Dott.ssa Francesca Marcianò

Pedagogista e Mediatrice Familiare

 

La disabilità rappresenta un settore complesso, un mare magnum di buoni principi e belle teorizzazioni che, purtroppo, fin troppo spesso, non trovano concretizzazione nella realtà.

“Integrazione scolastica” prima, “inclusione scolastica” ora.

È sufficiente adeguarsi alla terminologia internazionale per garantire la tanto decantata inclusività?

Cosa cambia realmente nel mondo della scuola, al di là dei termini che, seppur sempre più precisi e rispettosi della persona, spesso si rivelano contenitori senza contenuti?

Handicappato, portatore di handicap, disabile, diversamente abile, persona speciale, persona con disabilità. Numerose le trasformazioni lessicali che hanno caratterizzato la vastissima bibliografia in materia presente nel panorama nazionale, a oltre 30 anni dalle prime esperienze di inserimento nelle scuole comuni. Una prassi diventata ormai capillare e che rappresenta una peculiarità tutta italiana: cambiare la forma ma non la sostanza!

Negli anni 90 abbiamo assistito a una rigogliosa messe di studi pedagogici, psicologici, sociologici e giuridici sull’educazione delle persone con disabilità nè sono mancati studi e opere che hanno inteso approfondire singoli aspetti connessi alla tutela dei loro diritti.

Gli sfondi legislativi costituiti dai provvedimenti che hanno segnato la questione dell’inclusione scolastica con vere e proprie svolte, risalgono agli anni 70, con il superamento dell’esperienza delle cosiddette “classi differenziali” e degli “istituti speciali”. L’inserimento delle persone con disabilità nelle scuole comuni, venne considerato come un grande segnale di civiltà e di reale progresso e che ebbe in Italia vastissima approvazione in ambito culturale, oltre che politico.

La Legge n°517/77, salutata come qualcosa di profondamente innovativo, sanciva univocamente il diritto all’inserimento, spronava a una programmazione educativa comprendente attività scolastiche integrative, introduceva la prestazione di professionisti specializzati, gli insegnanti di sostegno, nonché particolari forme di assistenza da parte degli Enti Locali, oltre a stabilire nuove forme di valutazione e verifica.

La Legge 517 si configurò come una pietra miliare per l’inclusione scolastica ma il provvedimento dell’inserimento venne affidato alla scuola senza preoccuparsi che, allo stesso tempo, fosse in grado di assolvere a questo compito in modo fattivo e non solo formale. A dispetto di una normativa di legge, certamente molto progredita e illuminata, fondata su solidissimi principi in merito alla tutela dei diritti di tutti, mancavano, di contro, la preparazione adeguata del personale in fatto di competenze specialistiche, la dotazione di strutture e di ausili didattici particolari, l’organizzazione specifica e le metodologie didattiche volte a costruire percorsi personalizzati calibrati sugli effettivi bisogni di ogni persona con disabilità.

Ciò indicava come nella società mancasse una vera e propria cultura della disabilità. La persona con disabilità veniva vissuta come elemento alieno e diverso in senso negativo, con le relative forme di fastidio e paura, annesse ai pregiudizi che resistevano e si perpetuavano, nonostante le sperticate dichiarazioni di aperta disponibilità.

Questo clima perdurò fino alla sentenza della Corte Costituzionale n°215 del 1987, con la quale si stabilì che la frequenza alle scuole superiori doveva essere assicurata a tutti. La portata rivoluzionaria della sentenza andava a turbare la quiete della scuola superiore di secondo grado, rendendo quindi davvero “concreto” il diritto all’integrazione scolastica.

Soltanto con la Legge n°104/92 si respirò finalmente una cultura non individualistica in merito alla conquista di determinati inalienabili diritti per tutti.

La Legge n°104/92, “Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”, come recita l’art.1 : ” Garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia della persona con disabilià e ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nel lavoro, nella scuola, nella società”.

Gli articoli della Legge 104 più interessanti per il tema in oggetto di trattazione sono:

 

*art.12 diritto all’educazione e all’istruzione;

*art.13 integrazione scolastica;

*art.14 modalità di attuazione dell’integrazione;

*art.15 gruppi di lavoro per l’integrazione scolastica;

*art.16 valutazione del rendimento e prove d’esame.

 

Nonostante la significativa impostazione della Legge in questione, vi sono ancora delle notevoli difficoltà per attuare una piena realizzazione dei diritti tanto decantati a livello teorico, ma altrettanto deficitarii poi nella prassi della vita scolastica quotidiana.

Ancora tante criticità quindi, in un settore, quale quello della scuola, considerato come fondamentale e indispensabile per la successiva inclusione sociale delle persone con disabilità.

Hanno fatto molto discutere gli otto decreti legislativi approvati dal Consiglio dei ministri e relativi alle deleghe al governo previste dalla Legge 107/15.

Per quanto riguarda il decreto riguardante la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, la Rete dei 65 movimenti per il sostegno (oggi 111, tra associazioni, comitati e autorevoli esponenti della società civile, distribuiti uniformemente su quasi tutto il territorio nazionale), esaminato il decreto 378, denuncia che la Legge 107/2015 non tutela i diritti fondamentali della persona, quali il diritto all’istruzione e alla non discriminazione, sanciti dalla Costituzione e richiamati dalla Convenzione Onu.

La Rete dei 65 movimenti definisce inemendabile e discriminatorio lo schema di Decreto Legislativo che norma la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, definendolo come “una vera e propria bomba scagliata su decenni di battaglie sociali fatte per il diritto allo studio delle persone con disabilità”.

Il decreto n. 378, infatti, ridefinisce alcuni aspetti fondamentali riguardanti i percorsi e le misure previste per garantire l’esercizio del diritto allo studio ai bambini ed ai ragazzi con disabilità. In alcuni punti esso modifica le disposizioni previste dalla L.104/92, pietra miliare dell’integrazione scolastica.

Pertanto, chiede il ritiro immediato del Decreto Legislativo e la piena applicazione della Legge 104/92 (sull’assistenza a persone con disabilità) , che ha dimostrato, laddove supportata, di poter realmente creare nelle scuole diffusi processi inclusivi di qualità, connotandosi, in teoria, come il fiore all’occhiello del nostro Paese.

 

 



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