Dopo l’ottenimento del meritatissimo riconoscimento della nostra Associazione Forense da parte del CNF, abbiamo inteso modificare il nostro statuto e il nostro regolamento.

Si è trattata di una scelta necessaria, e non procrastinabile, dato il nostro ruolo attuale nel panorama Forense italiano.

Abbiamo reso più forti e vincolanti alcuni principi che sono stati da sempre condivisi dalla stragrande maggioranza dei soci.

Questi i punti salienti.

Ogni Sezione avrà l’obbligo di garantire nel proprio territorio una offerta formativa adeguata per un totale di almeno 25 crediti formativi nell’anno solare.

Maggiori poteri alla Giunta Esecutiva che sarà anche l’organo tecnico scientifico dell’AMI per la programmazione e calendarizzazione degli eventi dell’AMI.

È stato parzialmente modificato l’art. 17 dello Statuto.

Ritengo che questa modifica sia quella maggiormente significativa.

Nessun Presidente Distrettuale e nessun componente di un Direttivo Distrettuale potrà candidarsi a ricoprire cariche in un Consiglio Forense, nel CNF, nell’OUA e nella Cassa.

Idem per quanto riguarda carriere politiche.

La scelta di tale veto è presto spiegata.

Chi ricopre la carica di dirigente dell’AMI deve essere libero e indipendente. Non deve avere la tentazione di operare nella formazione per poi raccogliere consensi elettorali, sia forensi che politici.

L’AMI non deve essere strumentalizzata ed usata per “altre carriere”.

Non sarebbe concepibile accumulare contemporaneamente la carica di dirigente dell’Associazione con altre, in un evidente conflitto di interessi.

Tale principio, a mio sommesso parere, dovrebbe valere per qualsiasi associazione forense. Ma tant’è.

Se vogliamo che le nostre battaglie siano credibili, evitiamo che qualcuno possa dubitare di noi. Se si porta avanti una battaglia a salvaguardia del ruolo dell’avvocato, non ci deve essere il dubbio che, dietro certe prese di posizione, si nascondano le ambizioni di qualche lupo (travestito da pecora) che punti a facili carriere forensi.

L’AMI continuerà a stare vicina ai giovani avvocati. Tutti potranno iscriversi alla nostra Associazione per crescere. Non condividiamo sbarramenti statutari che prevedano l’iscrizione soltanto ad avvocati più o meno “esperti” in materia. Non amiamo queste logiche di “selezione”. Non aspiriamo ad essere “l’elite”, ma semmai artigiani del diritto.

Viene, inoltre, confermata, la nostra vocazione multidisciplinare, il vero nostro grande “cavallo di battaglia”.

 

Codice Etico

Ferme le norme del codice deontologico forense, l’AMI ha creato un proprio codice etico di comportamento dei propri soci avvocati (e non).

Il ruolo dell’avvocato di famiglia è delicatissimo come nessun altro.

Occorre sensibilizzare i nostri avvocati al massimo rispetto degli interessi e dei diritti dei minorenni coinvolti in procedure familiari.

Dobbiamo sempre sentirci prima difensori dei figli e poi dei genitori.

Dobbiamo imporre ai nostri assistiti questo approccio difensivo anche a costo di non  accettare incarichi o a rinunciarvi in seguito.

I figli non sono merce di scambio o un bottino di guerra!

Ergo ogni nostro associato dovrà valutare, nei casi di insanabile conflitto tra i coniugi, un percorso di mediazione familiare pur di salvare i figli contesi da una sciagura irrimediabile.

L’ascolto del minore, inoltre, dovrà essere sempre preteso, quale che sia la posizione che si difende, in linea con le convenzioni internazionali.

Dal punto di vista dei rapporti con la stampa (altra nota dolente), ogni nostro socio dovrà astenersi categoricamente a partecipare a processi in TV o sui giornali.

Il nostro socio potrà soltanto partecipare a trasmissioni televisive o radiofoniche (o rilasciare interviste a giornali), solo a condizione che il suo intervento rappresenti un mero contributo tecnico su un istituto processuale, su orientamenti giurisprudenziali o su fenomeni di costume.

L’AMI, pertanto, non contribuirà allo sconcio dei processi in TV, peraltro senza contraddittorio, così come è già sancito espressamente dall’art. 18 del codice deontologico.

Tali  nostri principi sono ancora più pregnanti quando certe notizie o trasmissioni riguardano vicende minorili.

Chi davvero tiene a cuore le vicende dei minori non deve contribuire a enfatizzare successi professionali per accaparrarsi incarichi o contribuire alla identificazione del minore attraverso la diffusione, con qualsivoglia  mezzo, di notizie o fotografie.

Ciò che si pretende da un avvocato dell’AMI è la massima discrezione e prudenza.

Essere bravi avvocati significa tutelare i minori nel processo e soprattutto fuori dal processo.

Infine, ultimo principio di fondamentale importanza.

L’AMI  è libera e indipendente.

Dunque l’Associazione non può ospitare al suo interno “avvocati di genere”. Noi difendiamo tutti senza steccati ideologici e senza cadere nel pericolo di essere tacciati come i difensori a senso unico di padri, madri, nonni e altro.

Chi strumentalizza il dolore e le tragedie familiari, siano esse di padri o di madri, per intercettare consensi, tutto è tranne che un avvocato.

Roma, il 3 febbraio 2014

Avv. Gian Ettore Gassani

Presidente Nazionale AMI

 

 

 

 

 

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