In Germania bisogna lavorare. Quello che probabilmente è anche un luogo comune (è di pochi giorni fa la notizia che i tedeschi sono i primi in Europa nella classifica dei giorni di ferie in un anno) sembrerebbe venire invece confermato da una sentenza della Corte di giustizia federale, il tribunale di ultima istanza nel sistema giuridico del Paese. I magistrati di Karlsruhe hanno stabilito che un genitore divorziato che si occupa di un bambino deve trovare un impiego a tempo pieno. Non solo non può contare troppo sugli alimenti dell’ ex partner che gode di una situazione economica più vantaggiosa, ma non può rivendicare il diritto ad un lavoro part-time per stare a casa con il figlio dopo il terzo anno di età. Esistono strutture, hanno ricordato i giudici, in grado di accogliere il bambino anche dopo la fine del normale orario scolastico. «I genitori single devono lavorare di più», titolava ieri la Süddeutsche Zeitung , che dedicava al caso anche un commento. Le ha fatto eco anche la Bild : «Una madre divorziata deve lavorare a tempo pieno». Si tratta certamente di una sentenza che farà discutere. Anzi, ha già cominciato. Perché entrano in conflitto due sentimenti che attraversano profondamente la società tedesca: l’ idea del lavoro come responsabilità sociale e il senso della famiglia e dell’ importanza di educare i bambini. Anche se bisogna dire che questo secondo aspetto è legato a una visione in cui sono quasi sempre le donne a dover restare a casa, come ha dimostrato il caso del segretario socialdemocratico Andrea Nahles che ha ricevuto lettere critiche per essere tornata al lavoro troppo presto dopo la nascita di una bambina. Tutto è cominciato qualche tempo fa, quando l’ Alta corte regionale di Dusseldorf si è espressa contro le rivendicazioni dell’ ex marito di una donna impiegata part-time: l’ uomo chiedeva una revisione dell’ assegno di mantenimento di 440 euro mensili per la figlia. La bambina aveva già vissuto in una famiglia adottiva per due anni e non poter stare tutta la giornata con la mamma sarebbe stato, secondo i giudici, dannoso per la sua formazione. Ma la Corte di giustizia federale ha ribaltato questa decisione, sostenendo che mancavano delle ragioni valide per non lasciare una bambina che ha più di tre anni in un doposcuola e negando che un’ occupazione a tempo pieno fosse un peso «troppo gravoso». «Una sentenza problematica, anche perché un genitore avrà ora il compito dimostrare che il suo bambino ha psicologicamente bisogno di essere accudito», ha dichiarato a Deutsche Welle Ingeborg Rakete-Dombek, presidente del gruppo di lavoro sulla famiglia dell’ associazione degli avvocati. Più duro il commento di Wolfgang Janisch sulla Süddeutsche Zeitung : «Appena la terza candelina viene spenta, per i genitori single la regola è il dovere di fare soldi». «Chi vuole rimanere a casa almeno una parte della giornata – aggiunge – o deve abitare in un luogo desertico senza asili nido oppure deve presentare allarmanti perizie di psicologia infantile». Altrimenti, si potrebbe dire, c’ è un altro modo di risolvere il problema: rinunciare ad avere figli. Per una singolare coincidenza, proprio ieri l’ Ufficio statistico federale ha reso noto che la Germania è la nazione a più bassa natalità di Europa e che negli ultimi dieci anni il numero dei minori è diminuito di oltre due milioni. Una delle ragioni citate dagli esperti per spiegare questi dati è proprio la scarsità di strutture dove i genitori che lavorano possano lasciare i bambini.


Corriere.it

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