«E io querelo Dio»
LONDRA
Dall’uomo che ha citato in giudizio Dio «colpevole» di non averlo tenuto lontano dai guai, al cinese a cui è stato negato il permesso di chiamare il figlio «@ » (esattamente come la “chiocciola” della tastiera) perchè intraducibile in mandarino. Nel mondo si intentano ogni giorno cause giudiziarie per i motivi più bizzarri e ora il “Times” ha deciso di pubblicarli in modo sistematico in una rubrica dal titolo «Weird Cases». La rubrica, curata dal giurista Gary Slapper, è stata lanciata dal quotidiano britannico con la pubblicazione di alcune “gemme” degli ultimi anni.


– Nel 2004, Timothy Dumouchel (Fond du Lac, Wisconsin) ha citato in giudizio una rete televisiva, accusandola di esser la causa dell’obesità della moglie e del fatto che i figli siano “pigri schiavi del telecomando”: «La ragione per cui io bevo e fumo tutto il giorno e mia moglie è sovrappeso è che noi guardiamo continuamente la tv da quattro anni a questa parte». Il processo ha tenuto a lungo occupati due avvocati, ma non è arrivato alla Suprema Corte.


– Nel 2005, una donna brasiliana ha fatto causa al compagno, colpevole di essere… poco attento: la 31enne sosteneva che il partner 38enne si addormentava sistematicamente dopo ogni orgasmo. Dopo un inizio che faceva ben sperare, la donna ha subito l’ennesima delusione perchè la causa è stata respinta.


– Nel 2004, un’anziana pensionata di St Augustin, vicino Bonn, ha chiesto a un avvocato, Jeurgen Graefe, di essere difesa perchè l’erario le aveva chiesto 287 milioni di euro in tasse, nonostante le sue entrate non superassero i 17.000 euro l’anno. Il legale ha vinto la causa, ma siccome il diritto tedesco riconosce la possibilità di calcolare l’onorario in base alla percentuale dei soldi risparmiati dal cliente, il legale ha presentato alla sventurata signora un conto di 440.234 euro.


– Nel 2005, alla Corte d’appello del Massachusetts è stato chiesto di stabilire quando una pratica sessuale è pericolosa. Una mattina, una coppia faceva l’amore quando, travolta dalla passione, la donna ha compiuto un movimento improvviso che ha causato una frattura al pene del compagno. L’uomo è stato operato d’urgenza. La corte ha stabilito che un comportamento sessuale «incauto» è perseguibile, ma non una condotta «semplicemente negligente».


– Nel 2005, l’astrologa russa Marina Bai ha citato in giudizio la Nasa, chiedendo un risarcimento milionario per aver «scombussolato l’ordine dell’universo»: nel mirino il progetto “Deep Impact” e la sonda spaziale progettata per studiare l’interno di una cometa e portare alla luce i detriti provenienti dall’interno del nucleo. Secondo l’astrologa il progetto era «un atto terroristico». Il tribunale di Mosca ha respinto al mittente la causa.


-Nel 2007, un giudice indiano ha dovuto decidere se un profilattico-vibratore è un contraccettivo o un giocatolo erotico. Nel mirino, un preservativo azionato da una mini-batteria che, per non lasciar adito a dubbi, si chiamava “Crezendo”.


-Nel 2006, un giovane di Jiaxing, vicino Shanghai, ha messo all’asta la sua anima su Internet. Il principale sito cinese di aste online, Taobao, ha raccolto decine di offerta, ma poi ha deciso di chiudere l’asta fino a quando l’offerente non avesse mostrato di poter mettere a disposizione la merce offerta «con il permesso scritto di un’autorità superiore».


-Nel 2005, Pavel M., un detenuto rumeno che sconta 20 anni di carcere nel penitenziario di Timisoara, ha denunciato per truffa l’Altissimo: il battesimo, sosteneva il querelante, è un contratto in cui -in cambio di offerte e preghiere- Dio ti tiene lontano dai guai.


– Cathy McGowan, non poteva credere alle sue orecchie quando un dj di una radio nel Derbyshire (Inghilterra) le ha assegnato in premio una Renault Clio perchè aveva risposto esattamente a un quiz radiofonico. La donna si è precipitata nella sede dell’emittente ma lì, la delusione: il premio non era altro che un modellino lungo una dozzina di centimetri. Citata in giudizio la radio, nel 2001 il giudice ha stabilito che il quiz aveva valore legale e l’emittente ha dovuto sborsare 12.000 euro. –


– Nel 1874, Francis Evans Cornish, magistrato a Winnipeg, in Canada, dovette giudicare se stesso per esser stato beccato in pubblico ubriaco. Il magistrato riconobbe che era colpevole e si impose un’ammenda di 5 dollari. Ma poi registrò per i posteri: «Francis Evans Cornish, in considerazione del suo lodevole passato, la sua ammenda è rimessa».


Fonte: quotidiano “La stampa”.

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