Stop alle punizioni corporali: 

«Uno schiaffo non finisce mai»
 
 

Oltre un quarto dei genitori italiani (27%) ricorre alla punizione fisica nei confronti dei propri figli. È quanto emerge dalla ricerca «Le punizioni fisiche in ambito familiare. Cosa ne pensano i pediatri», realizzata da Save the Children in collaborazione con la Società italiana di pediatria. Milano e la Lombardia, aree su cui è stato condotto uno speciale focus della ricerca, offrono un significativo spaccato del trend generale: il 24% dei genitori meneghini ricorre alla punizione fisica mentre il 72% dei genitori lombardi ritiene che le restrizioni alle libertà (divieto di uscite con gli amici o usare il cellulare, ad esempio) siano il miglior sistema per sensibilizzare la prole al rispetto delle regole in casa e nella società.  

 

Save the Children lancia quindi la campagna «A mani ferme» per sensibilizzare l’opinione pubblica, le istituzioni e i genitori sull’importanza di utilizzare metodi educativi positivi, «senza punizioni fisiche o umilianti», spiega Arianna Saulini, Responsabile della Campagna che si articola su uno spot ideato dall’agenzia Roncaglia & Wijkander, il cui claim è «Uno schiaffo non finisce mai». Una ricerca precedente, realizzata da Ipsos per Save the Children, rivelava che una campagna informativa potesse essere un deterrente efficace al ricorso a schiaffi e sculacciate per il 92% dei genitori con figli di 3-5 anni, l’84% di quelli con bambini di 6-10 anni e l’81% dei genitori di adolescenti. «A fronte di questi dati – sottolinea Saulini – siamo certi che la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sia il primo passo verso un cambiamento culturale».  

 

Tra i pediatri italiani, ben il 73,5% pensa che sia più difficile educare un figlio oggi rispetto a 10-15 anni fa. Anche i pediatri sono stati bambini e la maggioranza (il 76,8%) afferma di aver subito punizioni fisiche almeno 1 volta nella vita, per più della metà di coloro che sono stati picchiati (59,4%) dai propri genitori, ciò è avvenuto solo in casi eccezionali. Complessivamente, la maggior parte del campione (47,7%) ritiene che la professione di pediatra condizioni il giudizio riguardo alle punizioni fisiche: se il 64% dei pediatri ha dichiarato di essere interpellato «spesso» dalle famiglie riguardo l’educazione dei figli (solo al 5,6% non è stato mai chiesto nulla), al 79,3% è capitato di essere interpellato riguardo le punizioni fisiche. Di questi il 10,6% «spesso». L’opinione, basata sulla propria esperienza professionale, riguardo all’attuale diffusione del ricorso alle punizioni fisiche divide la categoria: il 51,1% dei pediatri intervistati ritiene che il fenomeno sia tuttora largamente diffuso, mentre il 48,9% ritiene che non lo sia. Il 65,4% pensa che un utilizzo reiterato delle punizioni fisiche possa sconfinare in atteggiamenti prossimi al maltrattamento. «Per questo riteniamo utile dare ai genitori un supporto attraverso degli strumenti di facile consultazione e reperibilità. La Guida illustra i quattro principi cardine dei genitori che non utilizzano le punizioni fisiche, ovvero individuare i propri obiettivi educativi di lungo termine, far sentire il proprio affetto e fornire punti di riferimento, comprendere cosa pensano e cosa provano in diverse situazioni e assumere un approccio risolutivo e non punitivo. Attraverso la Guida, Save the Children – conclude Saulini – desidera aiutare i genitori a riflettere sui loro comportamenti e a comprendere meglio l’atteggiamento dei figli». (fonte: Agi) 

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