Il Rapporto Italia 2011, pubblicato dall’Eurispes, tra il 2009 e il 2010 in totale i delitti registrati sono stati 235




Liti coniugali che finiscono in tragedia, conflitti esasperati tra genitori e figli, gelosie e ossessioni che sfociano in omicidi . Non si arresta l’escalation di delitti in famiglia. Il caso di Acquapendente, nel viterbese, dove un uomo ha ucciso la moglie e il figlio e poi si è tolto la vita è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi che si sono susseguiti nel corso degli ultimi due anni. Secondo il Rapporto Italia 2011, pubblicato circa un mese fa dall’Eurispes, in Italia si sono consumati, tra il 2009 e il 2010, circa 10 omicidi in famiglia al mese.

Secondo l’Eurispes, nel biennio 2009-2010, in Italia, si sono registrati 235 omicidi domestici (122 nel 2009 e 113 nel 2010). In entrambi gli anni, la maggior parte di questi, vedeva coinvolti soggetti appartenenti alla medesima cerchia familiare (97 omicidi nel 2009 e 81 nel 2010). I cosiddetti “omicidi di relazione”, invece, sono stati in tutto 57 (25 nel 2009 e 32 nel 2010). Su 235 omicidi avvenuti nel biennio 2009-2010, quasi la metà  sono stati commessi nel Nord (52,5 per cento nel 2009 e 47,8 nel 2010).

Al centro se ne sono registrati il 21,3 per cento nel 2009 e il 18,6 nel 2010 mentre a sud e nelle Isole gli omicidi domestici sono stati il 26,2 per cento e il 33,6 rispettivamente nel 2009 e nel 2010. La maggior parte degli autori di omicidi domestici, nel biennio 2009-2010, erano maschi (85,7% nel 2009 e 84,9% nel 2010) e su 126 autori di omicidi il 34,1 per cento erano coniugi o conviventi (mariti o compagni), l’11,1 erano padri, il 7,9 erano figli, il 7,2 erano altri parenti (nonni, zii, cugini, etc.) e il 4,8% erano fratelli.

Sempre nello stesso anno, le donne che avevano commesso un omicidi o, nella cerchia familiare, erano nella maggior parte dei casi madri (8,7) o figlie (3,2). Pochi i casi emersi di mogli, sorelle o altri parenti (0,8 in tutti e tre i casi) autrici di omicidi. Nel 2009, sono per la maggior parte fidanzati, amanti, rivali o spasimanti a commettere omicidi (6,3 in entrambi i casi). Nel 2010, invece, sono gli “ex” (coniugi o conviventi, ma anche fidanzati o amanti) i maggiori responsabili di uccisioni (11,8 per cento ex fidanzati/amanti e 6,7 ex coniugi/conviventi).

Sono state il 70,5 per cento le donne uccise nel 2009 e il 62,8 quelle che hanno perso la vita (per mano di un omicida maschio nell’84,9 dei casi) nel 2010, tra le mura “domestiche”. Tra queste, la maggior parte erano mogli o conviventi (34,4 per cento nel 2009 e 20,3 nel 2010). Tra il 2009 e il 2010, la percentuale di figlie uccise scende dall’8,2 del totale degli omicidi domestici al 2,7 mentre aumenta la percentuale di vittime madri (dal 6,5 all’8,8) e zie, cugine, nonne (da 3,3 all’11,5) ma anche di fidanzate, amanti, rivali o spasimanti (dal 5,7 al 6,2) e di ex fidanzate o ex amanti (dal 3,3 al 9,7).

Considerando i maschi vittime di omicidi (29,5per cento nel 2009 e 37,2 nel 2010), se nel 2009, questi erano per lo più figli (12,3), seguiti dai padri (4,9) e dagli altri parenti maschi (4,1), nel 2010, invece, erano i padri (10,6) i principali bersagli della furia omicida, seguiti dai figli (9,7), dagli ex coniugi o conviventi (7,1) e dai mariti o conviventi (4,4).

Analizzando l’età degli autori e delle vittime coinvolte negli omicidi domestici emerge che i minori (fascia d’età 0-17 anni) sono principalmente “vittime” (17,2 per cento nel 2009 e 12,4 nel 2010); infatti, solo nel 2,6 per cento degli omicidi domestici, registrati nel 2010, era stato ritenuto colpevole un minorenne. Considerando, invece, la fascia d’età immediatamente successiva, rappresentata da giovani tra i 18 e i 24 anni si osserva come questi, nel biennio 2009-2010 siano stati, seppure in percentuale minore nel 2010 rispetto al 2009, più “autori” (14,3 per cento nel 2009 e 7,6 nel 2010) che “vittime” (10 per cento nel 2009 e 2,7 nel 2010).

Anche i 25-34enni, sono nella maggior parte dei casi più “autori” (9,5 per cento nel 2009 e 16 nel 2010) che “vittime” (7,4  nel 2009 e 14,1 nel 2010), anche se, rispetto a quanto accadeva nella fascia d’età precedente, sono in aumento nel 2010 rispetto al 2009.

Nelle fasce d’età più “mature”, quelle dei 35-44enni e dei 45-64enni si conta, in media, il maggior numero di “autori” (30,6 per cento nel 2009 e 29 nel 2010) mentre le “vittime” sono, nel maggior numero dei casi anziane (il 25,1 in media delle vittime dai 65 anni in su), 35-44enni (il 21,3 in media) e 46-64enni (il 20 in media).
Da non sottovalutare, inoltre, il discreto numero di anziani che vengono accusati di omicidi o “domestico” (il 15,9 per cento nel 2009 e il 9,2 nel 2010). Nel biennio 2009-2010, sono risultati 39 i figlicidi (25 nel 2009 e 14 nel 2010). Di questi, nel 2009, 14 erano stati perpetrati da padri, 11 da madri. Nel 2010, invece, 4 erano stati compiuti da padri e 10 da madri. Nel complesso, la maggior parte dei figli uccisi dai genitori sono stati maschi (15 contro 10, nel 2009 e 11 contro 3, nel 2010), mentre le madri sono state quelle che hanno ucciso più figli rispetto ai padri (21 contro 18).

Per quanto riguarda i genitoricidi, ad essere stati uccisi per mano dei propri figli sono stati, nella maggior parte dei casi i padri (6, nel 2009 e 14, nel 2010). I matricidi, invece, sono stati 8 nel 2009 e 10 nel 2010. I figli maschi (30), rispetto alle femmine (8), sono quelli che hanno commesso più parricidi (16 figli contro 4 figlie e 14 figli contro 4 figlie). Stando ai dati ufficiali emerge che il numero di infanticidi nel 2008 è stato pari a 4.

Dai dati del Centro documentazione dell’Eurispes emerge un incremento del numero di infanticidi, che aumentano da 11 nel 2009 a 18 nel 2010. Si è passati quindi da un infanticidio ogni novantuno giorni nel 2008, ad uno ogni trentatrè giorni circa nel 2009, per giungere a uno ogni venti giorni circa nel 2010. Sempre nell’indagine effettuata dall’Eurispes nell’ambito degli omicidi tra “innamorati” o comunque tra individui con legame di natura affettiva-sessuale, è stato osservato come l’autore di questi omicidi è quasi sempre un uomo (85,7 per cento nel 2009 e 84,9 nel 2010) il cui sentimento nei confronti della sua “amata” è spesso nient’altro che un mero desiderio di possesso.

Nel biennio 2009-2010, tali omicidi sono stati 103, il 44 per cento circa di quelli totali. La maggior parte di essi è avvenuta a Nord-Ovest (27,2), seguito dal Centro (23,3), dal Sud (18,4), dal Nord-Est (17,5) e dalle Isole (13,6). Gli autori sono stati principalmente mariti o conviventi (63,1), ma anche fidanzati/ex amanti (15,5), fidanzati, amanti, rivali o spasimanti (13,6) e ex coniugi o ex conviventi (7,8). Tra questi, il 32 per cento si è suicidato subito dopo aver commesso l’omicidi o e il 15,6 ha tentato di togliersi la vita.
Repubblica.it

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