Vedo negli occhi di tanti ragazzi la presa d’atto di una “tragedia professionale”, di un fallimento annunciato e creato da scelte scellerate del passato.
Negli anni ’90 si è costruita questa piaga, epoca in cui l’avvocatura(sempre peggio rappresentata a tutti i livelli) non solo non ha intuito ciò che stava accadendo(e ciò che sarebbe accaduto) ma addirittura ha incentivato la corsa di tutti a diventare avvocati.
E’ tutto ciò come se essere in tanti avrebbe potuto significare essere più forti. O come se essere in tanti sarebbe significato avere più cause per tutti e, quindi, inserimento professionale per qualsiasi iscritto.
Non so dove finisca la malafede ed inizi la più totale ottusità di chi aveva il compito di tutelare per davvero la categoria forense.
Il motto era “saranno avvocati”.
E così nel Mezzogiorno d’Italia, soprattutto, si è consumata annualmente la sciagura di migliaia di nuove iscrizioni all’albo di tanti “Perry Mason”….
E guardacaso l’esame di abilitazione alla professione di avvocato nelle sedi meridionali(Catanzaro in primis) è diventata la “grande pagliacciata”, la grande fabbrica delle illusioni(e quindi delle delusioni). Ma Salerno(e lo dicono i grandi numeri) non è stata da meno.
E così, anche in questo delicato settore del mondo-giustizia e della nostra società, il Sud non ha perso l’occasione per dare il peggio di sé.
In quindici anni(o forse meno) gli iscritti all’Albo del Foro Salernitano sono raddoppiati.
Quella che era una professione nobile e affascinante(e per questo giustamente “elitaria”) è diventata una inflazionata “area di parcheggio”, vera fabbrica di frustrazioni, di delusioni e di “colleghi” disperati, pronti a tutto.
In realtà difficili e depresse, come la nostra, è scomparso l’artigianato ricco, la piccola impresa e il turismo di qualità, per fare spazio a migliaia di nuovi virtuali professionisti che, in quanto tali, non solo non producono ricchezza, ma semmai producono povertà.
Insomma questi giovani avvocati, che tutti “a parole” hanno dichiarato di voler aiutare, sono diventati carne da macello dei grandi studi o, peggio, voti da veicolare facilmente alle elezioni forensi. Il tutto in un clima di clientelismo strisciante che tutti hanno gravemente accettato e ratificato(mi ci metto pure io) con imperdonabile rassegnazione.
I guasti e i mali che l’Avvocatura Vera ha ereditato ed erediterà da tale scellerata politica li stiamo vedendo adesso e chissà per quanto tempo ancora.
Che faranno tanti giovani avvocati?
Quali sbocchi professionali seri potranno avere?
E dimentichiamo i “fratelli minori” di questi giovani avvocati che, oggi, devono affrontare un esame “terno a lotto”, nato appositamente e cinicamente, non tanto per selezionare quanto per sbarrare le porte alla professione forense?
Il problema è uno solo. C’è chi si è avvantaggiato da questo caos nel segno del “tanto peggio, tanto meglio”.E non farà nulla di concreto per cambiare la situazione.
Il dramma dei giovani avvocati è un business di pochi che, così, li possono “manovrare” e “ricattare” a loro piacimento.
Ogni voce libera e autorevole di qualche giovane o viene violentemente soffocata o viene placata con promesse o contentini.
E così ogni iniziativa viene vista con sospetto e stizza.
Il progetto è non far pensare e negare ogni dibattito democratico.


Allora è intervenuto Bersani che ha tentato di resettare tutto, di rimescolare le carte, di mettere in gioco tutti.
Sicuramente costui ha sbagliato nel metodo e certe cose non sono condivisibili. Ma lo spirito e le  finalità del suo decreto le condivido in pieno.
Davanti a questa tragedia che il mondo forense stesso ha creato, bisognava fare qualcosa e lanciare un salvagente in un “mercato”, quale quello forense, ormai chiuso, caratterizzato da nepotismi e potentati.
L’avvocatura, a mio parere, non ha il diritto di fare la “voce grossa”.Nè tantomeno di indire astensioni delle udienze(vero scempio) atteso che con esse si configura il reato di interruzione di pubblico servizio. Ma quale sciopero, ma quale astensione!
Finiamola!
Vi sono centomila avvocati in difficoltà perché l’abbiamo voluto noi e allora ben venga il “libero mercato” anche per gli avvocati.
Che il decreto Bersani debba essere rivisto, questa è un’altra storia.
Ma l’ossatura, lo spirito e i suoi principi li condivido, in pieno, pur non essendo politicamente schierato con lui.
 
                                                        Avv. Gian Ettore GASSANI


 

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