.<br \/>\nNon bastano, non possono bastare, trenta minuti di colloquio con un giudice o con uno psicologo ad offrire un aiuto o una opportunit&agrave; ad un bambino ferito e deluso.<br \/>\nL&rsquo;ascolto dovrebbe essere quotidiano, serio, qualificato, delicato.<br \/>\nMolte volte dei bambini contesi conosciamo solo i nomi e la data di nascita che compaiono nei ricorsi e nelle sentenze. Ma non sappiamo niente della loro vita, dei loro sentimenti, delle loro difficolt&agrave;, dei loro pianti nascosti e non.<br \/>\nDecidiamo della loro sorte al buio, come se fossero oggetti da spartire, come se fossero un bottino di guerra o peggio l&rsquo;ago della bilancia che decider&agrave; anche questioni di case e di soldi.<br \/>\nAnche nel caso  di accordi consensuali apparentemente civili ed elastici, gli adulti decidono tutto al posto loro &ldquo;tre giorni con me, tre giorni con te, un mese da me, un mese da te&rdquo;.<br \/>\nIl nostro sistema per i bambini dimostra ogni indifferenza e inadeguatezza. I figli delle separazioni troppe volte sono &ldquo;carne di porco&rdquo;.<br \/>\nAltro che diritti del minore di cui parliamo a vanvera nei nostri convegni&hellip;<br \/>\nI fatti di Cittadella e tanti altri orrendi episodi ci dimostrano che il nostro mondo di adulti &egrave; fallito in tutto. I nostri figli sono soli anche quando la loro famiglia &egrave; &ldquo;unita&rdquo;.<br \/>\nPertanto non bisogna pensare che solo le separazioni li destabilizzino. <br \/>\nSiamo una societ&agrave; che offre solo esempi negativi a tutti i livelli e che relega i bambini nelle loro camerette davanti ad un pc o a giochi elettronici.<br \/>\nLa loro solitudine siamo noi, noi che ci riempiamo la bocca di tanti bei principi e che non siamo in grado di ascoltare i nostri figli nella vita di tutti i giorni e non solo in un lurido tribunale quando ormai la famiglia &egrave; a pezzi.<br \/>\nI bambini ci mandano continuamente messaggi che non siamo in grado di decodificare. Ci parlano anche quando stanno zitti. E ci mandano messaggi anche quando decidono di farla finita. <br \/>\nLa societ&agrave; ha bisogno di ritrovare la famiglia, quella vera.<br \/>\nHa bisogno di tornare a qualcosa di antico e di sacro: il dialogo.<br \/>\nIl sistema giudiziario, gli avvocati, gli assistenti sociali, gli psicologi etc. devono imparare a lenire il dolore dei bambini e giammai ad esasperarlo. I genitori devono essere i primi a capire che i loro figli non sono beni di propriet&agrave; da contendersi senza piet&agrave; ed esclusione di colpi.<br \/>\nSe il sistema non funziona si pu&ograve; dire che tanti genitori certamente non sono un esempio, anzi talvolta sono i veri assassini dei sogni dei propri figli, ancora pi&ugrave; del sistema e della cultura sociale di oggi.<br \/>\nQuando &egrave; un bambino che decide di farla finita non muore solo un bambino, ma muore la speranza.<br \/>\nGian Ettore Gassani<br \/>\nPresidente Nazionale AMI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ieri a Roma, nel quartiere San Giovanni, si &egrave; consumata una tragedia familiare (e sociale) che ha sconvolto tutto il Paese. Un bambino di appena dieci anni ha deciso di farla finita. Era dai nonni materni. Dopo essersi chiuso in bagno si &egrave; impiccato con una sciarpa. Vani sono stati i soccorsi. 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