Si è tenuto dal 24 al 26 maggio, a Firenze, il Forum sulla famiglia italiana. Sono stati diversi i momenti di riflessione e gli aspetti critici per la famiglia, derivanti dalla tre giorni fiorentina.


Il Forum ha rappresentato una sorta di check up sullo stato di salute delle famiglie italiane. I risultati sembrerebbero alquanto sconfortanti.


Su tutte una considerazione. La famiglia è il luogo dove nascono i vincoli solidaristici tra le persone. I mutamenti socio-economici dell’ultimo trentennio hanno reso insufficienti i vincoli affettivi. È essenziale che lo Stato se ne faccia carico e subentri per colmare il gap che si è creato.


Diverse sono le problematiche emarginate: dal conflitto generazionale alla strisciante povertà delle famiglie con più figli, fino ad arrivare alla spaventosa denatalità (1,35 per donna, tra le più basse del mondo).


In questi tre giorni di dibattito è emersa a chiare lettere l’esigenza di un piano di politiche familiari a lunga scadenza, accompagnate, nell’immediato, da segnali concreti, repentini ed inequivocabili. È stato sottolineato come le politiche per la famiglia sono un investimento sul futuro del Paese, non più differibili.


In primo luogo è essenziale intervenire sulla conciliazione dei tempi tra famiglia e lavoro. Su tale distonia si basa una delle cause principali della denatalità italiana. A questo dato si accompagna un welfare inadeguato, ove le famiglie italiane sono abbandonate a se stesse (come da nessuna parte nell’U.E.) e l’assistenza non è fornita dallo Stato, ma quasi esclusivamente è demandata alla cerchia parentale – soprattutto i nonni.


È stato ribadito che, per fronteggiare tale situazione, occorrono forti politiche di sostegno, intervenendo specialmente sui congedi parentali e di maternità, oltre che con l’attuazione di un piano di realizzazione di asili nido pubblici ed aziendali.


Da Firenze è emerso, inoltre, che il rischio di povertà per le famiglie numerose (tre o più figli) è di gran lunga superiore al resto degli altri Stati dell’Unione (37% in Italia – 4% in Svezia). Questo è chiaramente un altro fattore determinante dei pochi figli che nascono in Italia, quando in realtà le donne italiane desidererebbero almeno 2 figli.  Altra causa decisiva, dovuta in tal caso alla forte disoccupazione giovanile, è rappresentata dall’età avanzata a cui le donne italiane giungono al matrimonio (30 anni, mentre nel ’75 era 24 anni), con tutte le conseguenze sulla fertilità della coppia.


Sul fronte della patologia di coppia è stato registrato che il tasso di fallimenti matrimoniali è di circa il 30%, Sono tanti i coniugi che giungono alla separazione dopo il matrimonio(di cui la metà arriva al divorzio). Questo fenomeno sta producendo un numero crescente di famiglie monogenitoriali (con figli spesso alla madre) con un conseguente impoverimento di tutta la società italiana.


Infine si è discusso di adozioni internazionali e di soggiorni terapeutici (dopo il nuovo accordo con la Bielorussia che segue la triste vicenda genovese). Sul primo punto va registrato che nel 2006 sono stati appena 3000 i bambini stranieri adottati (con un calo del 20% sul 2005) ed una lista d’attesa di 12 mila coppie. Si è puntato l’indice, quale causa principale di questo decremento, sui costi  e gli esborsi eccessivi chiesti dagli Enti autorizzati. Per il secondo punto si prevedono che, quest’estate, saranno circa 30.000 i bambini bielorussi che saranno accolti in Italia, nella speranza di non avere un’altra Genova.

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